Ci sono salite e salite

Caro diario,
oggi ero in montagna e quando sono in montagna non mi faccio mai mancare una corsa. Non lo farei per niente al mondo, perché adoro correre ma correre in montagna è ancora meglio che correre: a volte non è nemmeno correre, è più che altro correre-camminare-fermarsi-ammirare-respirare-pensare-correre-osservare. Un’esperienza molto più completa e coinvolgente. Massacrante ma piacevole, a suo modo. So che mi capisci.

La sveglia

Alle 7 avevo già le scarpe ai piedi. C’era abbastanza fresco ma non poi molto. Non c’erano motivi per lamentarsi. I muscoli li avevo lasciati a letto ma con un po’ di stretching si sono risvegliati. Ho iniziato a correre: salita sull’asfalto, molto tirata. Non ho tardato molto a capire che non ne avevo nessuna voglia. Per natura non amo correre appena sveglio ma mi sforzo di farlo quando posso. Eppure oggi non c’era verso. Capita, non è una tragedia. Ho camminato, sono arrivato quasi in cima e poi ho corso scendendo. Ho corso ancora in salita ma solo un po’, per portare a casa con le ossa anche un po’ di dignità. 7 km, per dare un senso alla sveglia alle 7. Oggi il 7 sarà il mio numero.

Salire verso chi scende

Al pomeriggio invece ero a Maso Corto, a vedere una spettacolo che ti consiglio e che consiglio a chiunque: la transumanza delle pecore. Circa 2000 capi che hanno trascorso l’estate negli alti pascoli tornano dai loro rispettivi padroni accompagnate da decine di pastori che le hanno accudite per 3 mesi. Una mandria rumorosa e scampanante che si affaccia in alto sul passo e che corre a valle verso i recinti. Una delle corse più potenti che abbia mai visto, così potente da far tremare la terra.

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Ma non è questo che conta

Non volevo dirti però questo. Anche questo, ma soprattutto un’altra cosa. Mentre ero lì pensavo che volevo andare verso di loro. Non le si vedeva ancora affacciarsi in alto ma io volevo salire il più possibile. Non per essere il primo a vederle – chissenefrega – ma solo per vederle più da vicino possibile. Salendo non ho potuto che pensare a quanto facilmente lo stavo facendo. Eppure la pendenza era più forte di quella del mattino. Non correvo, d’accordo, però non ero minimamente affaticato. Avrei forse dovuto esserlo almeno un po’ visto che comunque avevo corso poche ore prima. Invece avevo solo un obiettivo: salire. Il più possibile, il prima possibile.

Un obiettivo

A volte ti rendi conto delle cose più ovvie solo quando le fai, anche sovrappensiero. Salivo senza fatica perché avevo un obiettivo, un tempo limite (prima che arrivassero) e perché – filosoficamente ed esistenzialmente parlando – l’uomo vuole sempre salire, scoprire cosa c’è oltre, migliorarsi.
L’uomo è curioso e il suo obiettivo può essere una gara e la sua preparazione, un progetto a lungo termine, il lavoro, la famiglia, quello che vuoi. L’uomo è un animale che progetta perché ha una visione del futuro. Giusta o sbagliata, ma ce l’ha e proietta verso il futuro le sue azioni.

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Quando hai un motivo e un progetto – a brevissimo o a lunghissimo termine – lo sforzo per raggiungerlo non importa. Adatti il corpo e la mente a perseguirlo. Senti la fatica ma decidi di non darle peso.

Al mattino la sentivo perché stavo facendo una cosa che faccio spesso e che so bene o male cosa mi può riservare. Al pomeriggio non sapevo cosa mi aspettava, ma avevo un obiettivo.
Magicamente non sentivo più lo sforzo.

Quindi, caro diario, oggi ho imparato due cose:

  1. Che avere un motivo e uno scopo fa diventare secondarie molte altre cose, e anche lo sforzo fisico (non male questa cosa)
  2. Che a volte puoi non aver voglia di correre, e non è la fine del mondo.

PS: alla fine ho anche visto due agnellini appena nati. La madre aveva corso con tutte le altre fino a valle e poi aveva partorito. Ci pensi? Sapeva in qualche modo che stava per succedere qualcosa ma aveva resistito fino alla fine. E poi a magia si è aggiunta magia: i due agnellini erano nati da pochi minuti e si stavano già alzando sulle loro gambe. Tentavano, inciampavano, cadevano. Poi alla fine ce l’hanno fatta. La vita è una cosa meravigliosa, non trovi? A volte non sai perché fai certe cose ma le fai. Altre volte non sai di saper fare certe cose ma le fai. Come quegli agnellini che non sapevano di saper stare in piedi sulle loro zampe finché non l’han fatto. Quindi ho imparato anche un’altra cosa caro diario: prima di dire che non sai fare una cosa, falla. E sappi che ci sono tante cose che non sai nemmeno di saper fare, come non sentire lo sforzo quando vuoi.
Basta provarci.

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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