Immaginati al Campionato Mondiale

Elisa ti porta con lei a vivere l'esperienza dell'IronMan 70.3 World Championship in un racconto pieno di emozioni e immagini bellissime.

Non è facile raccontare un’esperienza come il Campionato Mondiale IronMan 70.3. È una questione di tempo, non quello segnato dal cronometro alla fine della gara ma il tempo necessario per far decantare le emozioni, filtrarle e raccoglierne i tratti più importanti.

Fossimo usciti a bere qualcosa insieme nei giorni immediatamente successivi alla gara, ti avrei annoiato con un resoconto fin troppo dettagliato; come si fa per raccontare la prestazione di un atleta professionista. Però io mi chiamo Elisa Scalambra e non Jan Frodeno o Sebastian Kienle – anche se devo ammettere che la tshirt con scritto Swim-Skelly-Run me la farei fare ;) – ma di lavoro ne ho ancora tantissimo da fare.

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© Andrea Schilirò

Immaginati, per un istante solo, catapultato agli antipodi del nostro bel paese per fare un IronMan: cosa ti rimarrebbe? Un tempo su un tabellone o un mondo di emozioni che fatichi anche solo a riordinare per dar loro una forma compiuta, degna di essere raccontata e letta? Ho deciso per questa seconda versione perché vorrei portarti con me per i pochi minuti in cui leggerai questo mio racconto.

Quindi chiudi gli occhi, quelli della mente, e immaginati a Mooloolaba (Sunshine Coast, Queensland, Australia) che nuoti nell’acqua verde azzurra dell’oceano, protetto dalle reti antisqualo. Già questo può farti immaginare l’emozione. Pedalare a oltre 40km/h in autostrada è adrenalina. Lanciarsi fuori sella su strappi al 18-20% con la bici da crono è una bella sfida e, mentre senti la “fatica più faticosa” addosso, leggi a bordo strada “Chuck Norris didn’t qualify for the world championship”: non puoi far altro che riderci sopra e trovare la forza di ributtarti sulle prolunghe e spingere più forte di prima. Correre e trovarsi al passo con una ragazza della Gold Coast, entusiasta di poter correre insieme, beh… lì respiri il vero odore dello sport. È esperienza. Ed è proprio questa che chiunque di noi può vivere. Quella cosa che inizialmente ha un po’ il sapore dell’ignoto, ti motiva e ti incuriosisce mentre si fa scoprire, e nel momento in cui la vivi è tua, senza dover far spazio nella valigia o pagare l’overweight all’aeroporto.

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Questa è la gara, ma il mondiale ti dà in più l’opportunità di vedere gli atleti professionisti più forti del mondo. Li incontri al supermercato e provi a sbirciare l’”elemento segreto” della loro alimentazione (almeno così crede ciascuno di noi), li trovi all’expo IronMan e, se sei fortunato, magari li hai in casa con te: come è capitato a noi quest’anno con Daniel Fontana!
Il vero divertimento però inizia quando li vedi allenarsi i giorni precedenti la gara sul tuo stesso percorso e istintivamente tenti di stargli dietro in bici; almeno per un tratto. Andrea (Schilirò, ha accompagnato Elisa e fatto le foto – ndr) – per la sua ineguagliabile voglia di incontrare amici di tutto il mondo e fare qualcosa di nuovo e stimolante ogni momento della giornata – in questo ha trovato il suo divertimento quotidiano, perché lui, non partecipando alla gara, poteva tirare al massimo e farsi le volate con atleti che hanno chiuso la frazione di bici (90Km) in 2h15′.

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© Andrea Schilirò

Abbiamo pedalato ogni giorno con persone diverse, atleti del posto, amici italiani, ragazze norvegesi, altri amici americani.
Abbiamo viaggiato da Cairns a Brisbane, fermandoci per pranzo nei posti che più ci piacevano sull’oceano e, oltre a cercare il seafood migliore, si partiva alla ricerca di una piscina per allenarsi un’oretta (laddove squali o coccodrilli non rendevano le acque libere sicure) o un lungo-oceano per perdersi correndo.
Abbiamo viaggiato, ci siamo allenati, ci siamo goduti tutto quello che il Queensland ci ha fatto scoprire.
Abbiamo fatto una “tirata” di 600km per raggiungere il paesino di Urliup disperso nella foresta pluviale e partecipare all’ITT Queensland Championship. Mi sono pure guadagnata la medaglia d’argento (22 Km a tutta) in questo test/allenamento fuori soglia.
Abbiamo improvvisato gare dall’oggi al domani; come quando alle 22 abbiamo visto che la mattina successiva, alle 6, sarebbe partita la Criterium a Byron Bay e Andrea avrebbe potuto partecipare. Che fai in questi casi? Facile: andiamo a dormire col camper-van vicino la partenza e anche lui si è guadagnato un bel secondo posto ;)

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© Andrea Schilirò

Insomma questo è stato il mio IM 70.3 World Championship. Un’esperienza dove il tempo gara non è rilevante, ma va rigorosamente letto insieme a tutto quello che accompagna la gara, tanto da diventare qualcosa di ineguagliabile e lasciare un ricordo, semplice, naturale e allo stesso tempo entusiasmante. Come avere un orologio che registra tutto, non si scarica mai e non lo dimentichi mai a casa.

Elisa, Bib2379

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