La filosofia di correre o del narciso

I runner si impegnano per preparare la prossima gara. Si sacrificano e sacrificano i propri affetti. Sarà mica egoismo?

Tempo di lettura: 3 minuti

Sono un narciso? Decisamente. Come potrebbe essere altrimenti con tutte quelle foto che mi faccio scattare e che poi pubblico e commento sui social network? Quel pavoneggiarsi prima, durante e dopo le gare che mi ostino a fare nonostante il peso, l’età e gli acciacchi non può che essere un patologico narcisismo. Cosa si fa pur di apparire.

Correre a perdifiato le distanze brevi, mai meno di una decina di chilometri, trotterellare sulle lunghissime distanze oltre i 40 chilometri, pur di poter dire e fare vedere di tutto questo “guerreggiare” per le strade della Sicilia e una volta d’Italia e del mondo. Ma cosa costa questo narcisismo? Nulla. Cosa volete che siano 70 o 80 chilometri corsi settimanalmente durante le diverse sedute di allenamento, quando il giorno non è ancora spuntato e le strade della città ti fanno da cornice silenziosa. E tu lì, solo, a correre, incrociando altri che come te che si dedicano quegli spazi di tempo per assaporare istinti primordiali quando la corsa poteva essere salvamento di vita. Dietro ogni passerella non tutti riescono a comprendere quale è stato il lavoro che si è dovuto compiere e non solo. Dietro ogni gara e ogni allenamento, infatti, c’è anche la continua mediazione con chi non comprende quel tuo dannarti e che ti vorrebbe dedito solo alle faccende familiari. Un podista è un egoista? Si, forse. Ma correre è uno stile di vita.

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Correre ti fa sentire bene, ti permette di unire allo sforzo fisico una continua intima riflessione che ti aiuta a mettere ordine nei pensieri e a trovare le soluzioni ai problemi. Correre non è tagliare un traguardo, correre è una filosofia di vita. Poi ci sono alcune gare che ti permettono di gustare il sapore della felicità, come la 6 ore di Capo d’Orlando. Una gara a dimensione umana nella quale si assapora la solidarietà e l’amicizia tra i partecipanti, anche sconosciuti. Una gara in cui uno sguardo, un sorriso, un incitamento, ti aiutano a sopportare la fatica e a non perdere mai di vista il tuo personale traguardo. Una gara in cui si possono cogliere scene indimenticabili. Uomini e donne di ogni età e peso che con la loro sfida stanno lì a dimostrarti che tutto è possibile, solo se puoi contare su una ferrea volontà e quella dipende soltanto da te stesso. Bellissimi gli ultimi chilometri con Vito Massimo, un campione, che li dedica a una amica in carrozzina spingendola fin sotto il traguardo. Momenti che l’amica disabile non potrà mai dimenticare. Domenica 30 ottobre 2016 è una data che non dimenticherò facilmente. Come ci insegnano i filosofi non si può dire di condurre una vita felice, bisogna aspettare il momento estremo per questo genere di valutazioni, ma si può certamente dire di essere stati felici in un certo momento o periodo.

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Domenica 30 ottobre sono stato felice, perchè ho respirato una bella atmosfera, sono stato in bella compagnia e ho impresso nella mia mente tantissime belle immagini. Una giornata di felicità che è stata resa possibile anche dalla compagnia e dalla simpatia di due care amiche … la mitica Adriana Ponari, che con i suoi scatti fotografici ha reso indimenticabile la giornata, e l’inarrivabile Elena Cifali, con la quale ho percorso lunghi tratti della gara e che l’ha resa più leggera con le riflessioni che ci siamo scambiati. Ogni gara non è soltanto una prova agonistica, è soprattutto un’occasione di incontro e di condivisione … un altro capitolo della filosofia di correre … la filosofia che amo … la filosofia del narciso e che pratico anche dai tempi “no social”.

Paolo Luparello

(Photo credit Josh Adamski)

1 COMMENTO

  1. Il Narcisismo, non lo condivido (pensa che non ho nemmeno un profilo facebook) e non ha mai fatto una gara, però ci sono due cose che hai scritto che sento molto mie e posso controfirmare subito:
    “Dietro […] ogni allenamento, infatti, c’è anche la continua mediazione con chi non comprende quel tuo dannarti e che ti vorrebbe dedito solo alle faccende familiari. Un podista è un egoista? Si, forse. Ma correre è uno stile di vita. Correre ti fa sentire bene, ti permette di unire allo sforzo fisico una continua intima riflessione che ti aiuta a mettere ordine nei pensieri e a trovare le soluzioni ai problemi”

    Sopratutto la seconda parte.
    Un saluto.
    Cristian

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