Di quella volta che io Charlene corremmo senza vedere la strada

A volte Charlene, nella sua durezza, permette a Pietro di uscire dalle pagine del programma per provare un'esperienza nuova. Questa.

Beeeep! Beep! Ma non vedete che siete sulla strada? Spostatevi un po’ dai!

È una domenica mattina di quasi metà luglio, Sassari si sta risvegliando e sono pochissime le macchine che circolano per la città. Io ed Antonello stiamo per terminare il nostro primo allenamento insieme, quando sentiamo il clacson di una macchina con dentro due ragazzi che ci lanciano anche qualche insulto per il fatto che stiamo correndo sul margine della strada. Qualche metro dietro di noi Gianni, che ci ha fatti conoscere, risponde agli improperi dei due. È la prima volta – da quando Charlene è arrivata a regolare i miei allenamenti (prima per la Maratona di Roma, ora in vista di quella di Oslo) – che salto un allenamento programmato. In teoria in questo momento e con questo tempo dovrei essere a circa metà del lungo previsto per oggi, ma quando qualche giorno fa ci siamo sentiti con Gianni al telefono e abbiamo programmato l’uscita di stamattina, Charlene mi ha detto, sottovoce come fa sempre lei, che per una volta si poteva anche spostare una corsa, a patto di recuperarla e di fare il mio dovere nelle uscite successive. Me lo ha detto perché, sono sicuro, nel suo essere fiscale e determinata, sa bene che certe cose vengono prima di tutto. Gianni è un ragazzo della mia età con cui è capitato di incrociarsi in alcuni dei nostri allenamenti e di fare qualche gara insieme, e che da qualche mese corre insieme ad Antonello, proprio come stiamo facendo ora. Quando mi ha chiamato per fare questa corsa io, come prima cosa, me la sono un po’ fatta sotto. Perché Antonello è un non vedente. I giorni prima di questo momento, in cui questi due ragazzi ci strombazzano col clacson (oh, non è colpa loro eh, se la ciclabile fosse terminata staremo tranquilli sulla ciclabile, invece dobbiamo fare questo tratto sul margine della strada) li ho trascorsi con un po’ d’ansia e più di un pensiero riguardo a questa corsa. Perché, nell’ignoranza dell’argomento, avevo un sacco di pregiudizi e soprattutto di preoccupazioni su come si potesse correre senza vedere la strada e su cosa sarebbe potuto succedere. Alle 7.30 di stamattina, quando ci siamo incontrati nel punto prestabilito, Gianni ed Antonello mi hanno spiegato un po’ di cose su come si corre insieme e in che modo “affrontare” la strada. Il mio ruolo, fondamentalmente, sarebbe stato soltanto quello di segnalare ad Antonello eventuali asperità del terreno, ostacoli e imprevisti. Io avrei tenuto un capo di una cordicella con una mano e Antonello, di fianco a me, avrebbe tenuto l’altro capo per capire pressappoco dove mi trovassi e per i cambi di direzione.

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Per il resto, si sarebbe trattato soltanto di fare la cosa più semplice del mondo: correre.

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Sono quasi le otto quando partiamo, dobbiamo stare sulla strada perché sul marciapiede non c’è abbastanza spazio per entrambi e tra salite, discese e gradini è troppo pericoloso, ma per fortuna il traffico è praticamente inesistente e si può andare con abbastanza tranquillità. Durante il primo chilometro di corsa scambiamo qualche parola sulla disabilità di Antonello, che ha acquisito qualche anno fa per un glaucoma, e su come abbia trovato il coraggio per affrontarla. Ammette che, soprattutto nel primo periodo, non è stato per nulla facile. Ritrovarsi nell’impossibilità di vedere il mondo che ti circonda, abituato ai colori e a tutte quelle cose che un normodotato dà per scontate, non ti cambia semplicemente la vita, te la stravolge. Per i primi mesi quindi, passati nello sconforto, è stato davvero difficile trovare un punto positivo. La scelta era però tra il cercare di fare qualcosa, provarci, o l’abbandonare ogni speranza e lasciarsi andare. E Antonello ha scelto di ripartire, e di riprendere in mano la sua vita facendo una delle cose che più gli piacciono e gli danno gioia, la corsa a piedi. Mentre mi racconta (con una semplicità ed una serenità d’animo disarmante) queste cose arriviamo ad una salita piuttosto impegnativa lunga circa un chilometro con almeno una cinquantina di metri di dislivello, con il sole che inizia a farsi sentire proprio di fronte a noi e i vestiti che iniziano ad inzupparsi di sudore. Stiamo andando a un passo che non credevo possibile, limitato com’ero dai pensieri che avevo prima di iniziare questo allenamento, e sembra proprio che Antonello riesca a spingere ancora, anche ora che siamo in salita e il fiato dovrebbe iniziare a mancare. Gli chiedo un po’ di cose sulla sua vita privata, su come si viva in casa e nelle cose di tutti i giorni e mi dice una cosa che per qualche minuto mi lascia senza parole: se non ti adatti, non vinci. Non vinci. Incredibile come l’idea di vittoria possa essere così lontana da una persona all’altra. Mi raccontano con Gianni di come si siano conosciuti, del primo scambio di messaggi grazie al sito www.disabilincorsa.com, il cui fondatore Michele, vengo poi a sapere, è iscritto anche al RunLovers Club su Facebook (tu sei iscritto? Cosa aspetti?) e della prima corsa che hanno fatto insieme, in gara, qualche settimana fa, arrivando con un tempo insperato e ricevendo i complimenti e il premio da organizzatori e partecipanti, e che quell’arrivare al termine della corsa sia stata per lui una vittoria incredibile, giusto per tornare a quanto mi aveva detto poco prima. Gianni si era iscritto al sito dando la disponibilità per fare da guida nel tempo libero, ed Antonello, dovendosi trasferire in città per lavoro, gli aveva chiesto di incontrarsi per fare due chiacchiere e vedere se fossero compatibili, perché, dice “se uno ti sta sulle balle non è che ci vai lo stesso a correre insieme” e si fa una risata cercando col braccio Gianni che gli corre sul fianco opposto a quello dove sono io. Mi spiegano che la cosa bella del loro rapporto atleta-guida è che nonostante abbiano degli appuntamenti fissi, soprattutto in preparazione di qualche gara e per fare allenamenti mirati, se per imprevisti al lavoro o per i mille motivi che possono esserci non riescono a vedersi non cade di certo il mondo, e che se capita qualche occasione di fare una corsa con qualcun altro – come con me oggi – o di fare qualche gara non preventivata ben venga, c’è sempre tempo per riprendere a seguire la tabella. Nel frattempo, quasi senza renderci conto, abbiamo superato i nove chilometri corsi, stiamo affrontando una discesa al cui termine c’è una piccola rotatoria e stiamo andando piuttosto spediti. Vedo una macchina arrivare e stringo leggermente sulla mia sinistra, toccando il braccio di Antonello, che si sposta di lato mantenendo in tensione la cordicella che ci tiene in comunicazione. Io sono sempre più meravigliato dalla forza di quest’uomo, e trovo davvero incredibile il poter fare una corsa e di farla a questi ritmi, tirando nei tratti dove possibile. La strada è totalmente libera in questo punto e non si vedono macchine all’orizzonte. La tecnica di corsa di Antonello rasenta la perfezione, poggia di avampiede, ha la schiena nella giusta posizione e tira su la gamba del tanto che basta per poter evitare gli ostacoli più bassi come tombini e piccole buche. Sono incredibilmente affascinato dal suo danzare sull’asfalto, soprattutto perché – anche se ogni tanto lo dimentico – sta correndo senza vedere la strada. Mi racconta del fatto che, nonostante la sua disabilità, è riuscito ad ottenere ottimi risultati sulla distanza della mezza maratona, e che gli piacerebbe correre una Maratona un giorno. Gianni mi spiega che vorrebbero organizzare un gruppo di atleti e guide per la Maratona di Roma, per correrla tutti insieme dal primo all’ultimo chilometro, senza pensare al tempo di percorrenza e per raccogliere un po’ di fondi per beneficienza. Sarebbe un sogno – mi dice Antonello. Gli racconto della “mia” Roma di qualche mese fa, e che sto preparando la Maratona di Oslo con l’obiettivo di stare sotto le 3h15’. Racconto loro di Charlene e dei suoi allenamenti, e di come sia liberatorio tagliare il traguardo dopo aver corso per quarantaduemilacentonovantacinque metri. E gli dico che sì, devono provare.

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Siamo arrivati al termine dell’undicesimo chilometro, stiamo percorrendo un tratto in discesa a cui seguiranno una salita e una discesa, fino a raggiungere il punto da cui siamo partiti. Incrociamo una ragazza che sta passeggiando col cane su un marciapiede sopraelevato alla nostra destra, è bionda e ha i capelli raccolti sotto un cappellino bianco, indossa un completo sportivo colorato e delle scarpe da corsa e ci guarda con aria curiosa, forse non capendo per quale motivo questi due matti stiano correndo sulla strada con un laccetto legato al polso. Ha una faccia che sembra serissima ma ci sorride mentre passiamo, e il passo e la strada si fanno più leggeri. Mi giro per cercare di capire se la conosco ma forse è entrata in una casa, perché è scomparsa. Mancano poco meno di cinquecento metri, abbiamo completato la salita e stiamo passando di fronte alla caserma dei carabinieri. Alla nostra destra la parte di pista ciclabile, non terminata e chiusa con le transenne, io ed Antonello stiamo correndo sul ciglio della strada e Gianni ci scorta poco dietro, quando sentiamo un clacson e delle voci di qualcuno che ci dice di spostarci e fare attenzione. Sono i due ragazzi in auto a cui, se non avessi questo laccio attaccato al polso, avrei quasi sicuramente dato ragione. Ma la corsa di oggi mi ha insegnato, ulteriormente, che spesso prima di giudicare ci dovremmo un attimo fermare a chiederci qualche perché. Terminiamo la nostra ora abbondante di corsa completando quasi tredici chilometri, ci fermiamo in un piazzale per fare stretching e scambiamo ancora qualche parola prima di salutarci, dandoci appuntamento a un altro fine settimana per un’altra corsa insieme. Mentre torno a piedi verso casa ripenso alla fortuna che ho avuto stamattina, e al fatto che senza la corsa forse non avrei potuto vivere questa giornata.

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Charlene mi cammina accanto e mi dice all’orecchio che a volte “non serve vedere la strada, a volte bisogna sentirla”. E poi sparisce di nuovo, togliendo il cappellino bianco e sciogliendo i capelli biondi.

[CONTINUA…]

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Pietro corre, sempre. Anche due volte al giorno. Si narra che, a causa di tutte le scarpe che ha consumato, i negozi specializzati gli stendano un tappeto rosso per favorire il suo ingresso tra squilli di trombe e urla di tripudio. Pietro è una persona meravigliosamente incoerente: prende la corsa con serietà ma ci scherza su; ama la Sardegna e gli manca la Norvegia. Pietro racconta in modo stupendo la corsa vissuta da uno che la pratica con amore viscerale, e questa è la cosa più importante.

8 COMMENTI

  1. Leggere storie come queste lascia senza parole. Io sono un ottico ed amo correre. Sapere che un non vedente possa assaporare e comunicare la gioia della corsa riempie l’animo. Spero che Antonello possa ricevere dalla corsa soddisfazioni su soddisfazioni.

  2. Bellissimo racconto. Sono molto orgogliosa tanto di Te quanto di Antonello. A Central Park vedo spesso coppie di runners correre col famoso “laccetto”. Qui c’e’ un’ associazione che si chiama Achilles (associazione internazionale a dire il vero) che, grazie ai numerosi e bravissimi volontari, permette alle persone diversamente abili (tra cui persone non vedenti) di allenarsi e partecipare alle gare. Complimenti a Michele Pavan per aver fondato questo fantastico gruppo e, soprattutto, complimenti a Te, Gianni e tutte le altre fantastiche guide!

  3. Bellissimo, ho letto tutto d’un fiato.
    Tempo fa ho partecipato a una 10km in un parco di Milano; la gara si svolgeva dopo un temporale e c’erano un mucchio di pozzanghere. Davanti a me correvano affiancati un ragazzo e una ragazza: lei a un certo punto ha messo il piede in una pozzangherona schizzandomi tutta… D’istinto mi è uscita un’imprecazione e la ragazza disse dolcemente “scusi scusi”. Superandoli vidi che erano legati da un laccetto, lei era non vedente… mi misi a piangere dalla vergogna, non l’ho mai più dimenticato…

  4. L’uomo che ho la fortuna di avere al mio fianco è anche atleta guida e AMICO VERO di Loris Cappanna, attuale campione italiano di mezza maratona e maratona, categoria T11, non vedenti totali. Loris si è ripreso in mano la sua vita, dopo avere purtroppo perso la vista, è un esempio per me, è un esempio per le persone fragili, deboli, che non hanno la giusta forza di reagire alle avversità della vita. Ho il privilegio di vivere quel cordino, quel cordino colorato speciale che permette a Loris di sfrecciare veloce al fianco dei suoi angeli custodi! Lo vivo a volte accompagnandoli in bicicletta, ….vanno troppo forte per me……, quel cordino è il legame che li unisce in un rapporto speciale di amicizia è l’attaccamento alla vita. Alla vita vissuta da protagonisti, con il peso dell’essere protagonisti e non semplici comparse.
    Amo sentire i loro passi, captare la loro intesa, sentire come uno si affida all’altro. E’ un rapporto unico, speciale, un privilegio che va oltre la disabilità obbligata ed imposta da un destino “monello”. Loris una volta mi ha detto: forse il destino mi ha tolto la vista perché aveva altro in serbo per me! …..che dire…….
    Abbiamo recentemente con il nostro gruppo podistico raccolto in un cd un audiolibro per Loris, ognuno di noi ha letto per lui un capitolo del libro di Giorgio Calcaterra, “Correre è la mia vita”, e Re Giorgio ci ha omaggiato con la lettura del primo suo capitolo. E’ stata un’esperienza unica, senza eguali. Questa è la ricchezza che circonda l’amore per uno sport se vogliamo duro, come la metafora della vita, ma che fa assaporare ad ogni finish-line il gusto dell’essere vivi e liberi.
    Se ti va contatta Loris, sono certa che condividere queste riflessioni possa essere utile a tutti, aggiungo, aspettavamo una convocazione per Rio, (in maratona corre a 3h 08’ma così non è stato. Correremo verso altri ambiziosi traguardi!!!!! Senza arrenderci, con il sorriso, sempre!

    Il ns Cd a stretto giro sarà donato ad un ragazzo pugliese/runner/ non vedente, sarà bello per lui ascoltare in romagnolo tra una S ed una Z le magiche parole di Calcaterra!!!!!!

    • Che meraviglia Milena, grazie per il messaggio! “Conosco” Loris di fama, Gianni ed Antonello me ne hanno parlato e anche della mancata convocazione per Rio (!!!), e le tue parole non fanno che confermare la stima che nutro per lui e per gli altri ragazzi e ragazze che con coraggio e soprattutto una serenità incredibile affrontano la vita con un deficit tanto importante come quello della vista!

      L’idea del cd è fantastica!!!

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