Quando da un imprevisto nasce un’opportunità

Tempo di lettura: 9 minutiQuesto è il racconto del primo triathlon che l’amico Claudio Tedeschi ci ha mandato. C’è tutto: la preparazione vissuta con la famiglia, il viaggio, la paura, l’emozione, le cose che van storte e… e un insegnamento. 
Buona lettura. 


Dopo le tante sveglie prima delle 5 dovute al caldo di questa estate per preparare la mia seconda mezzamaratona, una bella mattina al termine di un lungo di 18 km,un muscolo del quale non conosco l’esistenza comincia ad urlare: Psoas. A venti giorni dalla mezza decido di interrompere gli allenamenti. Dopo una settimana il dolore che ancora sento rende ufficiale la decisione: la RomaByNight è rimandata all’anno prossimo. Nei giorni di stop però medito e nuoto. È da un anno che ho il pensiero di iscrivermi ad una squadra di triathlon in una parte del retrocranio; per questo durante l’inverno ho utilizzato le sessioni di scarico running in piscina per migliorare nel nuoto e utilizzato la mia vecchia bici per cominciare a mettere sulle gambe qualche chilometro. Decido quindi di iscrivermi alla RomaTriathlon. Il presidente Valerio mi chiede quali siano le mie intenzioni. Rispondo di aver portato avanti solo una pratica in un momento di stop e che magari dalla primavera prossima…

Proprio nel giorno della RomaByNight azzardo con successo i primi 3km di corsa. Poi 5, poi altri 5 e arriva il primo settembre: in quel giorno avrei dovuto sentirmi con Valerio per decidere che fare. Lo informo che Psoas non si lamenta più e concordo con lui che è giunta l’ora di gettarsi nella mischia! Inizia una brevissima preparazione al EstTriathlon di Montefiascone sul lago di Bolsena! In questi pochi giorni inserisco due doppie fatte come se fossi in gara. La prima nuoto-bici va abbastanza bene, la seconda bici-corsa (mai fatta) mi crea sensazioni particolari ma dopo poco le gambe girano sui miei tempi!

Una gita con la famiglia

Propongo a mia moglie di accompagnarmi prendendoci un fine settimana lungo con i bimbi. Non siamo mai stati sul lago di Bolsena. Partiamo venerdì 11 e decidiamo di percorrere la Cassia tra noccioleti e venditori di funghi porcini anziché la più veloce autostrada per meglio gustarci la meravigliosa campagna viterbese. Ad un certo punto eccola! ‘Montefiascone bella m’appare’ dalla sua posizione dominante sul territorio.La strada inizia a salire ed arriviamo in paese ma la voglia di andare a vedere dove si svolgerà la gara prevale e scolliniamo immediatamente per dirigerci in discesa verso il lago! Ok, forse qui sarà la zona nevralgica. Dopo un ottimo pranzo di pesce io non resisto e in piena digestione voglio provare la salita che percorrerò in gara, anche perché forse è meglio provare oggi e riposare domani. Così mi travesto da ciclista e giù in picchiata verso il lungolago dove faccio una allegra passeggiata turistica. Purtroppo noto che il deragliatore non fa bene il suo lavoro passando dalla corona piccola alla grande scatenando più volte. Non è un problema da poco vista la salita impegnativa da fare due volte ma mi faccio coraggio e affronto la prova decidendo di affidarmi completamente alla grande. Comincia dolcemente ma poi la pendenza cresce sempre più, tornantone, altro tornantone, sempre più ripida, terzo tornantone, sempre più dura e finalmente la cima Coppi, sono in paese. Soddisfatto per avercela fatta con dignità (era il mio primo vero allenamento in salita) mi metto alla ricerca di un ciclista. Il primo mi dice che le bici come la mia neanche le tocca e mi indica uno specializzato che raggiungo e che naturalmente ha deciso di rimanere chiuso questi venerdì e sabato, forse, mi dico, per partecipare alla gara… Raccolgo tutta la filosofia che c’è in me e decido che il Signore vuole che io utilizzi la corona grande! Aggiudicata! Non ci penso più, in fondo la salita l’ho fatta! Così ad una bella passeggiata turistica pre serale e una pizza panoramica segue una notte di sogni d’oro, in un silenzio che in metropoli non conosciamo.

In ricognizione

All’alba mi sveglio per primo come sempre gustandomi dalla finestra i colori del mattino sui tetti del borgo medievale. Sfrutto una passeggiata al lago mascherato da bravo papà che porta i bimbi al parco giochi mentre dentro di me sto solo scrupolosamente rifacendo (in discesa) una nuova ricognizione della salita. Giù al lago trovo in allestimento quella che immagino essere la zona cambio. Proseguiamo in macchina un tratto di lungolago per avere una panoramica turistica più ampia dirigendoci verso Marta e Capodimonte. Lungo la strada sterrata sull’acqua, territorio dei podisti locali e di triatleti che si sciolgono prima dell’indomani, incontro un gregge di caprette. Il loro pastore mi dice dove posso trovare della ricotta fresca. Figuriamoci se mi faccio scappare l’occasione di acquistare un agglomerato di aminoacidi e proteine così genuino prodotto da animali che vivono nella grazia di Dio!

Risalendo noto che a metà strada stanno disegnando il giro di boa…questo vuol dire che la salita sarà meno lunga e che mi risparmierò la parte più dura (che comunque ho affrontato con successo).

È l’ora di pranzo a Montefiascone e il profumo di brace pervade tutto il paese: il pranzo è deciso ed è perfetto per rinforzare i muscoli). Dopo la Santa Messa del sabato sera nella meravigliosa Basilica di Santa Margherita (che ha la terza cupola più grande d’Italia dopo San Pietro e Santa Maria Del Fiore! rimane da fare solo la classica cena di carboidrati e andare a riposare.

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Pregara

Questa notte però la passo meno serena della precedente e alle 6 sono in piedi a occhi spalancati. Doccia, barba al ritmo di Born To Run di Bruce Spreensteen, colazione veloce ed essenziale e via a caricare bici e zaino sulla macchina. Arrivando al lago già si respira l’atmosfera della gara. Parcheggio, scarico l’attrezzatura e con la famiglia mi dirigo verso la zona cambio terrorizzato dall’eventualità di aver dimenticato qualcosa. La famiglia si posiziona nel parco giochi accanto ed io faccio il mio primo ingresso in zona cambio. Cerco la postazione n. 162, appoggio la bici e mi guardo intorno prendendo i punti di riferimento per ridurre la possibilità di fare magre figure in gara cercando e non trovando il mio posto. Sistemo le mie cose alla sinistra della bici. In quel momento Fabrizio, un compagno di squadra, mi dà dei piccoli e funzionali suggerimenti e mi fa spostare l’attrezzatura appoggiata a terra al lato catena della bici. Sarà per deformazione professionale ma per me ‘sinistra della bici’ vuol dire rispetto al senso di marcia non guardandola di fronte. Sposto tutto e dopo aver incastrato qua e là un paio di integratori la postazione 162 è pronta!

La tanto attesa notizia arriva: niente muta. Non essendo ancora pratico della svestizione la cosa mi rende felice.
Ci siamo! Comunico il mio numero per la spunta e sono dentro. Alcuni compagni di squadra mi rivolgono parole di simpatia, Roberto a suo modo mi dà il benvenuto nel team, Valerio mi chiede se sono pronto e rispondo lucidamente di esserlo! Ritorno nel posto che mi compete: la retrovia. Viene ordinata l’entrata in acqua. Un ultimo saluto alla famiglia che con immensa felicità è in prima fila per gustarsi la partenza e rimango in attesa del segnale.

Pronti: via!

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Mi concentro, ecco il fischio, daje Clà, qualche passo in avanti, il tuffo, sono in tonnara! Dopo una decina di bracciate arriva il mio primo forte colpo in testa, faccio finta di nulla (non c’è altro da fare) e cerco di capire cosa sta succedendo. Non c’è nulla da capire devo solo seguire. Sento sotto la mano davanti a me la sensazione di stare in scia. A metà del primo lato del triangolo ho due sensazioni chiare: la boa è ben visibile e posso andare più veloce di come sto andando. È ora di cominciare a farsi un po’ di strada! Quando capisco di avere un piccolo varco mi intrufolo tra le persone e alla prima boa sento di avere fatto il mio lavoro. L’aperitivo l’ho fatto, ora voglio la mia velocità. Cambio passo ma non basta, siamo troppi. Comincio a sentire uno schiaffo a destra, poi a sinistra, uno a destra, uno a sinistra, un’altro a destra, un’altro a sinistra. Due persone appaiate davanti a me e io nel mezzo con la testa tra le loro mani. Una posizione che non mi piace, devo divincolarmi. Cambio passo e gli sono in mezzo e quello alla mia destra mi dice “Tranquillo,eh!“. Chiedo scusa come pura forma di cortesia ma penso:”Ahò, mica l’ho chiamata io tonnara questa!“.
Supero. Anche la seconda boa è ben visibile, si avvicina, la giro. Lontano davanti a me la riva e il ponticello per uscire dall’acqua. Finalmente sento di andare alla mia velocità ma non avverto più la sensazione di scia… Vedo la terza boa ma avanti non c’è nessuno, sono tutti alla mia destra. Devo decidere se dare tutto in questa strada appena più lunga o cercare di tornare in scia. Mi prendo qualche bracciata di tempo ma poi rientro, in fondo la gara è ancora tanto lunga e per me ci sono solo incognite. Quindi reprimo la smania e aspetto serenamente l’avvicinarsi della riva con la promessa che la prossima volta almeno nel nuoto posso permettermi di non partire così indietro. Ecco il ponticello, sono arrivato, emergo dalle acque! Torno sulla terra ferma e inizio a percorrere i 200m che conducono alla zona cambio. Sono soddisfatto della mia uscita dall’acqua ma una ragazza mi supera a destra a una velocità che non mi sognerei mai di tenere e mi fa tornare immediatamente a riflettere sui miei grandi limiti essendo lei partita qualche minuto dopo di me. Percorro quel breve tratto di corsa tranquillo e finalmente il momento più atteso: il primo incontro con la mia famiglia posizionata ora qualche metro prima della zona cambio. Mi incitano dandomi una grande carica. Bene, siamo arrivati al momento cruciale. Faccio un brevissimo auto briefing e vado diretto alla postazione. Con mia grande sorpresa trovo più biciclette del previsto e la cosa mi incoraggia mentre indosso le scarpe da bici e metto il casco. La prendo e la guido con mano sulla sella molto facilmente e questo mi fa sentire bravo. Esco da zona cambio e ci salgo su pronto per la seconda frazione.
Inizio il percorso. Innesco il rapportone e provo a tenere il passo di uno che sta una ventina di metri avanti a me. Ce la faccio fino al primo giro di boa ma poi lo vedo allontanarsi. So che questa frazione è quella in cui patirò maggiormente e mi preparo alla prima salita. Arrivo davanti alla zona cambio dove la mia famiglia mi aspetta per gridare “Vai Papiiiii!”. Ci voleva, ora curva a destra e la salita si presenta di fronte a me. Alla mia destra i vigneti di EstEstEst! alla mia sinistra i triatleti che mi precedono scendendo a tutto gas. Vabbè bello il panorama, bella la boiserie ma ora Clà spingi su sti pedali! Si sale, sempre più ripidamente, qualcuno mi supera brillantemente, ad altri riesco a tenere la scia ma solo per poco purtroppo. Dovrò contare solo sulle mie forze, ma lo sapevo già. Arrivo col mio passo al giro di boa e sono felice di iniziare la discesa! Giù fino in zona cambio, curvone a sinistra e un nuovo pieno di energia che viene dal tifo della mia famiglia! Ancora lungo lago, ancora rapportone da spingere, Roberto in senso opposto mi urla un caloroso “Daje!”. Approccio il giro di boa, dove trovo il pastore con le caprette, lo prendo come un buon segno. Sono sul lato opposto, direzione salita. Incontro Fabrizio e penso di essere stato più veloce a nuoto ma sicuramente mi sta riprendendo. Un nuovo urlo della mia famiglia mi carica per la seconda salita. Comincio, dopo poco si piazza davanti a me uno. Provo a tenere il suo passo. In senso opposto vedo quelli che si preparano alla frazione running pedalando sulle scarpe sfilate, penso di volere provare a farlo anch’io. Ma ho ancora la salita davanti a me e purtroppo non riesco a tenere a lungo il passo del mio compagno. È una frazione in bici solitaria la mia. Percorro la parte più ripida e Fabrizio mi supera brillantemente facendomi i complimenti per la bici. Ringrazio e contraccambio ma di seguirlo non se ne parla neanche, troppo veloce! Arrivo all’ultimo giro di boa al termine dell’ultima salita, sento il ‘bip’ della rilevazione del tempo, una gran bella bevuta di sali e giù in discesa verso zona cambio. È qui che a un certo punto mi esalto. Ho più confidenza con la strada e decido di affrontarla con più spregiudicatezza.

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Tocco i 60km/h per la prima volta in vita mia e mi scappa anche da ridere. Così arrivo nei paraggi di zona cambio, mi sfilo una scarpa ma l’ultima curvetta prima dell’ingresso arriva troppo presto e non riesco a sfilare la seconda, vabbè c’ho provato. Trovo la mia postazione senza problemi, poso bici e casco, indosso le nuove scarpe per la terza frazione e via di corsa. La mia famiglia mi urla “Papi torna presto!” Sento le gambe andare sciolte e la cosa mi fa piacere. Incontro subito Roberto che sta arrivando al traguardo che mi grida “Ancora qua stai?“. Rido. Arriva un ragazzo di Terni che socializza con me, parliamo qualche minuto di triathlon, delle nostre età e delle nostre sensazioni. Anche questo lo prendo come un buon segno (Terni è la città dell’ acciaio), un triatleta sa cosa intendo! Lui però va a 5’ io mi posso permettere un 5’20”… Meglio godersela e ciao amico! Ultimo giro di boa, ultimo bicchiere d’acqua. L’unico pensiero è quello di trovare un cestino per non gettarlo a terra, il cestino arriva. Manca poco, mi supera una compagna di squadra, che brava! Sono indeciso se seguirla forzando o rimanere sul mio passo… preferisco gustarmi tutti i metri che rimangono. Inizia a piovere. Vedo l’arrivo e la mia famiglia che mi aspetta a braccia spalancate pochi metri dopo. Li abbraccio! Che bella sensazione!

Ciò che porterò con me di questa esperienza è la certezza che da un imprevisto può nascere un’opportunità e anche che se si lavora per mesi per migliorare vale sicuramente la pena buttarsi nella tonnara… senza troppi tentennamenti o indulgenze. Quando si è pronti…si è pronti!

Claudio Tedeschi

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