Alle Olimpiadi di Rio ci sarà la prima nazionale profughi

Tutti gli atleti di ogni nazione hanno diritto di partecipare alle Olimpiadi, anche chi una nazione non ce l'ha più

Segno (purtroppo) dei tempi che corrono, alle prossime olimpiadi di Rio ci sarà una rappresentanza di una nazione che non siede all’ONU ma che purtroppo conta sempre più involontari cittadini.

Il comitato olimpico ha infatti deciso di ammettere una rappresentanza di tutti i profughi del mondo. Atleti di diverse nazionalità che – in fuga dal proprio paese per motivi politici o per guerre e fame – possono e devono avere comunque il diritto di competere alle Olimpiadi.

La squadra è formata da atleti selezionati in 43 diversi stati. Sono 10 in tutto:  2 nuotatori siriani, 2 judoka del Congo, e sei runner etiopi e del Sud Sudan. Le loro spese, non potendo essere sostenute dai rispettivi paese di origine, saranno a carico del comitato olimpico.

Il messaggio che il comitato vuole lanciare è chiaro e forte: ognuno ha diritto di competere nella più famosa manifestazione sportiva del mondo, a prescindere dalle condizioni politiche ed economiche del paese da cui proviene. Ed è anche un forte messaggio di pace: ogni guerra dovrebbe fermarsi di fronte all’unica competizione che preveda e legittimi l’antagonismo più forte, cioè quella sportiva.

Già durante il lungo viaggio della torcia olimpica da Atene a Rio si sono alternati diversi tedofori profughi: il primo ad Atene è stato un rifugiato siriano che ha perso parte di una gamba per una bomba e l’ultimo, all’arrivo della torcia sul suolo brasiliano, il 12enne di Hussein Hanan Dacka.

A cosa servono infatti le Olimpiadi? Nelle parole dello stesso Hanan, “A divertirsi e fare amicizia”.
A unire il mondo: un mondo purtroppo ancora diviso e lacerato in molte sue parti.

(Via Aljazeera)

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