La sfida è sempre con me stesso

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16 marzo 2012: è la prima data a cui, grazie alla memoria storica (leggasi Nike+ RunClub), posso risalire e di cui dispongo qualche dato. Quel giorno percorrevo 8,2 Km ad un passo di 6’21”/Km per un totale di 52 minuti e correvo a Villa Pamphili, nel quartiere Monteverde di Roma. Un quartiere che mi aveva adottato da qualche mese, un nuovo capitolo della mia vita era cominciato: nuova ragazza, nuova casa, nuovo lavoro (dopo un epilogo del precedente non proprio meraviglioso), nuove relazioni e amicizie da dover tessere, insomma tutto nuovo.
A parte una cosa: correre.

Ho corso molto nella mia vita e l’ho sempre fatto sia nei momenti più belli e positivi sia in quelli più neri e scoraggianti. Corro perché mi piace e perché mi aiuta ad alleggerire la mente, mi rilassa se sono incazzato. Mi sfido, mi affronto, cerco di dimostrare a me stesso che posso battere il Francesco dell’altro giorno che ha corso i 10Km in 1h, superarmi e trovare conforto nella sensazione che non c’è ostacolo che possa fermarmi.

Prima di quel giorno avevo corso tante altre volte (prima degli esami o prima della discussione della tesi), solo che lo facevo da ultra-principiante e non monitoravo nulla delle mie uscite. Mai la distanza, ma il passo, al massimo la durata (mi dicevo “Corro un’oretta va!”) ma nulla di più, per sentire quella spossatezza nelle gambe nelle ore immediatamente successive allo sforzo fisico.
Sono anche un pigro però. Preferisco correre in primavera ed in estate perché, dovendo lavorare dalle 9 alle 19, l’idea di svegliarmi d’inverno alle 6:00 col freddo per spararmi un progressivo mi uccide.

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Dallo scorso anno ho incominciato ad allenarmi seriamente per due ragioni: dovevo perdere peso e volevo evitare di commettere omicidi sul lavoro. ?
Per cui mi iscrivo e decido di frequentare il corso di functional training.
Ora, nemmeno ti racconto l’infarto che mi è venuto alla prima lezione: ero paonazzo, sudato come Palla di Lardo in Full Metal Jacket, ferito nell’orgoglio perché per cimentarmi nel box jump diciamo che avevo preso male le misure e mi ero ritrovato col culo a terra.

Superata l’impasse iniziale mi sono ingarellato (in romanesco “messo in competizione”) con me stesso. Sono riuscito a perdere peso, gli allenamenti mi piacevano sempre di più, mi sentivo motivato dai risultati e dal gruppo. Nel frattempo ho anche iniziato a studiare. La mia “nerditudine” mi ha portato a studiare meglio la corsa, l’appoggio del piede, la fisica del movimento, le tecniche di allenamento e, pian pianino, ho iniziato a mettere in pratica le teorie.
A molti quesiti ha risposto Runlovers con i video del mitico Sandro, i post di tutta la redazione su alimentazione, scarpe, abbigliamento e la community fatta da tutti i runlovers!

Motivato dalla sensazione di benessere giunta con l’allenamento costante e lo stile di vita sano, dalle migliori performance, più consapevole degli allenamenti propedeutici alla corsa e, con il supporto di Max (il mio coach di Functional Training nonché ultramaratoneta), da quest’anno mi sono prefissato obiettivi più alti: la RomaOstia a marzo 2017.
E siccome a sognare in grande si fa sempre bene, perché non anche la Maratona di Roma il mese successivo? ;)
Tanto se dovessi stramazzare al suolo sono certo che qualche Runlovers mi raccoglierebbe, perché anche questo è un runner: qualcuno che rallenta se sei in difficoltà o che accelera per spronarti a far meglio, perché l’importante è tagliare insieme il traguardo.

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Grazie a Nike ho potuto essere tra i primi in Italia a testare le nuovissime Air Zoom Structure 20, che ho ricevuto per la DeejayTen.

È la prima volta che corro con Nike e devo dire che sono rimasto piacevolmente colpito dalla protezione della suola intermedia e dalla stabilità nella parte posteriore del piede.

È una scarpa che si è dimostrata reattiva e dotata di una buona capacità di ammortizzare su percorsi stradali e trail leggero. Anche il sistema che loro chiamano “Dynamic Fit” è molto interessante: in pratica degli speciali occhielli con delle corde che mantengono stabile il piede all’interno della scarpa e consentono di allacciare senza stritolare il piede per evitare vibrazioni sbagliate.

La scarpa è altamente traspirante, probabilmente più di tutti i modelli di scarpe che finora ho avuto modo di calzare e testare.

Insomma, tutto è pronto per la Deejay Ten, scarpe comprese. ;)

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