Correre a piedi nudi nella sabbia bagnata

Tempo di lettura: 3 minutiAvete mai sentito il mare?

Io al mare ci ho pure abitato, per un po’. Ma l’ho sempre trovato poco intrigante.
Sarà che sono donna dal cuore di roccia, ma io tutto il fascino di quelle onde, su & giù, avanti & indietro, tutto quel moto non l’ho mai capito, forse perché a volte mi rendo colpevolmente eccessivamente ignorante. Nel senso che ho sempre voluto ignorare il fatto di poterci entrare in comunione, diciamo così. O forse non ho solo mai avuto la pazienza di approfondire la cosa, ecco.

Del resto avevo preso allo stesso modo la mia metatarsalgia. Negli ultimi mesi di corse, mi ero ritrovata ferma più di una volta, per non parlare della menata di far rivedere i plantari ogni tot. tempo. Ma non mi ero mai chiesta del perché questo dolore andava & veniva, un po’ come con le onde.
L’unico grosso interrogativo che mi era sorto spontaneo era: masantiddio, se tutti mi dicono che siamo nati senza scarpe (ora, io non ho mai potuto verificare la suola di qualche uomo primitivo, ma fondamentalmente ci credo), che mangiavamo chilometri e chilometri di strade non battute, perché io non posso farne a meno? Perché il mio piede non tollera nemmeno per 2 secondi il contatto con il terreno?
Ecco questo tipo di dubbio mi aveva lacerato negli ultimi anni non poco. Più del sapere perché Ridge ha lasciato così tante volte Brooke.
Cioè io correvo e regolarmente mi trovavo ferma ai box. Che ingiustizia. Poi andavo a fare maratone e come a Firenze, pochi anni fa, gente improbabile mi dava la paga; ad esempio un tizio dinoccolato che mi superò nel finale dopo 42km100m. Era scalzo. Fuck.
Da lì è partita una vera faida tra me e l’esercito dei barefoot runner, quelli che “io meglio a drop zero o a piedi nudi”. Sostanzialmente in poche parole, non li capivo. E mi stavano pure un po’ sulle palle, forse perché li invidiavo.
Perché loro potevano permettersi di fare qualcosa che io non potevo nemmeno immaginare, per il solo dolore di appoggiare il piede a terra senza un’adeguata protezione.

Poi poche settimane fa, ero al mare, again. Con Giulio Cesare (nome di fantasia che ben si adatta al personaggio reale) avevamo deciso di fare una corsetta in pineta senza una meta precisa, ma così per “scaricare”. La corsetta nella pineta era finita esattamente dopo 3,2 km, visto che i baldi giovani avevano sottovalutato la “cortezza” della pineta. Non rimaneva altro che andare giù, verso la strada asfaltata.
Ma diciamocelo, certe strade al mare sono un po’ una merda, tipo che respiri tutta la sabbia che non hai inalato direttamente in anni di infanzia e di castelli di sabbia falliti miseramente.
La scelta quasi obbligata portava ad un’unica strada: la spiaggia.

Ora non so quale sia stata la scintilla che mi ha fatto togliere le scarpe. Ma io la benedico. Perché la sensazione di correre quegli intensi (ma faticosissimi eh) 2km di bagnasciuga, i miei piedi se la ricordano ancora. Tanto che oggi fanno ancora tiè quando vedono i miei plantari.
E lo stupore di scoprirsi con la stessa meccanica degli altri runner, avampiede, hop, avampiede, hop senza sentire nessun dolore … uoah! Il paradiso.
Ora: come Pamela Andersson riuscisse a correre così bene e disinvolta, io non lo so. Secondo me era frutto di pratica intensa, perché io dopo 2 km:
1. mi ero già liberata del peso superfluo di un polmone, lanciato al largo in preda ad una crisi respiratoria.
2. avevo una vescica sotto al piede che manco dopo 3 giorni di escursionismo estremo dormendo con gli scarponi da montagna ai piedi.

Ma in fondo ho trovato un nuovo mondo. Così brillante e divertente e diverso, che pochi giorni fa mi sono ritrovata a fare lo stesso sull’erbetta accanto alla pista di atletica. Ripetute in pista, caldo. Il verde intorno. Dopo poco si vedevano questi lunghi piedi che se la spassavano in mezzo al verde.

Non credo di avervi detto niente di nuovo, ma assaporare ogni tanto a fine giornata quella sensazione di corsa, mi mette in pace con il mondo. E spero un pochino anche a voi.

PS: se volete saperne di più, il saggio Tino Mar ha già scritto e testato parecchio sull’argomento. In particolare questo è l’articolo che apprezzo di più (e ancora non lo conoscevo di persona quando lo ha scritto, ma ebbene sì, ho deciso di conoscerlo lo stesso).

Ma ne ha scritti altri di più utili per voi, se volete, basta digitare barefoot nel motore di ricerca di Runlovers :)

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