Italiani: popolo di navigatori, santi e poeti

Giulio non aveva più molta soddisfazione a correre da solo. Non trovava più gli stimoli giusti, che sono arrivati proprio dalla corsa in compagnia, fino ad una gara in cui ha avuto una rivelazione.

Non sono impazzito quando ho scelto il titolo di questo articolo, tutto ha un motivo.

Premetto che sono stato sempre un navigatore solitario nella corsa, ho sempre scelto di correre da solo anche per lunghe distanze perché era un modo per rilassarmi per trovare le giuste energie (ma di solito le energie non sprecano quando si corre? ahahaha). Insomma era un modo per stare con me stesso abbastanza egoistico, ma efficiente. Ma le situazioni della vita cambiano.

L’autunno dell’anno scorso è stato davvero un brutto periodo e nonostante aumentassi ii chilometri di percorrenza non riuscivo a trovare più la rotta della mia esistenza. Insomma: un marinaio sulla via del fallimento.
Per caso chiacchierando con un carissimo amico di infanzia ci promettiamo di partecipare alla Roma-Ostia 2016. Ho un obiettivo, ma la burrasca è ancora forte. Mi metto però al timone rinvigorito. Il giorno di Natale questo mio fratello mi chiede i dati e mi regala una runcard e mi invita a partecipare alle discussioni di un gruppo di scalmanati che condividono la passione della corsa. Mi dice “Adesso sei un runner”.
Sento di avere un’obiettivo di vedere una stella nel cielo che possa migliorare la mia rotta. Mi alleno come ho sempre fatto fisicamente non cambia nulla, ma mentalmente quasi tutto.
Nel frattempo sul gruppo vengo a conoscenza di tante storie di vita, di tanti navigatori che a differenza mia hanno delle rotte ma soprattutto stanno affrontando burrasche ben più forti. Conosco Paperino che è un navigatore, nonostante dalle sue parti non ci sia il mare, ben più esperto di me. E quindi oltre ad essere sulla strada della Roma-Ostia inizio a correre anche per altri. Perché correre per qualcuno inizia a farmi sentire meglio. Mi dà la percezione che l’altezza delle onde diminuisca. Arriva quel fatidico 13 marzo. Siamo sui blocchi all’Eur al fianco del mio fratello di corse che sicuro mi presenta tanti runlovers. Partiamo: ci eravamo promessi che saremmo arrivati alla fine. Non erano promesse da marinaio. Sono stato tentato più di una volta di allungare e sentirmi il vento in faccia, ma non è stato così. Sono stato al suo fianco tutta la gara, sofferta in alcuni tratti (pochi) per lui ma il traguardo l’abbiamo tagliato insieme con la percezione di aver fatto qualcosa di grande. Devo dire di aver provato gusto nel correre con tante persone e dopo nemmeno tre settimane mi ritrovo a correre alla mezza di Firenze e per onorare il mio fratello runner indosso la maglia da lui regalata.
Bella esperienza soprattutto perché i miei angeli custodi (mia moglie e i miei figli) erano a fare il tifo per me, come era successo a Roma.

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A questo punto però le onde si sono abbassate di parecchio ma ho bisogno di una rotta.Grazie ai runlovers locali deciso che è arrivato il tempo di iscrivermi in una squadra. Tutto fila bene: ogni tanto le onde danno qualche schiaffo sulla murata della mia imbarcazione, ma io mi sento più forte perché navigo per qualcuno.
Arriva una gara ufficiale a cui partecipo. Sulla chat della squadra un poeta chiede il supporto di un fante. E voi mi direte “Chi è il fante?”. Beh, nella squadra spezzina dove sono iscritto i maschi sono i fanti e le donne le fantelle. Così di istinto gli dico “Io ci sono”. E lui con tutta la normalità di di un poeta, perché le cose che un poeta scrive con normalità sono per l’altro fonte di meraviglia e stupore, mi dice che dobbiamo correre insieme ad un eroe.
Un ragazzo che non ha tutti i canonici 5 sensi della vita sviluppati.
Arriva il fatidico giorno della gara: un trail. Ci presentiamo alla partenza e vi troviamo l’eroe. Durante tutti i 14 km affida completamente a noi la sua gara. Saltiamo guadi, pozzanghere, discese impervie, fango e chi più ne ha più ne metta. Alla fine sul traguardo mi dice “Scusami, ti ho riempito di botte”. Ma nel mio cuore da marinaio tutto era in tumulto. Non mi viene da rispondergli perché mi sarei messo a piangere. Volevo piangere ma da solo, dove nessuno mi avrebbe visto.
Non sono un santo, anche se dal taglio di capelli potrei trarre in inganno qualcuno ;)

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Voglio anche migliorare questo mio navigare in gruppo, per questo mi sono iscritto alla maratona di Firenze. Ma sicuramente ho ritrovato tanti valori che con la mia autostima, indubbiamente alta, avevo messo un po’ sotto i piedi.
Ringrazio vivamente tutti quei poeti anonimi che narrano le vicende di eroi veri che navigano in questo mare immenso della vita a vele spiegate incuranti delle avversità.

Giulio Civitella

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