Roma non è stata costruita in un giorno solo

Quando ti iscrivi ad una gara prendi un impegno con te stesso. Da quel momento in poi hai deciso che dimostrerai che ce la puoi fare. Non vorrai deludere nessuno e tanto meno te stesso. Così hanno fatto i nostri reporter: hanno fatto l’errore di iscriversi e ora… non possono più tirarsi indietro, a meno che gli alieni non attacchino la terra. E forse ancora non basta. Cosa fare allora? Ce lo raccontano loro stessi.

Jessica

Jessica

Correndo ho imparato che non è mai troppo tardi per mettersi in gioco.
Nella vita ho rinunciato a diverse possibili passioni. Spesso mi son tarpata le ali in partenza, supponendo di non poter eccellere raggiungendo l’obiettivo.
La corsa invece mi ha insegnato a godere di ogni passo e a gioire del percorso. È stato come ricominciare a giocare. Non importa se alle gare non arrivo prima, ma sono sicura di essere felice almeno quanto il vincitore quando supero il traguardo. Dopo ogni allenamento mi sento meglio, più forte, più felice!
La maratona è la regina delle distanze. Roma è la maratona più partecipata d’Italia, la più emozionante e sentita, si corre nella storia!
È la mia prima maratona e voglio che sia speciale. Ho corso tanti chilometri in solitaria, con ogni condizione climatica e su ogni tipo di terreno, al buio, prima del lavoro e in vacanza. Il desiderio della maratona è nato così, macinando chilometri.
15 settimane dedicate all’obiettivo. Voglio veder scorrere i cartelli dei chilometri e respirare il conto alla rovescia finale.

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Marco

spiaggiaIscrivermi con largo anticipo ad una gara mi ha posto mentalmente nella condizione di aver preso un impegno con me stesso. Un obiettivo per il quale dovrò faticare un botto, sudare e ancora faticare ma…cavolo, si, divertendomi!
Ancor prima del traguardo, l’obiettivo é divertirmi mentre lo raggiungo. E lo è anche continuare a farlo ancora, dopo, relegando il traguardo appena raggiunto al ruolo di tappa intermedia. Verrò di sicuro sorpassato dall’anzianotto di turno (ogni maratoneta che si rispetti ne ha uno predestinato), in braghette svolazzine con un passo subdolamente ben più lesto del mio…diffidate dagli anzianotti in gara, ti ansimano dietro per chilometri e chilometri, che rallenteresti pure per aiutarli, e invece finiscono per sorpassarti in scioltezza, inesorabilmente, negli ultimi 500 metri!
E se non dovessi farcela?
Ciccia, mi farò bastare quanto raccolto fino ad allora, anche se nemmeno ci penso a mollare prima! :)
Per chiudere una maratona, in un tempo auspicato inferiore ai 2 giorni, devi impegnarti. Una mezza maratona, anche un po’ improvvisando, senza guardare i tempi, può chiuderla quasi chiunque.
Una maratona no. Mi gioco quell’impegno preso con me stesso: farcela.

Marta

Marta

Il mio obiettivo per la maratona di Roma non è altro che tagliare il traguardo. Questo è stato anche il proposito della mia prima mezza-maratona, ed è stato così che mi sono goduta tutti i momenti della gara. In realtà ho uno spirito competitivo, almeno con me stessa. Un giorno però ho deciso seguire un ottimo consiglio: “Allenati per la distanza ma senza programmarti, senza un concreto, e quando ti senti pronta, ti scrivi a una gara all’ultimo momento e via“. Così ho fatto ed è così che da dicembre ho cominciato ad allenarmi per una “non maratona”.
La preparazione è già stato un bel percorso. Per tutto l’inverno ho continuato ad allenarmi come il solito, ma penso che sia stata una grande scoperta quella delle tapasciate: voi italiani lo date per scontato, ma è un bellissimo concetto di allenamento-di-lungo che mi sa che esiste solo qua. Ho fatto tante gare con amici in bellissimi posti ed è stato così che ho iniziato a incrementare chilometri senza appena rendermi conto, e sono arrivata al punto in cui mi sentivo pronta per provarci.
Non ho grandi aspettative di performance. 42km sono già abbastanza impressionanti per me. Mi motiva il fatto di portarla in fondo, dalla partenza al traguardo. Ho già fatto tante gare più brevi nel frattempo. Adesso voglio solo fare i mie primi 42. A Roma quindi ripeto la strategia: partire, correre tranquilla e sfruttare una delle città più belle al mondo. E questa volta anche con degli amici. Roma: arrivo.

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Maurizio

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Ho corso diverse maratone ma questa è la prima volta che la farò da pace maker.
Ricordo ancora la mia prima gara, la Roma Ostia del 2008, quando mi attaccai al pace maker di 1h e 45′. Mi fu di un aiuto pazzesco, proprio perchè oltre a dare il ritmo ci incitava con le parole, ci avvertiva prima di come sarebbe cambiato il percorso, delle salite, delle discese, delle curve e di tutti i ristori che si avvicinavano.
In questa maratona spero di essere un bravo pace maker, di mantenere bene il ritmo ma soprattutto di incitare tutti quelli che mi seguiranno. Sono sicuro che me ne perderò diversi durante il tragitto, alcuni andranno più forte (spero tanti) ma altri sentiranno la fatica e forse rallenteranno e rimarranno indietro.
Il mio sogno sarebbe portarmeli tutti al traguardo e fargli fare a tutti il personale sotto le 3h e 30′, “lanciandoli” l’ultimo chilometro per arrivare sotto il Colosseo con il cuore in gola e per qualcuno con qualche lacrimuccia agli occhi.
Poi, se negli ultimi 200 metri riuscissi a intravedere anche mia figlia, allora sarebbe il massimo prendermela in braccio e tagliare il traguardo con lei!

Paolo

Paolo

Ho preparato questa gara senza particolari obbiettivi legati al tempo o alla prestazione.
Roma non è una maratona veloce quindi non la fai per migliorare il tuo personale. Poi Roma non è una maratona da fare “a testa bassa”, concentrati solo sul proprio GPS da polso e sul tempo al chilometro: devi correrla guardandoti attorno dal primo all’ultimo metro, non solo per godersi lo spettacolo dei monumenti della città eterna, ma anche perché almeno per un giorno i runners si impossessano completamente della città, che viene interamente chiusa al traffico, con buona pace degli automobilisti. Le strade si riempiono di famiglie intere, coi bambini al lato della strada che tendono le mani per farsi dare il cinque dai runners.
Un po’ d’ansia ovviamente c’è, anche perchè ogni maratona fa storia a sé: è una distanza fuori dagli schemi della quotidianità che mette alla prova parti del nostro fisico e della nostra mente che ogni volta possono rispondere in maniera del tutto imprevedibile.
Ora come ora sarei contento anche solo di arrivare al traguardo senza soffrire troppo, con ancora la forza di sorridere al traguardo, alzando le braccia per la foto di rito, e soprattutto con ancora abbastanza ossigeno nel cervello per poter riconoscere mia moglie o almeno i parenti più prossimi.
Ma sono anche un runner patologico e come ogni degno appartenente a questa categoria, sono bugiardo come un pescatore che butta la lenza dichiarando che lo fa solo per passare un po’ il tempo, senza sperare di prendere nessun pesce. Quindi, non credere a una sola parola di quello che ti ho detto, perché quando mi appunterò il numero al petto e lo starter darà il via, dentro di me già so che metterò il cervello offline e finirò col correre anche questa gara a testa bassa, concentrato solo sul passo al km, con l’obiettivo (non dichiarato) di chiuderla (anche strisciando) impiegandoci almeno un secondo in meno del mio personal best.

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