Cosa rimane di una gara?

È una domanda che va oltre i risultati e, dopo la Wings for Life, la risposta è sempre più chiara. Scopriamola insieme.

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Sandro Siviero
Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

Tempo di lettura: 3 minutiLo dico quasi a chiunque io incontri: il bello delle gare è prepararle, quel viaggio che intraprendi e che ti fa scoprire un nuovo te stesso che incontri ogni giorno di allenamento che aggiungi alla tabella, come un mattone per una casa, e che troverai ad attenderti sotto il gonfiabile dell’arrivo. Difficilmente parlo di cosa rimanga di una gara, in sé, e soprattutto di una gara che prepari in compagnia con persone – alcune sconosciute e altre meno – che hanno il tuo stesso scopo. E per la Wings for Life World Run lo scopo era nobile dato che il 100% delle quote d’iscrizione è andato in beneficienza.

La preparazione

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Tutto nasce un po’ per caso con alcuni membri del nostro RunLovers Club che hanno realizzato un team con cui partecipare alla gara. Un gruppo di persone stupende che – con i nostri tre capitani: Micol, Fabiola e Stefano – hanno cercato di coinvolgere più persone possibile per vivere l’esperienza insieme.

Certo, ciascuno ha il suo ritmo e il suo obiettivo, sia che voglia arrivare a 50 Km che fermarsi (anzi, essere raggiunto dalla catcher car) dopo 10.000 metri. Però tutte le persone che abbiamo incontrato durante i due allenamenti che abbiamo organizzato per conoscerci erano entusiaste e poco importava il risultato. L’unica cosa che contava davvero era poter correre e fare del bene, in una gara senza arrivo.

Già perché anche la formula è stata divertente: la corsa non si svolgeva da un punto a un altro ma si veniva inseguiti da un’auto che, nel momento in cui ti raggiungeva, ti eliminava.
No! Fermo! Non è che ti “eliminava” fisicamente – potendo essere frainteso, è meglio io chiarisca – ma semplicemente funzionava da traguardo volante.

Una gara che metteva anche una gran curiosità e che richiedeva un po’ di allenamenti specifici, alcuni dei quali fatti insieme. Altri fatti in solitudine: solo io e le Ignite Disc che Puma, sponsor ufficiale della Wings for Life, ci aveva fornito (puoi trovare la recensione qui).

Una preparazione che per alcuni è stata particolarmente difficile a causa di infortuni. Ciò che comunque contava era esserci, in qualche modo.

La gara

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Che vada bene o male. Che tu alla fine sia soddisfatto oppure no. Che tu sia stupito dai tuoi risultati oppure che ti ritiri. Poco importa. Sei arrivato a oggi, alla gara.

Ti incontri con i tuoi compagni di squadra che, in questo caso, nemmeno conoscevi tutti ma c’era un filo invisibile che ci indubbiamente ci legava.

Ed è proprio questo che rimane della Wings for Life. Quel filo che ci accomunava tutti, lo scopo: la volontà di fare del bene, di divertirci, di essere comunità.

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3 COMMENTS

  1. Un po’ in ritardo commento questo post con una frase ” correre fa bene, o meglio correre fa bene far del bene ” , un grazie a tutti chi c’era chi non c’era per quella splendida giornata

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