Correre in Mozambico

Non la sentivamo da un po' ma non dubitavamo: la nostra amica Cristina sarebbe sbucata da qualche parte del mondo. E infatti eccola: questa volta in Mozambico!

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RunLovers
Ognuno corre come vuole, semplicemente, naturalmente. Semplicemente, naturalmente, Runlovers parla di cosa si parla quando si parla di corsa.

Tempo di lettura: 3 minuti“Se esco dall’hotel, giro a destra e proseguo sempre dritto, ad un certo punto mi trovo su Rua Engels di fronte al mare, vero? Lì si può correre, giusto?”

“Mh, no.” Il receptionista mi guarda perplesso. “Non le consiglio di andare in quella direzione. Lì c’è la casa presidenziale e non si può correre attorno alle mura della casa presidenziale, ci sono guardie armate.”
Ah, cavoli, Google Maps questi dettagli non li dà. “Ok, dunque dove mi consiglia di andare a correre?”
“Può uscire, andare a sinistra, fare la rotonda, prendere la terza uscita e proseguire dritto per un po’, quindi svoltare a sinistra, dopo due strade svoltare a destra e alla fine troverà…”
Vedendo la mia faccia smarrita davanti a tante indicazioni e capendo che non sono pratica di Maputo, il eceptionista esce da dietro il bancone, va in strada e ferma un tuk-tuk al volo. Si assicura che l’autista abbia capito dove devo andare (almeno lui!) e mi fa segno di salire.

Il tuk-tuk si snoda tra le tranquille strade di Maputo in un calmo sabato pre-tramonto e in meno di 10 minuti mi lascia dove indicatogli. Prima di scendere gli chiedo se può venirmi a recuperare esattamente in quello stesso punto dopo mezz’ora. Mi dice che purtroppo è a fine turno, ovviamente il tuk-tuk non è suo e deve riportarlo al garage. Gli chiedo se secondo lui posso tornare verso l’hotel a piedi dopo la corsa. Soppesa per un attimo il fatto che sono donna, bianca e in tenuta da corsa e quindi mi dice che no, tra mezz’ora il sole tramonta ed è meglio se cerco un taxi per tornare in hotel. Ok, una cosa alla volta, ci penserò dopo, a corsa finita. Se ne va e mi guardo attorno: una strada di un quartiere residenziale che si affaccia su una lunga scogliera a picco sul mare. Alberi verso la parte esterna e un tranquillo marciapiede nella parte interna. Cerco altri runners e non ne vedo. La strada non è isolata, ma neanche troppo frequentata. Faccio un brevissimo stretching pre-corsa e inizio a correre. Dopo 500 m non ho incontrato nessun runner e la cosa non mi lascia tranquilla, e per di più non ho la più pallida idea di dove sono. Non che Maputo sia un posto particolarmente pericoloso, ma come ogni città una manciata di attenzione in più non guasta mai. Altri 500 m, ancora nulla, neanche l’ombra di un runner, solo qualche ragazzino sotto gli alberi che ascolta musica guardando l’oceano. Davanti a me la strada sembra scollinare verso una lieve discesa e non sono sicura che voglio andare lì, quando all’improvviso, all’orizzonte, eccolo: un runner! Spunta da dietro la discesa e corre nella mia direzione: appare prima la testa, poi il busto, le braccia e alla fine le gambe! Continuo a correre verso di lui, ci incrociamo e gli faccio un sorriso che neanche fosse un vecchio amico. Corro ancora un po’ e decido di fare dietrofront, così che gli sto dietro, mantenendo una distanza non invadente, giusto per stare vicino ad un’altra persona che corre. Proseguo così, 5 km in tranquillità alle calcagna di questo involontario compagno di corsa e finalmente mi godo il paesaggio. Le buganvillee in fiore colorano di violetto tutta la strada e la vista sulla costa di Maputo è davvero magnifica: in lontananza si scorgono palme, strisce di sabbia, ristoranti sulla spiaggia, e le luci delle case iniziano ad illuminare le colline davanti al mare. Al largo ci sono piccole barchette di pescatori e grosse navi cargo in movimento e il venticello che arriva è davvero piacevole. L’atmosfera è tranquilla e pacifica e il cielo inizia a tingersi dei primi colori del tramonto, un altro dei tanti magnifici tramonti che questo continente sa regalare.

Dopo 5km mi fermo e decido che lo stretching post corsa lo faccio in hotel. Mi dirigo verso una strada trafficata e fermo un taxi, convinta che avrei anche potuto rientrare a piedi, ma d’altronde, perché rischiare? Correre in Africa obiettivamente presenta qualche ostacolo in più rispetto alle città nel nord del mondo: meglio non rinunciare a qualche accortezza e attenzione, così da godersi in pace i km che si corrono in questi magnifici posti.

Cristina Lussiana

Moz 2


Gli altri viaggi di Cristina:

AFRICA
– Angola
– Benin
– Città del Capo
– Congo
– Lesotho
– Mali
– Madagascar
– Nairobi
– Rwanda
– Senegal
– Sudafrica

AMERICA

– Guatemala
– Hawaii
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ASIA
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– Kathmandu
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EUROPA
– Amsterdam
– Cambridge
– Ginevra
– Oslo
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