La scelta

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A ben pensarci, ogni giorno è una scoperta. Non sai mai cosa ti capiterà. Un giorno ci è arrivata una mail diversa da tutte le altre. Diceva più o meno: “Sono un illustratore e corro. Mi piacerebbe molto disegnare qualcosa per voi”. Non ce lo siamo fatto ripetere due volte ma, siccome non ci piace prendere sempre la solita strada (che sarebbe stata “Wow, adesso gli chiediamo se ci illustra questo articolo o quest’altro” abbiamo proposto a Davide una cosa diversa: “Tu disegni quello che vuoi. Basta che il tema sia vagamente sportivo. Poi vediamo cosa succede”. Quello che segue è un esperimento ai limiti della scrittura creativa: partiamo dalla suggestione di un’immagine per arrivare non si sa dove. Lui è Davide Carli, ha 24 anni e fa una cosa preziosa e inestimabile: dà corpo alle sue fantasie, che sono poi quelle di tutti noi. Le disegna. In maniera stupenda. 

Quando ho visto questa illustrazione l’ho chiamata subito mentalmente “La scelta”. Forse è stato Davide stesso a suggerirmi il titolo. Un bambino è davanti ad un negozio di sport e non sa decidersi su che sport praticare: bici? Calcio? Poi pensa a correre. Correre è la prima cosa che impariamo a fare dopo aver imparato a camminare. La 4a cosa più naturale che ci viene da fare, dopo respirare, mangiare e camminare. Che sia un disegno mi fa pensare con nostalgia al fatto che appartiene anche ad una dimensione che abbiamo dimenticato, cioè quella della nostra infanzia.

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Un giorno perfetto

Siamo naturalmente creativi. E poi dimentichiamo di esserlo

Il pensiero è subito approdato ad una delle più belle conferenze del TED che abbia mai visto (sai cos’è il TED? Sono conferenze – TED sta per Technology, Entertainment, Design: artisti, scienziati, economisti tengono letture di 15 minuti in cui espongono le loro idee. Sono le cose più stimolanti e divertenti che abbia sentito negli ultimi anni, e pure molto istruttive), quella di Sir Ken Robinson, un professore inglese che parlava di creatività. Cosa diceva? Che tutti nasciamo con un’innata creatività. Poi il nostro sistema scolastico fa di tutto per distruggerla, insegnandoci che non si devono fare errori, che chi li fa sbaglia (ovvio, ma sbagliare spesso è uno degli atti più creativi che ci sia concesso) e che se non li vuoi fare devi rispettare certe regole. Ho pensato che impariamo a correre dopo aver imparato a camminare. Perché è naturale, perché l’uomo è portato naturalmente all’evoluzione e quindi se impara a fare una cosa, poi vuole la versione 2.0 di quella cosa: correre è la versione 2.0 del camminare.
Poi impariamo a dimenticarci che sappiamo farlo.
Quindi ho isolato questi elementi: creatività, correre, infanzia. Tutti dimenticati nell’età adulta.

Da bambini sapevamo già tutto

Poi ho ripensato ad un libro, non a caso di un filosofo: Correre con il branco di Mark Rowlands. Rowlands dice che la corsa significa percorrere una via a ritroso, per ritornare a porsi certe domande che ci ponevamo da bambini e che poi crescendo e diventando adulti abbiamo smesso di porci. Quindi correre ci fa tornare bambini e ci permette di ritrovare quella sospensione del tempo in cui tutto è presente e non ci sono passato e futuro (il passato non lo ricordiamo quasi, il futuro è un concetto più astratto della Trinità). Possiamo quindi riappropriarci di quella dimensione creativa anche da adulti, magari solo per poche ore, ma possiamo. Come? Correndo.

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Ciao!

Possiamo sempre scegliere

Ognuno ha diritto di essere felice. Uno dei più bei passaggi della Costituzione americana dice che i diritti inalienabili di ogni individuo sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità. Come ricercare la felicità? Anche correndo. Anche concedendoci ogni giorno o quando possiamo/vogliamo un po’ di tempo per essere stanchi e felici, per fare qualcosa di produttivamente inutile ma di immensamente importante per noi e per il nostro equilibrio psicofisico. Possiamo tornare ad essere creativi, bambini, felici quando vogliamo. Facendo una scelta: quella di correre.

(Puoi vedere altri lavori di Davide Carli qui)

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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