La visione della sequoia

Nuotare per 12 km e vedere l'effetto che fa

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Murakami racconta che quando corse la sua prima ultramaratona ad un certo punto si vide dall’alto. Là sotto c’era lui che correva e sopra ancora lui che guardava se stesso correre. Ebbe un’esperienza extracorporea insomma. 
Nuotare per 12 km è circa come fare un’ultramaratona: può provocare effetti simili e simili alterazioni dello stato mentale. 
Francesco Tacconi, amico e scrittore, nuota con costanza e metodo. Un giorno ha nuotato proprio per 12 km.
Questo è il suo racconto. 


Alcuni dettagli tecnici

Generalmente faccio 10 chilometri a nuoto a settimana in due sessioni da 5, a volte di più come questa settimana che ci sono andato tre volte e ho fatto 16.250 metri. Al massimo sono arrivato a fare 12 chilometri a fila. Sempre e solo in piscina.

Lo stato mentale

Fino alla 40° vasca non sto nuotando, sto entrando in acqua, sono in preparazione, appartengo ancora al mondo precedente, poi lo stato mentale cambia. Il pensiero si separa su tre livelli. Sul primo, automatico, conto le vasche. Sul secondo livello scorrono i pensieri associativi. Al terzo livello, che si instaura sempre in modo autonomo e dopo un paio di chilometri, riesco a considerare il primo e il secondo livello nella loro composizione strutturale. Questo significa che la successione del conteggio delle vasche diventa una sorta di mantra implicito e i pensieri associativi scorrono senza generare emozioni e vengono considerati nella loro transitorietà e mancanza di realtà. I pensieri associativi tuttavia a volte sono generati da un vissuto particolarmente critico e diventano così invasivi da farmi perdere il conto esatto delle vasche, ovviamente qui anche il terzo livello viene perso. Me ne accorgo sempre perché sto contando un numero pari all’andata o dispari al ritorno. In questo caso se l’indecisione è minima riparto dal numero precedente a quello che sto contando, se è massima dalla decina precedente. È una sorta di punizione/risveglio simile a quella del maestro che nello zazen dà una bastonata all’allievo che vede distratto dalla meditazione o addormentato.

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La visione della sequoia

Nuotando a lungo ho una percezione del tempo alterata e quelli che fanno trenta vasche, o cinquanta, o cento, li vedo entrare nelle corsie accanto alla mia e uscire, li vedo nascere e morire, come io fossi un pluricentenario. Il mio atteggiamento nella gestione del dolore e dei momenti di crisi, morale o lavorativa, è totalmente cambiato. So che i miei pensieri si generano da soli e se ne vanno e quindi non meritano molto credito. So che se accetto il dolore e la fatica arrivo a un risultato. Credo che la cognizione e l’accettazione del dolore siano una grande risorsa per il proprio benessere ed equilibrio. Ho praticato per anni la meditazione zen e lo stato mentale sperimentato col nuoto va molto oltre alla consapevolezza che ho raggiunto con la postura seduta ed immobile. Ultimamente si stanno intensificando coincidenze inspiegabili e déjà vu molto intensi, e confrontandomi con altre persone che meditano o fanno sport ho avuto conferma di esperienze analoghe.

In particolare

Durante la seconda nuotata di questa settimana le bracciate sono diventate automatiche e necessarie, non avevo nessuna percezione della fatica e lo stato mentale era di pace assoluta. Come stessi dormendo pacificamente e sognando o subendo un piacevole massaggio su tutto il corpo.

Francesco Tacconi

(Photo credits by armen meymarian)

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