Correre in Congo

Com'è correre a Kinshasa in Congo? Te lo racconta Cristina :)

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Ognuno corre come vuole, semplicemente, naturalmente. Semplicemente, naturalmente, Runlovers parla di cosa si parla quando si parla di corsa.

Tempo di lettura: 3 minutiCristina è finita in Congo. E cosa fa in Congo una persona quando non lavora? Ma va a correre, ovvio ;)


La prima volta che sono venuta a Kinshasa ho dovuto rinunciare a correre perché le strade mi sembravano davvero poco praticabili. Questa seconda volta voglio riprovarci, per cui dopo lavoro decido di andare in missione esplorativa per vedere se la situazione è davvero così infattibile come mi era apparsa la prima volta. Mi concedo una passeggiata di mezz’ora e scopro che l’hotel si trova in un quartiere che sembra quasi residenziale. Le strade sono un po’ dissestate e a ridosso delle mura delle case scorrono dei rigagnoli che per i pessimisti saranno delle fogne a cielo aperto, mentre per gli ottimisti saranno dei tentativi di irrigazione urbana. Sono incerta sul da farsi: le guardie armate davanti ai portoni delle case dovrebbero indicare un quartiere tranquillo, ma non sono ancora convinta che sia una buona idea finché non passo davanti alla sede di Medici Senza Frontiere, una certezza da queste parti! Per cui si, decido che si può correre qua, a costo di essere l’unica runner che questo quartiere abbia mai visto.

Vado poco prima del tramonto, per evitare di correre col buio. Il circuito è molto corto per cui passo più volte davanti alle stesse case: al primo giro le guardie mi guardano un po’ stupite, al secondo si guardano tra loro divertite e al terzo realizzano che no, non sono un’allucinazione, e mi incitano urlando ‘Courage, courage!’. In effetti, ce ne vuole! Ricambio con un sorriso, lo stesso che mi scappa quando realizzo che la strada è talmente messa male che in alcuni tratti corro più veloce delle poche auto che passano in queste vie. Non credo mi sia mai capitato di superare un’auto di corsa. A causa del caldo umido dopo 4km devo già fermarmi e assaporo la sensazione liberatoria di questa corsa che conferma un’idea di mondo dove è possibile sentirsi a casa ovunque si è, liberi di esprimersi senza offendere la cultura locale.

A metà settimana devo cambiare hotel e mi sposto nel quartiere delle ambasciate. Secondo google maps e mapmyrun ci dovrebbe essere un percorso di 2,5km frequentato da altri runners. Mi fido e il mattino dopo esco alle 6 dall’hotel per andare verso la zona indicata nelle mappe. Per caso trovo altri 2 runners che sembrano andare in quella direzione e decido di seguirli. Mai scelta si rivelò più azzeccata! Li seguo fino alla fine della strada asfaltata e quindi dentro una strada sterrata delimitata da una sbarra con militari all’entrata. La strada scende giù per una piccola discesa, curva verso destra e si apre inaspettatamente su una magnifica vista del fiume Congo. E’ davvero molto bello. A perdita d’occhio non c’è altro: una massa enorme di acqua sulle cui rive si sono sviluppate Kinshasa da una parte e Brazzaville dall’altra. Sulla strada dove corro ci sono una serie infinita di casette a schiera, per lo più ambasciate o residenze di ambasciatori, tanti runners e gente che porta a spasso il cane. Sulla riva del fiume ci sono delle tende militari davanti alle quali alcuni soldati fanno colazione in pentolini metallici, aggiustano motorette e ridono fra loro. Il fiume emana calma e forza allo stesso tempo: la massa d’acqua si muove silenziosa consapevole della sua potenza e mi ricorda che lo sforzo fisico che faccio sulle sue sponde è ridicolo se confrontato alla forza della natura che mi scorre accanto. Il paesaggio è talmente bello e incantevole che decido di tornarci ogni mattina e l’ultimo giorno anche al tramonto, quando i runners mattinieri hanno lasciato il posto a coppiette di innamorati e gruppi di ragazzi che improvvisano partite a pallone.
Quasi senza rendermene conto arrivo a fine settimana che sono 23 i km portati a casa! A Kinshasa! Cosa voglio di più?!

Kin 2

Cristina Lussiana


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2 COMMENTS

  1. Che meraviglia dev’essere, ma anche un po’ d’ansia per i militari. Io corro in tutti i posti dove capito, ma avrei più di un timore se non fossi sicuro al centro per cento. Congratulazioni per il coraggio e il racconto! :)

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