Esiste la gara perfetta?

No, la gara perfetta non esiste. Esistono tante tipologie di gare e altrettante tipologie di runner.

Tempo di lettura: 2 minuti

Quanche giorno fa, nel nostro gruppo Facebook, ho letto un post interessante composto solamente da sette parole, diceva: “Io odio la maratona di New York.“. L’autore, quando gli è stato chiesto il motivo di tale affermazione, ha risposto che odia la maratona che moltissimi amano perché non ne sopporta la mercificazione e la retorica.

Si può essere d’accordo (oppure no) con questo concetto ma rimane il fatto che per certi versi è un pensiero che ha un senso. Soprattutto perché ciascuno di noi vede il running, le gare e questo sport alla sua personalissima maniera. E, pur essendo lo sport solamente uno, lo si fa diventare un’espressione soggettiva di pirandelliana memoria.

Ci sono moltissime gare, più di 50 maratone in un anno solo in Italia, e in ciascuna di queste si corrono 42.195 metri. Ma, se le frequenti un po’, ciascuna ha un suo tipo di partecipanti ben preciso: ci sono i grandi eventi (come la Maratona di Firenze che è alle porte) dove incontri dal top runner al principiante che affronta la sua prima maratona; e poi ci sono le gare meno frequentate, meno pubblicizzate, in cui trovi un runner un po’ più indie – anche se non è il termine più adatto per definirlo.

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Sono eventi differenti tra loro, entrambi corretti perché rispondono alle necessità di tipologie differenti di partecipanti: da una parte la grande città con le sue strade chiuse al traffico (a volte molto poco apprezzate dagli abitanti), con l’energia che scaturisce dall’emozione delle migliaia di partecipanti e spesso con costi di partecipazione elevati; dall’altra parte un evento meno “clamoroso”, organizzato con budget molto contenuti che ha come scopo principale quello di far correre le persone in un contesto “essenziale”, ecchisenefrega se lungo le strade non c’è tifo. Tanto comunque, soprattutto in Italia, ci sono pochissimi eventi – o forse nessuno – dove ci sia un vero sostegno da parte del pubblico.

Esiste un evento migliore dell’altro? No, sicuramente no. Esiste un runner migliore dell’altro? Altrettanto sicuramente no.
Esistono solamente persone diverse che hanno bisogni diversi ed eventi che li soddisfano diversamente.

Io stesso, se dovessi scegliere se correre New York o Boston, sceglierei quasi sicuramente la seconda ma solamente perché si avvicina maggiormente al mio gusto personale. Anche se, non ti nego che, mi piacerebbe moltissimo correre tra l’incitamento dei milioni di abitanti della Grande Mela.

Rimane quindi – fortunatamente – la libertà di odiare la Maratona di New York, come si può odiare qualunque evento. Anche se non credo sia un vero e proprio “odio”, soprattutto se si conosce la fatica necessaria per arrivare al traguardo. L’odio probabilmente lo provano solamente gli “automobilisti imbruttiti” che non tollerano centinaia (o migliaia) di persone in pantaloncini e maglietta che corrono nella loro città impedendogli di andare comodamente in macchina a bere l’aperitivo in centro facendo il loro percorso abituale.

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E forse proprio loro dovrebbero iniziare a correre.

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Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

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