Il nulla-pensiero

Riceviamo la storia di Teresa che parla del nulla-pensiero come espressione massima di… No! Niente spoiler! La sua storia è bellissima e molti di noi potranno sicuramente riconoscersi nei sentimenti che racconta. (Se vuoi raccontarci anche la tua, basta inviarla a anchetu@runlovers.it)


Sono alla partenza, il cervello è vuoto, non penso a nulla. Solo alla fine ne capirò il perché!

Per me è stato così!
Avevo il “nulla-pensiero” in testa, non avevo capito cosa mi stesse aspettando, non l’ho capito per nessun chilometro e solo al diciannovesimo mi sono odiata. Un sorriso e l’intensità di una scoperta mi hanno accompagnata per tutto il tragitto.

Devo ammetterlo: il panorama era incredibile e la giornata stupenda.
Sole, splendete nel cielo, lago luccicante e montagne innevate.
Non potevo avere di più!

I chilometri corsi si attaccano alla suola delle scarpe, ti fai spazio nella strada per avanzare e per raggiungere il tuo traguardo, il tuo obiettivo.

Non ho pensato a nulla per due ore, altro che meditazione, ho solo corso e riso. E sentito me e gli altri mentre si ironizzava su tutto.

Arrivata alla meta pensavo di piangere dalla felicità, invece un sorriso incredulo di “ce l’ho fatta” e di gioia immensa si è impossessato del mio viso.

Domenica, lunedì. Non riuscivo a centrarmi sulle emozioni, a mettere a fuoco il perché della mia fatica, il motivo di questo mio obiettivo, lo sentivo. Averlo realizzato mi rendeva felice ma non riuscivo a dirlo con le parole.

Così oggi, nella giornata di defaticamento, oggi che ancora le gambe mi fanno un pò male, oggi in soli 5 km corsi, per ammorbidire la rigidità dei quadricipiti, forse ho capito perché.

È stato un pó come varcare le colonne d’Ercole, addentrarsi in un mondo di sensazioni che non conosci, scommettere sul riuscirci, prepararsi per vincere quella scommessa, sentire come la tua mente ti coccola e ti incita per raggiungere quell’obiettivo, allenarsi quotidianamente per sentire cosa ti trasmetterà il tuo corpo, di cosa ha bisogno la tua testa per poter arrivare LÌ.
Quando guardo il percorso che ho fatto; quando questo percorso non sono solo i 21,0975 km di lungo lago ma tutti il chilometri affrontati per allenarmi, quando porto il mio fisico e le sue sensazioni oltre la fatica per sentire la felicità, io capisco che lo faccio per me, perché è uno dei doni più belli che mi regalo, il tempo che mi dedico per costruirmi un traguardo e raggiungerlo; per navigare nelle mie sensazioni e nei miei pensieri.

E penso che correre sia la piú rilassante delle azioni.

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