La corsa, si sa, è per eccellenza la disciplina sportiva di resistenza. Esistono sport tattici, sport di squadra, sport dove devi esprimere un’energia esplosiva per pochi, fondamentali secondi.

Nella corsa, dal fondo medio al gran fondo fino alla maratona e all’ultramaratona, quello che devi sapere esprimere non è più solo una dote fisica ma una mentale: devi resistere, più degli altri, più di quanto pensavi fosse possibile.

Non ce la faccio più

Quante volte te lo sei detto? Succede quando la voglia di fermarti si trasforma in un’esigenza. Di fronte a te hai una strada che pare allungarsi invece che ridursi, le tue gambe non ti reggono più e l’unica cosa su cui riesci a concentrarti è quanto sei stanco, quanto non ce la fai più. La resistenza viene meno e si trasforma nella bestia nera del runner: la crisi.

Definire la resistenza

La resistenza non è solo un fatto fisico. Certo, ti alleni per svilupparla e portarla sempre un passo oltre. Ore e giorni di preparazione sono serviti soprattutto a quello: a elevare la soglia della sopportazione, a imparare a gestire la fatica, a spostare il limite sempre più in là, in modo che quello che sembrava impossibile diventi la normalità. Eppure c’è sempre una soglia oltre la quale è difficile spingersi.

Dov’è il limite?

La cosa insidiosa è che quel limite si sposta: può essere al mitico e temutissimo 18° km o al 30°. A volte è anche al 5°. Non c’è una regola.
Puoi non farcela più in qualsiasi momento. Esattamente come nella vita: improvvisamente le tue capacità crollano e un dettaglio ti mette in crisi. Oppure un grande problema.
Hai incontrato un tuo limite e i limiti hanno questa caratteristica a volte: sono dove meno te li aspetti.

Cambia la prospettiva

Sai la storiella che in cinese crisi e opportunità si dicono nello stesso modo? Beh, mi spiace deluderti ma sembra che non sia affatto vero. Crisi in cinese significa esattamente “crisi”, come in qualsiasi altra lingua. Però c’è un elemento di verità in questa interpretazione sbagliata: la crisi è vissuta come avversità, come una congiura contro la realizzazione dei tuoi piani. Probabilmente è così, ma prova a vederla diversamente: la crisi è un arresto di un moto, è un cambio di rotta obbligato, è uno stravolgimento delle condizioni in cui vivi. Chiaramente nessuno se la augura, ma personalmente ogni volta che ho avuto una crisi – esistenziale, sportiva, professionale – non ho mai maledetto il destino. Ho pensato invece che volesse sfidarmi: vediamo come reagisci, dai.
La parola “crisi” deriva dal greco κρισις, che a sua volta viene da κρινω, che significa “separo” e in senso figurato “decido”. Quindi la crisi non è negativa, ma è momento di decisione, in cui si separano le cose importanti da quelle che non lo sono*.

Reagire e resistere

Resistere non significa solo perseverare a fare ciò che facevi prima di una crisi: significa modificare il proprio comportamento in funzione delle condizioni esterne che sono cambiate. Usciresti mentre piove senza ombrello maledendo il fatto che piove? No, ti sentiresti cretino a farlo. Prenderesti invece un ombrello e ti proteggeresti con quello.
Quando le cose non girano per il verso giusto ripeti questo mantra:

Non conta cosa Mi succede.
conta come lo affronto.

La crisi non è un complotto: la crisi è uno stimolo a fare diversamente ciò che facevi in maniera automatica o in maniera sbagliata. Dalle crisi si impara molto di più che dai successi e per un motivo molto semplice: le crisi riescono a tirare fuori il meglio o il peggio dalle persone. Da come una persona reagisce ad una crisi si capisce la stoffa di cui è fatta.

Benvenuta crisi

Alla prossima crisi non perdere tempo a maledire il destino. Se è una crisi sportiva probabilmente dipende da te: ti sei allenato poco o sei stanco per mille altri motivi. Se è una crisi del sistema non puoi esserne il solo responsabile, per quanto il tuo ego sia ipertrofico. Se invece accetti la crisi e la interpreti come un segnale del fatto che qualcosa in ciò che facevi non andava bene puoi mettere in atto le contromisure: cambiare andatura, cambiare direzione (beh, in gara questo non puoi farlo…), cambiare atteggiamento. Come ti rapporti agli altri e alla vita condiziona la tua vita e le dà forma.

Non ci sono antidoti, non ci sono sistemi per superare una crisi. Oppure ce ne sono tanti. Ognuno ha il suo, ma una cosa è certa: lamentarsene e maledire il destino è l’unico metodo sbagliato. Una crisi è un’interruzione del flusso positivo della tua vita ed è un avvertimento: lo stai facendo nel modo sbagliato. Stai andando troppo forte, stai trattando male qualcuno, stai sbagliando.

Quindi, quando le cose vanno male – nello sport e nella vita – prova a vedere la crisi come un favore del destino: ti sta avvertendo che non stai andando nella direzione giusta. Il grande errore che puoi fare è non ascoltarlo.

E quando ti imbatterai nella prossima crisi pensa solo a questo:

Questa non è una crisi: questo è l’inizio del resto della mia vita.
Come sarà lo decido solo io.

E ora: corri uomo, corri donna.
E amatevi se vi incontrate da qualche parte.

(le storia d’amore ci piacciono sempre, non a caso siamo RunLovers, no?)

* grazie a Luigi Foschini per questa spiegazione dell’etimologia greca della parola “crisi”.

 

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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