Nike Free 3.0 Flyknit, il massimo col minimo

Tempo di lettura: 3 minuti

Cosa puoi togliere alle Nike Free 3.0 Flyknit? Niente.
Cosa puoi aggiungere alle Nike Free 3.0 Flyknit? Niente.
Questa intro potrebbe farmi odiare dal designer delle Free 3.0 del 2015 perché ok, sono bellissime e corrono come le ali di Mercurio, ma poi lui cosa fa il prossimo anno? Però se devo dirlo lo dico: le Nike Free 3.0 Flyknit di questo 2015 sono scarpe quasi perfette, e dico “quasi” solo perché la perfezione non è di questo mondo.

Sai infilarti un paio di calzini?

Nike_Running_SU15_STNDRD_718420_008_OUT.psd

Le Nike Free 3.0 Flyknit hanno i lacci ma potrebbero pure non averli. Le infili esattamente come un calzino: ci metti il piede dentro e le calzi. Fine. I lacci servono ad aggiustarle sul tuo piede, ma il Flyknit (il tessuto elasticizzato con cui è fatta la tomaia) le rende perfettamente adatte ad essere infilate e ciao, io vado a correre.
La soluzione della tomaia dà molteplici vantaggi: un peso contenutissimo, traspirabilità e soprattutto la quasi totale assenza di cuciture. Queste Nike hanno un’unica cucitura nell’interno del tallone (non nel retro, ed è molto intelligente come soluzione) che non preme su una zona sensibile perché l’interno del tallone – facci caso – è più scarico normalmente. Quindi? Quindi anche l’unica parte che potrebbe irritare il collo del tuo piede non lo fa. Non poco per  una scarpa che davvero puoi usare anche senza calzino.

Sullo stesso argomento:
ASICS Gel Nimbus 20: recensione di un mito

Basteranno?

Nike_Running_SU15_STNDRD_718418_006_OUT.psd

Quando hai ai piedi delle scarpe così minimal come queste pensi subito che non ti proteggeranno abbastanza e che dopo 3 km implorerai per avere qualcosa di molto più ammortizzato. E invece hanno un’ammortizzazione minima perché sono minimal, eppure incredibilmente confortevole e morbida. Ci ho corso per molti più di 3 km e le ho tenute ai piedi intere giornate e non ho mai pensato “Ma che idea m’è venuta questa mattina?”. Ho pensato invece che non le sentivo ai piedi, e ciò è bene.
Quindi ci esci a correre e ti stupisci a sentire che la voce della tua app ti dice che stai correndo più veloce del solito.

Quando sei naturale corri più veloce

SU15_M_NikeFree_3_0_Flyknit_2_39252

Ci sono diversi motivi per i quali correndo con scarpe natural vai più veloce: ti sposti sull’avampiede e quindi hai un assetto più da velocista. Poi hanno un drop più ridotto (che ti fa appunto correre più da velocista): in particolare le Free Flyknit 3.0 hanno 4 millimetri di drop, uno standard che le avvicina al drop 0 delle scarpe più estreme, pur senza essere così esasperate.
E lo vedi correndoci: il fatto di sentire il piede perfettamente fasciato ma non costretto ti dà una grande confidenza e ti porta a spingere.
Queste Nike contengono molto bene il tuo piede, a patto che siano esattamente del tuo numero e che non ci balli dentro.
Anche quando acceleri loro ti seguono e ti trasmettono controllo. Forse l’unico piccolo difetto è che spingendo davvero molto l’elasticità della tomaia dà l’idea di cedere un po’ e senti il piede non perfettamente contenuto. Ma la definirei una sensazione più che la realtà.

Sullo stesso argomento:
Zoot Ali'i, una scarpa fuori dal comune

I confini

SU15_M_NikeFree_3_0_Flyknit_10_39253

I tuoi limiti si spostano continuamente con l’allenamento e la determinazione. Quelli delle Free 3.0 Flyknit sono chilometrici: solo se pesi poco o se hai un piede molto allenato puoi permetterti di farci molti chilometri. Per il resto sono scarpe da allenamenti veloci e non da molti km. Però la notizia è che ci puoi correre e che non sono scarpe estreme da running e buone per la palestra: sono ottime in entrambi i casi.
Con le dovute precauzioni e usandole con intelligenza (ascolta sempre il tuo corpo, si tratta di scarpe con pochissima protezione), le Free Flyknit 3.0 sono scarpe da running a tutti gli effetti.

Le Nike Free 3.0 Flyknit sono disponibili dal 2 aprile 2015.

 

 

IN BREVE
Comodità
10
Estetica
9
Calzata
10
Tomaia
10
Suola
9
Peso percepito
10
Protezione
7
Rapporto qualità/prezzo
7
CONDIVIDI
Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

2 COMMENTI

RISPONDI

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.