Lo sport non ha confini (e porta felicità, sempre), come alla maratona di Amman

“Vai in Giordania? Ma non hai paura?”. Per settimane prima della mia partenza per la Giordania ho dovuto tranquillizzare amici e familiari o anche semplici conoscenti. Ero tranquillo, anzi, mi mettevano più ansia le loro attenzioni di qualsiasi paura potessi crearmi da solo.
Ci tengo a dire soprattutto questo: la Giordania si trova in Medio Oriente e ha dei vicini un po’ (appena un filo) incasinati, però la Giordania condivide con loro solo la posizione geografica. Anzi: soffre di questi ingombranti vicini perché è un luogo pacifico, felice e soprattutto magnifico. E dalla notizie che i vicini producono – volenti o nolenti – ne è solo danneggiata.

Correresti una maratona in un luogo pericoloso?

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Partecipare – anche se solo da osservatore – alla Maratona di Amman è stato esattamente ed emotivamente come conoscere la Giordania (che non conoscevo). Quello che mi è capitato visitando questo meraviglioso paese l’avevo già vissuto in poche ore la mattina del 9 ottobre, quando si è svolta la maratona: non sapevo che pensarne, non la conoscevo, più passava il tempo e più mi piaceva.
La maratona di Amman in verità si compone di 3 gare: la 42, la mezza e la 10. Partivano in luoghi diversi e ad orari diversi. La partecipazione era un continuo crescendo: qualche centinaio alla 42, un migliaio alla 21k e più di 10000 alla 10k, giustamente.
Inizio: alle 6 del mattino per la maratona, quando Amman è ancora fredda dalla notte appena trascorsa e gli atleti si scaldano davanti al municipio. Puntuale, parte.

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La particolarità di questa maratona è che per totalizzare i 42 km necessari si deve ripetere il giro 4 volte (due volte per la 21k). La 10 k ha invece un percorso diverso, che parte dalla cittadella dello sport. Alle 7.30, in un’altra parte della città, inizia la 21k. Partecipano molti americani, funzionari e dipendenti dell’ambasciata. Partecipano giapponesi, spagnoli, italiani non ne ho sentiti. Partecipa anche una donna che per me resterà il simbolo di questa maratona: è completamente vestita e coperta, si vedono solo gli occhi (no, non è un innovativo abbigliamento tecnico). Non puoi neanche indovinare se sotto indossi qualcosa di tecnico. Eppure parte, assieme agli altri.

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Quando la vedo penso solo che lo sport unisce quello che la religione o la politica dividono, penso che se una donna chiaramente ortodossa decide di correre una mezzamaratona – anche senza aver abbandonato i suoi abiti quotidiani – è un bellissimo segno. Significa che lo sport viene prima di tutto: come mezzo per realizzarsi e per esprimersi individualmente, pur sentendosi parte di un gruppo, di un popolo che supera i confini di qualsiasi nazione. Nello sport definisci solo te stesso, con le tue forze: nessuno e nessuna divinità ti dice chi sei, non devi venerare nessuno, non devi prostrarti: devi solo dimostrare quanto vali. Poco o tanto, partecipare è già una vittoria. E quando lo fai in questo contesto per me vinci anche se arrivi ultimo.

Una maratona normalissima

La gara si svolge tranquilla e regolare. A fare da supporto bambini e ragazzi del servizio d’ordine e il club degli harleyisti di Amman, vestiti da harleyisti di tutto punto. Insomma, a me questi piacevano, era come se ci fossero quelli di Sons of Anarchy a fare il doposcuola alle elementari.

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Alla 10K c’era pure il cugino del Re Abd Allah, quindi tecnicamente un principe. L’ha fatta in un’ora e venti e io sono stato a 2 metri da un principe nel dopo gara. Insomma, un po’ mi sono emozionato.

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Perché normalissima? Perché è stata una maratona come se ne vedono tante: pacifica, festante, colorata e sorridente. E soprattutto dove hanno vinto i soliti etiopi (sono ironico dai, ma è vero, vincono – quasi – sempre loro).
E il dopo gara forse è stato ancora più bello: l’intero teatro romano di Amman ricoperto di un pubblico giovane che voleva divertirsi e che ballava alle note di un cantante locale (credo un Ramazzotti giordano a giudicare da quanto erano gasati a sentirlo. O forse un Mengoni o mettici chi vuoi) e che attendeva la premiazione.

La premiazione più bella del mondo

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Due cose: la cerimonia di premiazione è durata pochissimo: hanno premiato i primi 3 uomini e donne della maratona, della mezza e della 10k. Ma la cosa forse più bella e commovente è stata la premiazione del primo paratleta della mezza: il pubblico mi ha letteralmente spaccato i timpani per la potenza dell’urlo e degli applausi che gli hanno tributato. Non esagero: se gli applausi servissero a decidere chi vince lui non l’ha vinta quella mezza: lui ha stracciato tutti gli altri.

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Ma se qualcuno ha vinto, anche senza partecipare, questa maratona è sicuramente stata la città di Amman e tutta la Giordania: un luogo felice, che corre con il sorriso e che abbraccia vincitori e vinti.

 

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