E cosa fai quando non hai i bambini?

Dario racconta un'esperienza comune a molte persone: una separazione. Cosa fare dopo?

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Dario racconta un’esperienza comune a molte persone: una separazione. Cosa fare dopo? Come occupare il tempo che spendeva prima con i figli? Come non trovarsi in imbarazzo quando qualcuno gli chiede “Ma quando non sei con loro, cosa fai?”? Ecco cosa fa. 

Questa domanda all’inizio mi torturava, di solito rispondevo restando sul vago perché è difficile ammettere che una separazione può devastarti e farti passare la voglia di uscire, ma in realtà sapevo quello che facevo: nulla… restavo ad ascoltare il silenzio della mia casa vuota, quella casa che da quando erano nati i bambini silenziosa non lo era mai stata.
E poi, complice qualche chilo di troppo, ecco che in quella casa si infila una nuova compagna, che richiede grande impegno e sofferenza, ma che sa dare grandi soddisfazioni. E così mi ritrovo a recuperare qualche pantaloncino e qualche maglietta di quando giocavo a calcio, monto le mie fidate cuffiette e inizio a correre… Così, senza un obiettivo preciso, corro e lascio che quel tempo senza la mia famiglia venga riempito dalla fatica, dal sudore, ma anche dai vari “evvai, ho fatto 1 km in più questa volta” e “stasera rifaccio un giro in quel parco con quel laghetto meraviglioso”.

È proprio una nuova compagna lei, pretende che tu abbia voglia di uscire quando torni stanco morto dal lavoro, magari anche con la pioggia, non le importa dei dolori alle gambe, delle vesciche ai piedi e delle unghie nere. “Usciamo!”, questa è la parola d’ordine.
È vero, pretende molto “lei”, ma sei tu che la lasci fare, già, perché a ogni nuova fatica corrisponde una nuova soddisfazione, un’euforia che avevi dimenticato. A volte sa farti sentire quasi un supereroe: mi capita soprattutto quando esco con la pioggia, vedo lo sguardo delle persone che incrocio e colgo in loro un misto di compatimento e di ammirazione, ma quando rientro a casa camminando, bagnato fradicio e incurante dell’acqua che continua a cadere io so di essere un eroe, il suo eroe.

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E così continui, aumenti le distanze, migliori i tempi e perdi peso, ma soprattutto riacquisti fiducia in te stesso e ti senti meglio.
Le tue non sono più giornate e serate vuote, sono uscite inventate all’ultimo minuto, lunghi domenicali programmati con precisione, incontri e incroci con altre persone con la tua stessa passione.

Sono ancora single, ma so che questa compagna non mi abbandonerà e che il futuro con lei è completamente nelle mie mani, anzi nelle mie gambe.
È un rapporto perfetto questo: lei mi stimola ad impegnarmi, io do tutto quello che ho per lei e lei mi ripaga con quel sorriso che tutti possono cogliere sul mio viso dopo ogni uscita. E questo, credetemi, è molto di più di quanto facciano molte delle persone “reali” che mi circondano.

Dimenticavo: se qualcuno oggi mi chiede “e cosa fai quando non hai i bimbi?” rispondo orgoglioso: “ma che domande… io corro!”

Dario Viale

(Photo credits Daria Nepriakhina)

7 COMMENTI

  1. l’ho appena letto, ed è scioccante quanto rispecchi il mio racconto inviato 2 ore fa, scritto di getto oggi in pausa pranzo! in molti viviamo questa realtà … il vuoto lasciato da qualcuno… la gioia ritrovata con la corsa!
    ti auguro il meglio Dario! <3

  2. complimenti Dario, io come te nella corsa ho scoperto UN GRANDE CONTRIBUTO per ritrovare il mio equilibrio, che dopo una situazione di separazione della famiglia era tutto sballato !!
    a 46 anni mi son ri-messo a correre, sacrifici, dolori, calli, starnuti, ma il giorno che so di dover andare non sto nella pelle!
    grazie per la tua esperienza, grazie ancora.

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