Un cuore matto, matto da legare…

Tempo di lettura: 3 minutiÈ passato circa un mesetto da quando ho preso la grande, anzi la “lunga” decisione di spararmi la 100km del Passatore nel 2016.
Penserete che avrò già macinato chissà quanti km in questo mese. E invece.

(a proposito, qualora mi incontraste per caso sulla vostra strada, evitate di chiedermi se per allenarmi correrò mai 100km prima della gara. Vi voglio svegli e reattivi nei prossimi mesi e so che non siete di quelli che chiamano “maratona” una qualsiasi distanza percorsa correndo…).

Comunque dicevo che invece è proprio il contrario. Di chilometri ne sto correndo pochi, ma frequentemente. Aggiungiamo anche che il tentativo, è quello di farli “di qualità”. E come sempre, la corsa mi sta di nuovo insegnando tantissimo sul mio corpo – e penso che questa è la vera figata di provare cose nuove, ragazzi (magari anche non con gare di 100km eh, va bene iniziare con qualcosa di più soft).

Per una soggetta tendente all’anarchia podistica [cit: Big], la consuetudine, prima di decidere di fare questa gara, era molto semplice: uscivo fuori e correvo. Sì, certo usavo le tabelline del mitico Gigi (colui che mi ha guidata alla grande in tutte le preparazioni delle gare intraprese finora) per essere costante e motivata, ma la parte più “tecnica” relativa a esercizi di corsa ecc, non faceva per me. Diciamo che il mio cappello di appartenenza come runner era “ad occhio e spanna”.
All’improvviso, direttamente dal mio nuovo giooovine coach Guidotti*, mi sono ritrovata nelle mie mani delle nuove tabelle, che ho scoperto essere l’unico strumento che probabilmente riesce a governarmi. C’è una dicitura per ogni corsa, bpm, che prima di tutto mi sono andata a Googolare a dovere. Poi in verità è arrivato anche il difficile, cercare di stare in quel numerino accanto a BPM che il coach mi segnava di fianco a ogni corsa.
Ora, già io in matematica sono notoriamente una mezza asina, in più mettiamoci la poca abitudine a far andare il cuore con le briglie dei numeri. Perché alla fine ho scoperto che quel BPM sta per Battiti Per Minuto. E anche che se voglio essere pronta ad affrontare una corsa così lunga, dovrò essere in grado di correre con il cuore ma dominando il cuore. Una corsa fuori ritmo, chiamiamola così, facendo andare il motore un pochino giù di giri, come avrebbe detto mio nonno …

Premetto che al momento è un casino e mi sono pure comprata una fascia cardio-frequenzimetro-o-come-cavolo-si-chiama. Cioè il casino non è tanto far stare i battiti del cuore dentro a quel numero (cioè sì, in realtà anche quello non è semplicissimo). Ma è più la fatica mentale di iniziare a correre e non cazzeggiare come faccio abitualmente (tipo che mi metto a pensare a svariate cose, alcune delle quali mi emozionano e POM! Regolare che i maledetti BPM mi schizzano come se mi stesse inseguendo una mandria di pecore – cosa che è veramente successa pochi giorni fa, tra l’altro) e dover piuttosto stare concentrata per rimanere più o meno costante. So che è una parte del viaggio, può non essere sempre divertente, okay, ma l’ho voluto quindi cerco di prenderne a pieni mani il meglio.
Effettivamente per guidare la macchina e prendere la patente, alla fine una minima di motori, cinghie e cambi a scuola guida me l’ero dovuta studiare e non è che fosse proprio il massimo ma… ok credo che la prenderò così.

Iniziamo ad applicare il manuale di istruzioni, l’importante è andare, poi con qualche guida alla fine la patente la si prende…

[Però devo dire che è imbarazzante scrivere questo pezzo e non riuscire a smettere di canticchiare “un cuore matto, matto da legare… ”]

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3 COMMENTS

  1. … ma la domanda da un milione di dollari è: se non hai mai corso con un cardiofrequenzimetro prima d’ora, in base a COSA è stato messo il numerino dei BPM a fianco di ogni corsa???

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