Hell’s Kona

Chi pensa che sia solo uno scorbutico criticone e che mangi solo rana pescatrice grigliata con anatra confit, peperoni rossi e gialli e salsa al vino rosso si sbaglia di grosso. Gordon Ramsay nasce a Glasgow, in Scozia, e a cinque anni con la sua famiglia si trasferisce in Inghilterra dove trascorre tutta la sua infanzia. Persegue la carriera calcistica e non contento verso i quattordici anni si fissa l’obiettivo di diventare un triatleta. Nella sostanza Ramsay è un campione nella vita. Uno che non si arrende. Uno che si prefigge obiettivi e li porta a termine con risultati strabilianti. Diventa sous-chef nel Roxburgh House Hotel per poi trasferirsi a Londra e lavorare sotto gli ordini di Marco Pierre White, che per chi provi un minimo interesse per il food ben sa che si tratta di un nome parecchio noto. Parliamo di uno chef pluristellato, come poi diventerà lo stesso Gordon senza mai perdere l’entusiasmo per il suo grande amore (oltre la cucina e le figlie): lo sport. Non solo ottiene il prestigioso riconoscimento delle tre stelle Michelin inaugurando locali di grande successo in tutto il mondo ma lo gira. E lo fa correndo con le gambe, sfrecciando con la bicicletta e attraversandolo a bracciate tra oceani e mare. Un ironman che sostiene “Se non riesci a fare bene le cose piccole, come puoi pensare di fare bene le cose grandi come cucinare?”. Questo la dice lunga sul suo carattere di ferro. Sulla sostanza ed essenza di cui è fatto. Non è un uomo fortunato, come piace pensare a tanti ma determinato, caparbio, testardo e che lavora duro. Fino allo sfinimento. Come tutti i veri eroi, quelli degni di stima.

Osannato e idolatrato anche sui social media Gordon in queste ore sta – ancor più – facendo parlare di sé. Per l’ennesima vittoria? No. Per la sua prima sconfitta pubblica; a dimostrazione del fatto che gli eroi anche se non portano a compimento una loro impresa vincono lo stesso. Forse ancor di più.

Sulla sua pagina Facebook ha scritto “Ciao ragazzi, quest’anno non è andata bene. Grazie ancora per il vostro sostegno e tantissimi complimenti a tutti i partecipanti di quest’anno. Tornerò!”. Partecipava infatti all’IRONMAN di Kona. E tutti sappiamo quale sia la frase che ti senti rivolgere quanto tagli il traguardo: “you’re an IRONMAN!”. Gordon ha completato la prova di nuoto, ha sofferto moltissimo durante i 180 Km in bici ed è stato costretto al ritiro durante la maratona. Ha vomitato diverse volte senza arrendersi e il caldo – con temperature che sfioravano i cinquanta gradi – non gli sono stati amici. Disidratato, come spiega lui stesso nei suoi ringraziamenti ufficiali, collassa tanto da far intervenire lo staff medico.

Tutto il mondo si scatena riempiendo la bacheca di complimenti, affetto e incoraggiamenti. Twitter gli dedica hashtag e parole di conforto. Non sono solo fan o foodie impazziti ma un vero e proprio riconoscimento globale che ricorda solo una cosa: quanto sia fondamentale la forza di volontà. Per un successo personale e, poi, con gli altri. Gordon Ramsay, tra soufflè toffee e fondant e composte di mele con crema alla catalana e gelée allo sherry, è uno che non molla. Che valica il limite. Che giudica se hai cotto bene o meno il filetto urlandoti in faccia e agitando scodelle e mestoli perché è anche giudice di Masterchef America (con il nostro Bastianich, altro atleta), ma non perché sia uno spocchioso fortunato della vita. Ma un combattente. Uno che la mattina urla di darsi una mossa pure guardandosi allo specchio.

Tornerà, dice. E vincerà sempre.

https://www.facebook.com/gordonramsay

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