Si è conclusa ieri la mitica ultratrail Tor des Géants, chiamata anche semplicemente “Il Tor”: 330 km e 24000 m di dislivello positivo corsi fra la pioggia, sfiorati dalla grandine, sulla neve e al sole (anche, per fortuna) della splendida Val D’Aosta. Sono partiti in 750 e se ne sono ritirati solo 285, pochi gli infortunati (meno che nelle passate edizioni) e comunque nessuno in maniera grave.
Fra gli uomini ha vinto il 50enne francese Patrick Bohard, che ha chiuso in 80 ore e 20 minuti e che corre da soli 8 anni (ehi, non è mai troppo tardi per iniziare!). Dietro il romagnolo Gianluca Galeati in 80h 44′ e terzo ancora un francese, Christophe Le Saux.
Il podio femminile è stato conquistato dalla svizzera Denise Zimmermann, e dalle italiane Lisa Borzani e Marina Plavan. Il trofeo delle Nazioni va alla Francia, grazie alle prestazioni di Patrick Bohard, di Christophe Le Saux e di Jean Claude Mathieu.

Questo per quanto riguarda la doverosa cronaca. Però vogliamo farti vivere il Tor attraverso le sue immagini più belle: rendono perfettamente l’idea della sfida, della fatica, dello smarrimento, della volontà, della determinazione e della gioia di essere arrivati alla fine. Non importa come: basta arrivare. Il Tor è così estremo che a uno che ti dice “Ho fatto il Tor” non gli chiedi con che tempo: provi rispetto e basta.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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