Il cardio-GPS, come usarlo efficacemente

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Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

Tempo di lettura: 3 minutiPartiamo dall’inizio, la frase “se collasso, mettete il mio Garmin in pausa” scritta sulle magliette ti fa ridere la prima volta, anche la seconda, la terza un sorriso tirato e – alla quarta – ti verrebbe da lasciargli il GPS accesso solo per fare un dispetto.

Scherzi a parte, negli ultimi tre anni il GPS-cardiofrequenzimetro è entrato a far parte del corredo di (quasi) tutti i runner e, con lui, tutte le esagerazioni che ne possono conseguire. Perché, diamine, siamo umani e, in quanto tali, ci sono alcuni esponenti della nostra razza che non sanno contenersi. Ma partiamo dall’inizio.

Come è fatto

Il dispositivo è generalmente composto da 3 elementi: l’orologio, il sensore GPS, il sensore cardio. Se i primi due ormai sono integrati al tuo polso, il rilevatore del battito cardiaco può essere in una fascia (o in un indumento) che rileva le variazioni nella tensione elettrica del cuore oppure può essere a rilevamento ottico e, in quest’ultimo caso, il sensore è nella cassa dell’orologio.

Per quanto riguarda la rilevazione di movimento, il nostro “orologio magico” si connette ai satelliti esattamente come quello dell’automobile per sapere con precisione in che punto siamo del nostro pianeta e – di conseguenza – calcolare gli spostamenti e dirci in tempo reale quanto forte stiamo correndo. I modelli più evoluti hanno al loro interno anche alcuni giroscopi che rilevano lo spostamento fisico per fornire altri dati come falcata, oscillazione orizzontale e verticale e numero di bracciate se usati in piscina.

Insomma, se sei riuscito a fermare l’epistassi e leggere fino a qui, il cardio-GPS è un oggetto parecchio complicato da mettere al polso e che può dare davvero tante indicazioni.

Quali dati sono i dati “indispensabili”?

I dati che maggiormente utilizzerai come riferimento sono 5: tempo totale, distanza, passo istantaneo, passo medio nel giro (lap, generalmente riferito alla distanza i 1 Km) e frequenza cardiaca istantanea. Quando hai questi valori di riferimento sei già apposto nell’85% delle tue necessità.

In alcuni modelli c’è poi la possibilità di inserirci degli allenamenti personalizzati ossia prepararti a casa ripetute, velocità e tempi da eseguire durante il lavoro di preparazione e sfruttarli con avvisi che ti diranno quando e quanto accelerare o rallentare.

Per quanto riguarda invece alcuni dati specifici sulla corsa, come il VO2max, io diffido molto dai dispositivi che dicono di calcolarla. Esistono strumenti precisi per le misurazioni – estremamente costosi – mentre nel caso dei cardio-GPS i valori vengono calcolati via software.

Sono strumenti precisi?

No, non lo sono. Ma danno dei buoni riferimenti. Mi spiego: se vuoi un GPS preciso come un ruotino metrico devi andare su strumenti di tipo militare (quelli civili hanno uno scarto preciso perché altrimenti ci potresti pilotare un missile ;) e se vuoi sapere la tua frequenza cardiaca precisa devi farti un elettrocardiogramma.

La precisione per la parte cardio è influenzata anche dai supporti meccanici e dalle tipologie dei sensori infatti, se la fascia si sposta, può dare imprecisioni e, se il sensore ottico non è perfettamente a contatto con la pelle (o se il sudore tra sensore e pelle è eccessivo), il dato può “saltare”.

Tutto questo per dire cosa? Per dire che questi strumenti vanno benissimo perché ci danno dei riferimenti e ci permettono di aumentare la consapevolezza di come reagisce il nostro corpo durante la corsa. Vanno bene per misurare e avere dei punti di analisi della nostra evoluzione. Ma, se vai a correre una 10K e il GPS ti segna 10.376 metri, non prendertela con l’organizzatore: è colpa del GPS.

Le soglie, queste (s)conosciute

Anche in questo caso, i cardio-GPS forniscono un calcolo delle soglie (aerobica e anaerobica) ma non sono le TUE. Sono quelle relative alla tua fascia d’età e – nella maggior parte dei casi – si possono al massimo avvicinare ai tuoi valori di riferimento ma certamente non possono essere precise. Anche perché il calcolo della soglia anaerobica con l’analisi del lattato non si fa con un orologio.

In fondo, non posso pensare che un keniano di 32 anni che corre una maratona in 2h10′ abbia la stessa soglia anaerobica di un suo coetaneo cileno pigro e in sovrappeso.

Come lo uso e quale compro?

Il cardio-GPS è un punto di riferimento per conoscerti, capirti, scoprirti e, in ultima analisi, per aumentare la tua consapevolezza e per misurarti contro te stesso. E se lo usi in questo modo potrai trarne benefici. Ma non appendere le tue prestazioni ai numeri che vedi comparire, non farne una mania.

Il mio consiglio, inoltre, è di uscire ogni tanto anche senza riferimenti. Imparando così ad ascoltare il tuo respiro, concentrandoti sulle reazioni del tuo corpo.

E, se non sai quali cardiofrequenzimentro-GPS, qui ci sono tutte le nostre scelte!

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