Il male e il bene dello sport sono i numeri

Le statistiche ISTAT rivelano una grande verità sullo sport e su come lo viviamo e lo concepiamo. Ne discutiamo insieme.

Tempo di lettura: 4 minuti

Se sei allergico ai numeri o avevi 4 in matematica, stai pure tranquillo: non sono qui per parlare di formule o strani teoremi che capirebbero solo matematici, ingegneri e fisici ma, bensì, per riflettere insieme su alcuni dati ISTAT pubblicati qualche mese fa e che danno un’immagine abbastanza chiara di quale sia la condizione dello sport italiano e – soprattutto – di quali siano le sue luci e le sue ombre. Il beneficio dei numeri è appunto questo: fornire dei dati oggettivi sui quali si può discutere (molto, in questo caso).

Tutto nasce dalla mia mania per l’approfondimento e da un tweet che ho ricevuto che affermava che il calcio è lo sport più praticato in Italia. Da lì il mio pensiero: “Sì, è vero, ma quanti sono gli iscritti alla FIGC?” e, dopo una semplice ricerca, ecco arrivare tonnellate di numeri ma solo alcuni mi sono saltati all’occhio subito, in particolare una ricerca ISTAT datata 19 febbraio 2016 “La pratica sportiva in Italia“.

Andiamo diretti al punto

Ti risparmio tutti i dati sull’incremento di persone che praticano sport (+2,7% negli ultimi due anni) e di quale sia il dettaglio degli atleti tra nord, centro, sud, aree metropolitane o piccoli comuni; andiamo piuttosto dritti al punto e in particolare a un grafico su dati del 2014 che mostra la percentuale di lavoratori occupati nello sport (servizi sportivi, istruttori, tecnici, ecc.) a confronto con gli altri paesi europei. L’Italia è al 14° posto con lo 0,54%, rispetto allo 0,72% della media europea. Un dato che, visto così, dice poco ma se ci pensi, noi italiani abbiamo il 33% in meno di occupati nello sport rispetto alla media europea.

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Cosa significa?

Non significa che in Italia le persone proporzionalmente facciano meno sport (o, almeno, non solo questo) ma – se pensiamo alla nostra esperienza personale – questo dato è la cartina tornasole del fatto che, nella nostra nazione, lo sport sia affidato al volontariato e alla passione dei singoli individui anziché a un sistema che promuova dall’alto l’attività sportiva.

E perché solo volontariato? Perché lo sport è considerato un’attività “secondaria” da far fare ai bambini e ai ragazzi e poi da mettere in disparte. Infatti, la statistica vede una netta diminuzione dei praticanti di attività sportive dopo i 18-24 anni. Anche perché – dopo quell’età – molto spesso si passa allo “sport da divano” e – in particolare e senza nasconderci dietro a un dito – al calcio guardato.

[Piccola digressione (puoi saltarla se vuoi) ON]

Qualche giorno fa su Bike Channel hanno fatto rivedere il Record dell’Ora di Bradley Wiggins in un velodromo olimpico Lee Valley VeloPark di Londra pieno in ogni ordine di posti. E questo vale per moltissimi altri sport: da noi si riempiono gli stadi ma tutte le altre strutture – anche durante manifestazioni di livello internazionale – passano in secondo piano. Se vuoi rifarti gli occhi e capire cosa intendo, guarda il promo qui sotto.

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E stiamo parlando di vedere girare un ciclista da solo per un’ora in un velodromo quindi non proprio il massimo dell’eccitazione visiva. Stiamo parlando di cultura dello sport e di passione che – da noi – è quasi esclusivamente dedicata al calcio. E il fatto che il calcio sia lo sport più praticato in Italia non implica che non ci si possa appassionare anche per altri sport.

[Piccola digressione (che potevi anche saltare) OFF]

È difficile pretendere di più

In un panorama in cui lo sport è affidato a volontari appassionati e considerato un’attività secondaria è molto difficile pretendere che chi se ne occupa possa dare di più (perché, giustamente, il pane se lo devono guadagnare in altro modo). Quindi tutti i nostri tecnici volontari non hanno il tempo e, probabilmente, le risorse economiche per accedere a formazione d’elite e comunque, per quanto si sacrificano, meriterebbero un monumento in ogni città (come, d’altra parte tutti, i volontari).

Inutile dire che, se avessimo più tecnici “professionisti”, molto probabilmente anche la qualità e i risultati dei nostri atleti sarebbe migliore.

L’attività “secondaria” che fa male

No, non sto dicendo che lo sport faccia male ma che – semmai – faccia male considerarlo secondario ad altre attività. Purtroppo la ricerca ISTAT mostra anche un dato preoccupante: la percentuale di italiani in sovrappeso o obesi (che non è la stessa cosa, lo so).

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Partiamo dal presupposto che il 33,3% degli italiani (circa 19.600.000) pratica sport e il 26,5% dice di essere “attivo fisicamente” (ma bisognerebbe capire cosa significhi), rimane un 39,9% di sedentari che, se ci pensi, sono tantissimi.

Arriviamo al punto dell’analisi della salute, probabilmente il più importante. Il 44,6% degli italiani con più di 18 anni è in sovrappeso o obeso (quindi con IMC superiore a 25). Certamente non ha molto senso assimilare sovrappeso e obesità ma – in questo caso specifico – è utile soprattutto per capire l’impatto che ha la diminuzione della pratica sportiva dopo i 18 anni.

Certamente non sto dicendo che, se tutti facessimo sport, quel 44,6% diventerebbe 0% – anche se la sedentarietà ne è una delle cause principali – ma che, porcocane!, dovremmo avere la pratica e l’amore per lo sport come uno dei nostri valori principali. E questo – sì, anche questo – dovrebbe partire dalla scuola, dalla società, dalla famiglia, dal nostro modo di pensare e – in ultimo o in primis, decidi tu – da risorse economiche sufficienti per lo sport.

Questi sono i miei pensieri sui dati che ho letto. E mi piacerebbe moltissimo conoscere anche i tuoi. Puoi scriverli qui sotto e continuare la discussione tutti insieme.

 

Ah, dimenticavo: sì, il calcio è lo sport più praticato in Italia con 1.073.284 iscritti alla FIGC. Seguono Pallavolo e Basket, rispettiva mente con 367.943 e 310.298 iscritti. La FIDAL ne ha solamente 180.077 (Fonte CONI) ma le persone che corrono sono, fortunatamente, molte di più. ;)

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Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

6 COMMENTI

  1. [piccola nota polemica mode on]
    Siamo il paese in cui nelle scuole dell’obbligo sono previste più ore di religione che di attività sportiva, e dove gli sportivi “di professione” che praticano atletica leggera si contano sul palmo della mano. La stragrande maggioranza degli atleti che vestono la maglia azzurra ad esempio appartiene ad una qualche forza dell’ordine, in modo da potergli garantire di far la spesa e pagare l’affitto, proprio perché, come ben dici, non abbiamo una cultura dello sport trasversale e per arrivare a determinati livelli non si può che cercare si bypassare il “problema” sopravvivenza in questo modo. Chissà che le cose possano migliorare in futuro, ma se continua così per la nostra atletica (e non solo) il futuro è davvero grigio :/

  2. Purtroppo non è solo lo sport ad essere ignorato da chi ci governa (non è un commento politico*) , pensa anche alla musica, e alla cultura in generale. Dove non c’è guadagno monetario immediato, il nostro paese non investe. Ha, anzi, abbiamo la lungimiranza di lombrico.

    * non c’è ne destra ne sinistra ne centro ne sopra ne sotto che tenga

  3. Bel tema, che a mio parere va inquadrato in una cornice più ampia.
    Per quella che è la mia limitata esperienza personale, appaiono evidenti tre problemi principali:
    1) la soverchiante prevalenza mediatica, economica e culturale di uno sport su tutti gli altri (no, non è il badminton…);
    2) un modello organizzativo e gestionale di governo dello sport che incentiva e favorisce la formazione di autentici sultanati di quasi impossibile smantellamento;
    3) la scarsa disponibilità di strutture ed impianti pubblici per la pratica libera dello sport in larga parte del paese.
    Fatto salvo tutto ciò, l’unica reale possibilità di incidere positivamente su questa realtà è quella così splendidamente rappresentata dal movimento di base, grazie al quale, in collaborazione con le federazioni più sensibili, la pratica sportiva riesce comunque a diffondersi.
    Grande responsabilità sulla diffusione della pratica ricade comunque innanzitutto su ciascuno di noi come genitore e/o adulto, io personalmente preferisco sentirmi dare del rompitasche dai miei figli e spronarli quasi ossessivamente in tal senso, con l’esempio concreto, piuttosto che lasciarli impunemente stravaccati sul divano.
    E non dimenticheremo però, come arma di ‘conversione di massa’ alla pratica sportiva, lo sfruttare le grandi storie dello sport che ce lo hanno fatto amare tanto: Mennea a Mosca ’80, il Mundial ’82, Bordin a Seul ’88… l’epica dello sport può veramente essere dirompente nel generare l’entusiasmo nelle giovani generazioni!

  4. A proposito di dati, sarebbe interessante confrontare anche quelli degli stipendi degli atleti nei diversi sport. Per non parlare delle differenze “maschio”/”femmina” all’interno della stessa specialità.
    Qualche giorno fa ho sentito un padre dire a un altro: “speriamo non si appassioni (alla vela), perché costa tanto e, anche se arriva a livelli importanti, non guadagna niente”.
    Fra i fattori che possono incoraggiare l’abbandono (pessimo gioco di parole, lo so!) dello sport a livello agonistico c’è anche una sorta di “ROI atteso”… Se diventa campione di calcio, prende tanto; se diventa un campione di basket, chissà; se addirittura diventa un campione di ping pong… Ahi!
    Un po’ come scegliere il percorso di studi che ha più probabilità di offrire garanzie di una professione redditizia.
    Attorno a questo c’è anche tutto il discorso sulle borse di studio che premiano i meriti sportivi. Per quel che ne so, non esistono nel nostro paese mentre molte nazioni straniere prevedono questa opzione.
    Come può non incidere tutto questo sul credere nella carriera sportiva o abbandonarla?
    E comunque, come dicevi tu, fa tutto parte di un discorso culturale da cambiare profondamente. Rimbocchiamoci pure le maniche! ;)

  5. Guardate che per stare in salute bisognerebbe praticare tutti un po’ di sport, non dare borse di studio a qualcuno perché diventi campione di qualcosa. Lo stato deve in primo a pensare alla salute dei cittadini, dopo al resto.

    Ah e no, non ci sono più ore di religione che di ginnastica, anche se sia la religione, come la ginnastica, come la musica e l’arte sono considerate materie minori rispetto alla matematica all’italiano e al latino. E chi mi viene a dire che è giusto cominci pure a correre (tanto i frequentatori di questo sito sono mediamente contenti di correre…).

  6. Subito riforma scolastica . Prime materie al pari : INGLESE , MATEMATICA , INFORMATICA .
    seconde materie al pari : GINNASTICA , ITALIANO , STORIA .
    Se fosse così , saremmo un popolo avanzato .

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