Mizuno Wave Aero 13, il peso dell’aria

Un test che faccio spesso quando provo delle scarpe consiste nel fare in modo di dimenticarmi cosa ho ai piedi. È un test apparentemente stupido o che non potrebbe significare molto. Però, pensaci: la miglior scarpa del mondo è la tua, e la tua è quella che indossi, ci corri per 30 km e non ti ricordi più cosa avevi calzato. Finché le togli dopo la corsa e pensi “Ah già, avevo le Wave Aero 13“.

Come si fa

Ci sono almeno 2 modi per condurre questo test: procurati un amico e vacci a correre. Ovviamente devi parlare dall’inizio alla fine, possibilmente non delle scarpe con cui stai correndo. Oppure ascolta qualcosa di complicato in cuffia, qualcosa che richieda la tua attenzione. Una registrazione del tuo commercialista che ti spiega il sistema di detrazioni fiscali, oppure una bella conferenza del TED: in inglese. Ora hai la testa solo lì. Non pensi ai tempi, non pensi all’andatura. Corri e ascolti. Lo scopo non è fare il tempo, è dimenticarti cosa stai facendo perché stanno parlando di una cosa alquanto complessa.
L’ho fatto con le Wave Aero perché alle prime uscite non le sentivo perfettamente. Volevo creare un po’ di “disturbo mentale”. Oh, me le sono dimenticate.

Una ode alla costruzione

Mizuno Wave Aero 13_02

Le Wave Aero non costano poco ma sono fatte in una maniera che è decisamente singolare per quello che si trova normalmente in giro. Sono solide, ben rifinite e comunicano un senso di amore per la costruzione: alla Mizuno piace fare scarpe e farle bene. Può sembrare una cosa secondaria ma questa sensazione ti resta addosso anche quando corri e si traduce in affidabilità: una scarpa fatta con questa cura non mi tradirà mai. La suola poi ha una resistenza all’usura incredibile: il battistrada dopo parecchie decine di km è nuovo (ma che ci mettono in quelle mescole?). Non a caso Mizuno è nota proprio per la durata che le sue scarpe riescono ad esprimere.
La tomaia è composta da diversi pezzi: è tradizionale insomma ed ha pure degli inserti (puntale e tallone) in pelle oltre alla mesh molto traspirante in Airmesh. Una cosa davvero inusuale in questo periodo in cui sembra che la tomaia seamless (senza cuciture) sia un dovere più che una particolarità. No, le Wave Aero 13 sono fatte alla vecchia maniera, come un orologio svizzero. E allora? Un pregio delle tomaie seamless è che sono più leggere. Verissimo. Eppure la percezione del peso di queste Mizuno è una sola: ma quanto leggere sono? 255 grammi, per la cronaca. Poco per essere fatte come sono fatte.

LEGGI ANCHE:
ASICS Gel Nimbus 20: recensione di un mito

Un’intersuola da manuale

Mizuno Wave Aero 13_03

La leggerezza sta in gran parte nell’intersuola, che è poi una buona parte del “telaio” delle scarpe da running. L’intersuola Mizuno è unica e inconfondibile: ha il sistema Wave sul tallone (guardala di profilo e stupisciti: la suola e il tallone sono in contatto solo in alcuni punti) e la mescola è la U4ic, del 30% più leggera di una mescola tradizionale (e si sente). Il risultato è una leggerezza notevole e una secchezza nella risposta: sono scarpe veloci che dissipano velocemente l’urto e ti preparano all’affondo.
Sono a metà strada fra le Mizuno Hitogami (da allenamento leggero o da lavori di rinforzo per chi ha una corsa natural) e le Wave Rider (scarpe da lunghi e maratone): sono molto veloci e aggressive, ma non tanto protettive da correrci per tantissimo.

La loro vocazione

Del resto sono scarpe da velocità per preparare una gara: ci fai i lunghi medi o anche gli allenamenti più brevi in cui spingi. Perché sono una specie di muletto da Formula 1: non sono carburate come la macchina da gara ma ti danno un’idea molto precisa di come dev’essere andare ai 320 all’ora. Ammesso che tu riesca a dimenticarti di essere alla guida di un bolide da 800 cavalli. Cosa che con le Mizuno Wave Aero può capitarti.

LEGGI ANCHE:
Hoka One One Mafate 2, la prova

 

IN BREVE
Comodità
9
Estetica
8
Calzata
8
Tomaia
9
Suola
10
Peso percepito
10
Protezione
8
Rapporto qualità/prezzo
8
CONDIVIDI
Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

RISPONDI

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.