Delinquenti prestati al mondo del running – Prima puntata

Le storie di chi ha vinto (o perso ignominiosamente) imbrogliando nei modi più geniali o più idioti

Nel mondo dello sport la storia è solitamente fatta da chi vince. Tutti si ricordano di medaglie d’oro alle olimpiadi, di gente che ha fatto record del mondo o di chi ha cambiato la propria disciplina per sempre. Un posto diverso è riservato a chi entra nella storia dal lato sbagliato, chi ci entra imbrogliando. Eppure, in certi casi questa gente è dotata di una mente così malata da escogitare stratagemmi talmente ingegnosi o, all’opposto, talmente idioti da meritarsi perlomeno un po’ di simpatia. Escludendo Rosie Ruiz, di cui già abbiamo parlato, ho cercato un po’ in giro le migliori storie di delinquenti visti finora nel mondo del running (e dell’atletica) per assegnare così il premio Infamia nel running.

BigBen
Ben Johnson tenta la fuga

Se fosse un concorso vero, il padrino dell’evento, colui il quale potrebbe consegnare il premio al vincitore, non potrebbe essere che Ben Johnson. Un atleta che vinse l’oro alle olimpiadi di Seul ma che venne privato della medaglia qualche ora dopo la sua vittoria quando cioè arrivò l’esito del test antidoping. A mia memoria, il primo grande caso di squalifica per doping nell’atletica. Johnson era talmente pieno dopato che aveva vinto la sua gara andando in fuga e trionfando per distacco. Cosa fattibile se corri un cinque o un diecimila metri, peccato che Ben Johnson gareggiasse nei 100 metri piani dove vincere per distacco è fisicamente impossibile. E il tutto senza considerare che quelli che gli arrivarono dietro, negli anni, si dimostrarono non esattamente dei santi in quanto a doping. Ma Ben evidentemente aveva la robba più buona di tutti e sbaragliò la concorrenza. Allora e anche qui, visto che gli assegniamo l’onore di premiare il vincitore del nostro concorso.

Definito quindi il padrino della manifestazione andiamo a vedere i candidati alla vittoria.

Il primo candidato ci riporta indietro nel tempo quando i giovani avevano dei valori, non come quelli di oggi. Siamo alle olimpiadi di St. Louis del 1904, il nome del concorrente è Thomas Hicks il quale vinse la medaglia d’oro nella maratona tagliando il traguardo con il tempo di 3h 28′ e 53 secondi. Il buon Hicks non potè però godersi la sua conquista per due ragioni. Prima di tutto perché non si rese conto di aver vinto. Arrivò infatti alla fine della sua corsa in condizioni disumane e, una volta tagliato il traguardo, stramazzò a terra perdendo la cognizione di quanto gli stava accadendo attorno. Il motivo di tanto malessere era causato certamente dalla fatica per la prova e dal gran caldo di quel giorno. Ma c’era pure dell’altro ossia i ristori preparatigli dal suo allenatore con delle bevande “energetiche” a base di stricnina (che oggi è conosciuta più che altro come veleno per topi). Quando l’atleta non riusciva più a mandar giù la pozione magica ecco che il suo allenatore (che meriterebbe la candidatura tanto quanto lui) interveniva con una correzione al brandy per rendere il tutto più gradevole. Al grido di “evviva la morte” il buon Hicks ingurgitava il cocktail e proseguiva la sua marcia trionfale verso il traguardo.

hicks
Thomas Hicks la classe non è acqua, è stricnina

Il secondo motivo, per il quale Hicks non esultò al suo arrivo, è dovuto al fatto che quando tagliò il traguardo fu annunciato come secondo. Prima di lui infatti già un altro atleta aveva concluso la gara ed era Lutz Lorz, che poi sarebbe il nostro secondo candidato al premio Infamia nel running.

Vediamo perché.

Americano di New York, Lorz partecipò anch’egli alle olimpiadi di St. Louis nel 1904, ed ebbe il gran “merito” di fare da precursore ad una particolare disciplina, quella della maratona ibrida: metà di corsa e metà in macchina. A dire il vero aveva pure del talento, tant’è che l’anno successivo vinse, senza barare, la maratona di Boston. Ma quel giorno a St. Louis le gambe non ne volevano proprio sapere e già al quattordicesimo km fu costretto a fermarsi colto dai crampi. Decise allora di ritirarsi salendo sulla prima auto dell’organizzazione disponibile. Fu dunque trasportato verso l’arrivo ma la macchina sulla quale viaggiava improvvisamente andò in panne. Da quel punto mancavano ormai solo 10 km all’arrivo. Lorz allora prese l’occasione al balzo, scese dall’auto e completò la gara tagliando il traguardo al primo posto tra la folla festante. Venne premiato con tutti gli onori dalla figlia di Teddy Roosevelt, il tutto mentre Hicks tagliava il traguardo intossicato dalla fatica e dalla Stricnina. Qualche minuto dopo la premiazione di Lorz cominciarono però a levarsi le prime proteste. I primi testimoni denunciarono l’imbroglio e Lorz ammise la sua colpa motivando il tutto come una trovata goliardica. Uno scherzone insomma. Una scusa ben poco originale che, ai miei occhi, ridimensiona un po’ il valore di questa “impresa”.

Lorz
Quella volta che Lorz vinse senza imbrogliare

Continua…

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Giacomo Gobbo (detto Jack Lucarelli): di giorno veste i panni di un comune impiegato del catasto (o qualcosa del genere), uscito dal luogo di lavoro si cambia all'interno di una cabina telefonica e veste i panni di un Runner. L'avvento dei cellulari gli ha complicato enormemente la vita in quanto non trova più cabine all'interno delle quali cambiarsi. E i parcheggi delle aree di servizio sono luoghi per scambisti quindi l'operazione risulta essere altamente pericolosa. Ogni tanto parte in missione per conto di diomede, suo vicino di casa, e va a correre maratone e gare di trail di lunghezza spropositata. Ha un'insana passione per le storie sulla corsa e tende a riproporle, anche qui dentro, conciliando il sonno del pubblico.

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