La corsa è il mio terapeuta

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Tempo di lettura: 2 minutiTeresa (non è la stessa della settimana scorsa) ci ha scritto una lettera aperta che vogliamo condividere con tutti perché è davvero l'”incipit” perfetto per una bella discussione.


Ciao RunLovers,

Ti scrivo questa lettera aperta per raccontarti la mia storia, quella di una ragazza in forte sovrappeso che ha visto correre gli altri per una vita intera fino a quando un giorno ha deciso che a correre voleva andarci pure lei.

La corsa mi ha sempre affascinato, ma reputandola uno sport solo per chi il fisico ce l’aveva già, per tutti gli anni dell’adolescenza, fino alla fine di quelli universitari, ho preferito allenare solo il cervello.

Eliminati i chili che mi avrebbero permesso di correre senza far del male alle articolazioni, seguita da un nutrizionista ed allenandomi in palestra, ho provato a correre. Non a caso ho usato il termine “provare”, i primi risultati hanno tardato ad arrivare senza non poche sofferenze da parte mia. Nonostante una forma fisica ancora da migliorare e sentendomi ancora pesante, era frustrante per me non riuscire a fare 500 metri senza fermarmi a causa del fiatone. Quando gli altri mi sorpassavano senza il benché minimo accenno di stanchezza mi sentivo fuoriluogo e molte volte mi era saltato in mente di lasciar perdere.

A mio vantaggio (o svantaggio chi lo sa?!) gioca la mia caparbietà, quella voglia di ottenere qualcosa quando mi accorgo di desiderarla davvero. Se all’inizio era solo cipiglio, voglia di farcela, di dimostrare agli altri e a me stessa che potevo farcela, che io quei chilometri potevo correrli nei tempi giusti, di poter vincere quella che poi era solo una gara con me stessa, adesso da un anno a questa parte, la strada è diventata il mio psicoterapeuta personale.

Osservando il paesaggio che cambia sotto la luce di un bel tramonto, penso alla mia trasformazione fisica in cui ancora in tanti faticano oggi a riconoscermi, ma soprattutto penso alla mia trasformazione interiore: a quel livore, a quell’insoddisfazione e al senso di inadeguatezza, al non piacersi cronico che in anni di corse ho cercato di disseminare un po’ dovunque per il mondo. Penso a tutte queste pesanti briciole negative che – a ogni falcata, a ogni impronta ben assesata – cerco di far imprigionare nel terreno.

Ora corro soprattutto per il piacere di correre, perchè mi fa stare bene. Corro per sgombrare la mente dai pensieri, per aprire un dialogo interiore con me stessa, consentendo al vento e all’asfalto di rubarmi la negatività.
E non importa se non sono ancora pronta per una maratona, se non farò mai i 10 km in 40 min, l’importante è che oggi, alla fine della mia “chiacchierata con me stessa” che è durata più a lungo del previsto, di chilometri ne ho percorsi 12 in un’ora e fermandomi, con un sorriso sulle labbra, guardando indietro e vedendo tutta la strada fatta, io la mia maratona personale l’ho già vinta.

Saluti
Teresa

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