L’ascia di guerra

Quando pensiamo di non correre perché fa freddo, perché piove o perché mi ha detto il cugino di un mio amico che fa venire male alle caviglie dovremmo pensare a persone come Federico che minati da una grave malattia non si sono dati per vinti e hanno pensato che volevano correre. Perché? Per divertirsi, che domande. 

Amo la corsa e ogni giorno che passa me ne innamoro sempre più. La mia corsa è libertà: non uso orologi GPS o App, preferisco correre come voglio e come mi va.
Ma la mia corsa parte da lontano: era il 1992 (avevo 12 anni) quando mi viene trovato un astrocitoma localizzato nel cervelletto, più correttamente nel bulbo cervicale, il punto del corpo umano dove passa il fascio di nervi preposto a comandare i movimenti e l’equilibrio. Da lì parte una trafila fatta di visite mediche e tre interventi chirurghici. Il tumore è sconfitto ma ancora in piccola parte è dentro di me. So che c’è una piccola possibilità che quella piccola parte riprenda vita con la conseguenza di dover riprendere in mano l’ascia di guerra. Forse è proprio questo segreto nascosto dentro di me a farmi affrontare la vita in una certa maniera, direi spensierata!
I vari interventi mi lasciano come postumo, tra gli altri, un’importante difficoltà di movimento e di deambulazione.
Iniziano anni di lavoro e di fisioterapia, anni in cui ho imparato molto su me e sugli altri, anni in cui ho imparato a conoscere i miei limiti, ad affrontarli e dove possibile, a superarli. Beh… dopo 18 anni dal primo intervento attacco il mio primo pettorale, nel 2014 affronto la mia prima maratona e sono ancora in pista…
La mia corsa è iniziata come sfida con me stesso e con la malattia ma poi è diventato amore per questo sport, sono diventato istruttore di atletica, ho conosciuto tanta gente, sono nate amicizie ad anche amori, ma principalmente corro perchè è divertimento!

Federico

(Photo Credits from Unsplash.com by Dustin Scarpitti)

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