Il male di non correre

Ci sono solo due cose che chi non può correre vuole fare: che passi presto e non sentir parlare di chi corre!

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26 agosto 2016, ore 10:35

Cammino per la strada principale del mio paese, sono sovrappensiero, anzi, ammettiamolo, sono parecchio preoccupata, una serie di avvenimenti recenti mi creano un umore nero e ansioso, che solitamente non mi appartiene.

Cammino e penso.

Cammino e mi agito.

Cammino e il cuore mi batte forte, ma porca miseria, mi dico, come ne esco?

E poi succede: metto male un piede, sento un rumore tremendo CRRAAAAC, il piede si gira e io cado a terra e mentre vado giù a corpo morto so che mi sono fatta male, tanto male, tanto tanto male.

Cado a terra,  mi sento svenire, sudo, ansimo, vorrei gridare ma ho troppo male anche per gridare, guardo la caviglia: un melone.

Io non corro più (madonna che male!) Io non corro più (devo andare all’ospedale!) Io non corro più (qui mi sono rotta tutto!)

E mentre mi portano all’ospedale, e mentre mi mettono il ghiaccio, e mentre mi fanno i raggi e mentre aspetto il referto io penso che non correrò più. Mi dicono signora, stia tranquilla, non è niente, solo due tendini lesionati del tutto e un lieve distacco d’osso, poteva andare peggio, poteva rompersi tutto, mettiamo un bel gesso e via!

È vero, poteva andare peggio, ma io comunque non posso più correre.

Io non so cosa pensano gli altri, i non runner intendo, quando hanno un incidente, se pensano agli impegni di lavoro, ai figli, alle cose che hanno in sospeso. Io so che pensavo a tutto questo e anche alla corsa, ai sacrifici, alle corse sotto il sole, a quelle all’alba, alle salite, ai tempi, ai 10 km corsi sotto l’ora solo due settimane prima, alla mezza di ottobre, la mia prima mezza, alla prima volta che sono così costante in qualcosa e ora è andato tutto a rotoli.

Metto il gesso e sto sdraiata per ore, per giorni, per settimane. Il braccialetto di RunLovers finisce in un cassetto, troppo male vederlo, nascondo i post su Faceboook, troppo rosicare a vedere tutto il mondo che corre e io con  l’unica visione del mio piedone ingessato e del letto.

Smetto tutto e aspetto.

Passano le ore, i giorni le settimane, 7 per l’esattezza, non so neanche più se al mondo c’è qualcuno che corre. E poi finalmente la caviglia sembra quasi sgonfia: riprovo a fare dei passi di corsa, niente dolore. Provo 100 metri: niente dolore. Ne provo 150: niente dolore. Piango di gioia, sono di nuovo in pista!

Rimetto il braccialetto. Riattivo i post su Facebook. Cambio il guardaroba estivo con quello autunnale.

E oggi sono qui: fra poco esco e ci provo. Non so quanto farò, non so se il male tornerà, non so che tempi avrò, ma so che io corro di nuovo.

E questo è tutto quello che importa: IO CORRO, DI NUOVO.

Maddalena Semino

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