Si scrive 100km, si legge “Passatore”

Un giorno ho capito che mi ero stufata di correre. Così ho deciso di provare a correre la 100km.

Tempo di lettura: 3 minuti

Non so voi, ma a volte mi capita di ponderare, magari la sera prima di addormentarmi.

A parte i soliti affanni legati alla vita (lavoro, relazioni, depilazioni non fatte in tempo, ecc ecc), ogni tanto ho un pensiero violento legato al fatto di non aver corso o di essermi posta di farlo e non averlo fatto. Dico violento perché mi incazzo con me stessa “abbestia”, infamandomi per non aver preso la solita sana dose di endorfine. (signori e signore, sì diciamocelo: siamo tutti dei sani drogati, noi runner)
Intendo che se anche è mezzanotte, prenderei, mi allaccerei le scarpe e uscirei. Che a volte ci sta, uno dovrebbe farlo, secondo me. Ma ahimè la maggior parte delle volte il raziocinio prende il sopravvento e il buon senso dice che forse è meglio dormire. E allora si rimanda al giorno dopo.
E poi la mattina dopo la sveglia suona e penso che no, devo riposarmi bene o la giornata sarà una mierda totale. E che a correre posso sempre andarci in pausa pranzo. Oppure ora che le giornate sono lunghe e luminose, posso andare alla sera.
Inutile dirvi che poi, alla fine della storia, succede che non vado né a pranzo, né prima di cena. La storia si ripete e di nuovo mi trovo nel letto a rimuginare e inveire contro me stessa…

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Nel mezzo di questi pensieri pochi giorni fa, mi sono detta tra me e me – come potete immaginare il mio alter ego negli ultimi tempi è parecchio sotto stress per questi miei infiniti e continui dialoghi interiori ad ogni ora della notte, che manco da Marzullo – che forse dovevo trovare un nuovo stimolo.
Poi ho preso in considerazione un paio di possibilità e soluzioni al mio tormento interiore.

Avrei potuto cimentarmi con un’altra maratona, o meglio, ricercare il mio record personale su un’altra maratona. Ma considerando i miei problemi di pubalgia cronica, mi sono detta che non era il caso di puntare alla velocità.
Ho considerato di darmi al trail, così tanto stimolante e vicino alla natura che adoro. Poi la mia frequenza di slogamento delle caviglie che più o meno è la stessa con cui Liz Taylor cambiava marito, mi ha fatto realizzare in un attimo che no, il trail no good.
C’era in ballo una cosa più alla moda, tipo il triathlon fatto in maniera seria (visto che con gli sprint mi sono già cimentata da profana e non era andata malaccio – a parte la mia uscita dall’acqua, come sempre Non Pervenuta). Ma io non sono multitasking. A me non piace nuotare. E così così andare in bicicletta.
Allora, perché non continuare a correre? Ho pensato a cosa dico sempre a chiunque si cimenta in una distanza lunga e impegnativa: se puoi fallo nella tua città, perché niente ti emozionerà di più che vedere le facce di chi conosci incitarti e riconoscere gli angoli che correrai in piega con l’entusiasmo nelle gambe e il cuore che ti batte a mille.
Faenza, mia città di origine. Mezza di Faenza, già fatta. C’è una gara storica che si fa ogni anno.

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[No dai, non lo fare.]

I km sono 100 e si parte da Firenze. E porta il nome di un personaggio storico esistito ma un po’ romanzato, Stefano Pelliconi detto “Il Passatore”

[Hai sempre detto che l’avresti fatta quando non avresti più avuto niente da chiedere alla corsa, quando avresti avuto 60 anni, magari per chiudere la tua carriera di corse …]

Io non credo che smetterò mai di correre. Credo che potrò solo darmi nuovi obiettivi di corsa.
E credo che chi corre sa cosa intendo. Non esiste smettere di fare qualcosa da cui sei iper dipendente, a meno non ci sia un impedimento fisico che te lo imponga.
Io penso ci siano solo nuove strade da percorrere. Nuove sfide personali da porsi, non tempi, ma viaggi interiori. Sapere di poter raggiungere quella cosa lì, sulle proprie gambe.

Perché alla fine, il traguardo conta solo se riusciamo a vivere prima consapevolmente il viaggio che ci porta lì.
Un viaggio che per me sarà un anno di preparazione al Passatore 2016. I’m in!
PS: e se vi dicono che siete matti, quando decidete di fare 10km, 21km, maratone, trail, ultratrail … dite che sì, è tutto vero. Ma che la vostra follia è anche la più folle delle felicità.

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Annalisa Zannoni (detta Anne): lo sguardo che pietrifica, la voce che stordisce, i tentacoli che stritolano. Sono tutte caratteristiche...che non le appartengono. I tentacoli forse ma non ho mai guardato troppo bene. Anne vive in vari posti, basta che si trovino tutti sulla linea di partenza di una maratona qualsiasi. Di professione fa l'ottimista. Ha da tempo iniziato il suo processo di trasformazione in donna bionica, sostituendo con delle protesi fatte di sushi le articolazioni infortunate. E' a buon punto ma ultimamente si è fermata sul processo di bionicizzazione delle caviglie dove è richiesto del wasabi aggiuntivo. Presto però sarà ultimata e allora il suo progetto di conquista del mondo potrà continuare. E noi la seguiremo come in quel quadro dove c'era la libertà con le poppe di fuori (che però è di schiena e quindi tutti corrono per vedere cosa c'è davanti), anche se Anne è più pudica.

6 COMMENTI

    • Eheheh grazie GM, vediamo se riesco a prepare questo luuuuungo viaggio! :)
      Io ce la metto tutta e come andrà andrà ;)

  1. Grandissima!! Massima stima, e condivido ogni tua singola parola…infatti a ottobre voglio fare la mia prima mezza maratona :)

    • eh ma grazie! e … ops! grazie anche per la nota! Mia svista :)
      Non so a te, ma quando ero bambina del Passatore me ne parlavano come di Robin Hood, che rubava ai ricchi per dare ai poveri … se poi invece ti attieni ai libri di storia, non era proprio così pare – per quello ho scritto romanzato ;)

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