È solo questione di testa

Il titolo pare una banalità ma, se ci pensi, non lo è affatto. Soprattutto per chi, come il 99% di noi, lo fa per purissimo diletto. È una questione di testa, dicevo, e (permettimi di calcare ancora di più la mano) secondo me lo è per il 99%.
Non sto parlando di motivazione o resilienza perché fermo il mio pensiero a un livello più “amatoriale”, lasciando concetti così importanti a chi corre da professionista (o quasi).

Tutto si riconduce fondamentalmente a una domanda e alla sua risposta:
– “Perché corri?”,
– “Per divertirmi, per stare bene, per godere di più del tempo a mia disposizione”.

Proprio il divertimento è una questione soprattutto mentale e nasce dalla giusta predisposizione. Per capirci, quante volte accade di godere di un allenamento molto più di un altro, anche a parità di prestazioni? Molte, vero?
Capita il giorno che sei rilassato, felice, sereno e ti godi la corsa tantissimo. Capita poi che sei svogliato, preoccupato, teso, stressato e ti sembra che qualche troll dispettoso ti abbia messo delle lastre di granito dentro alle scarpe.

Paradossalmente preferisco correre magari essendo non in una forma fisica perfetta ma godendomi la corsa con il cervello, anziché essere un freddo automa e magari correre più forte. Sembrano le scuse di quello che corre piano e cerca alibi, lo so. Ma – alla fine – è più probabile trovare la felicità in un numero su un tabellone o in emozioni fortissime?

Per me, dato che non sono un atleta professionista con possibilità di medaglia olimpica, vale di più godere di ogni singola corsa. Portarmela a casa e sentire il cuore un po’ più pieno e leggero.

L’unica eccezione

Come da tradizione, in tutto questo discorso ci dev’essere un’eccezione che conferma la regola. Ed è quando corri per superare i tuoi limiti. In quel caso il tempo conta eccome, sei tu che corri verso una versione nuova di te. In quel caso la felicità la trovi dopo aver corso, e non per le endorfine. Ma è la felicità di aver raggiunto un obiettivo, diversa da quella che provi nel goderti una corsa.

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7 COMMENTS

  1. ……..da maggio, esattamente il 29, di quest’anno mi sto rieducando alla corsa e all’alimentazione, da un bel 101 sono passato a 90 kg…..divertendomi un casino!
    …..e quando mi chiedono con chi mi alleno….dico sempre con Sandro Saviero e i Runlovers…..
    Spero non vi dia fastidio.
    Vi voglio bene.
    Matteo

  2. solo una domanda…. se volessi riprenderele mie corse (o meglio ciò che mi si presenta all vista nei miei tracciati) con un’ action cam (niente di che banalissime corse sul lungolaguna ) da mero dilettante (passo medio intorno ai 5 min/km) cosa consiglieresti:
    in passato hai parlato della Sony ma mi sembra un tantino grossetta.
    che ne dici delle nuova hero sessione 5 go pro con aggancio sul cranio o sulla spalla?
    Magari aspettando che scenda un pelo di prezzo
    ciao e grazie Nicola.

  3. anche perché la hero session 5 dovrebbe avere la stabilizzazione delle immagini, per quanto in forma elettronica e non ottica

    • La Hero Session è molto molto interessante. Soprattutto per le dimensioni estremamente ridotte. Per mia esperienza, la stabilizzazione della camera nella corsa va comunque aiutata da un andamento il più fluido possibile: attaccarla in testa o sul torace è la soluzione migliore (la spalla meno), oppure la tieni in mano quando fai le riprese e poi la riponi in tasca. ;)

  4. In effetti è così, se corri (come faccio io) contro il tempo ovvero contro te stesso e quindi corri ai limiti o comunque molto vicino ad essi, la corsa diventa sofferenza, ricerca delle motivazioni per non mollare, ricerca di qualcuno che possa tirarti fino alla fine, spasmodico (o quasi…) controllo dell’orologio per capire cosa c’è che non va, perché non sta andando, troppa fatica, troppo dolore, troppo veloci quelli laggiù per poterli riprendere…e troppi ancora i chilometri da percorrere per sperare di finire a quel ritmo; io ho provato tutto questo e anche peggio (una maledetta vescica al piede sx, uno strofinamento infernale all’inguine dx) ieri, alla mia prima mezza maratona e, no, non posso dire di essermela goduta anzi, ho sofferto come un dannato per 20 km e ho sofferto come un intero plotone di dannati nell’ultimo chilometro perché erano in due della mia categoria (gli H55 sono delle maledette carogne) a darmi la caccia per soffiarmi una posizione, la testa di cui tu parli mi ha condotto al traguardo.
    No, non mi sono goduto la mia prima mezza maratona e alla fine ero davvero distrutto come mai mi era capitato di sentirmi nella mia vita da runner ma ehi, un occhio al tempo e al passo ed ecco che tutto si illumina di immenso e posso continuare a guardarmi allo specchio con malcelato orgoglio: ho fatto il tempo, anzi un gran bel tempo viste le previsioni pre-gara: ora sì che posso cominciare a godermi la corsa, ora posso cominciare a ripercorrere metro dopo metro 21 km di pura passione perché la fatica, signori, avrà pure tanti lati negativi ma fissa indelebilmente nella testa tutto quello che ne è stato causa.
    E allora gran doccia, pranzetto ad hoc e poi a letto per ripetere per intero la mia prima mezza maratona: ora sì che me la godo.

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