Buon divertimento!

Ci sono giornate che hanno un’aura tutta loro. Quelle in cui tutto gira per il verso giusto: meteo, gambe, motivazione, cervello; ogni cosa si allinea nella maniera corretta e – come in un impossibile puzzle che raffigura un quadro di Escher – tutto si incastra bene. Per dirla più facile: sono le giornate perfette.

Ieri (il 29 novembre), per molti, è stata una di quelle giornate. C’è chi ha corso la Maratona di Firenze, chi la tapasciata UISP dietro casa, chi un semplice allenamento e chi ha ripreso a correre dopo un infortunio. Non importa quale sia stata l’esperienza vissuta, ciò che conta è che tutti hanno sentito la necessità di condividerla, mettendoci dentro le loro sensazioni, emozioni, risultati.

Come una grande famiglia

La corsa è uno sport individuale, lo sanno bene le mie gambe che non trovano aiuto quando finiscono la benzina, ma è anche un’attività in cui si tende – come dicevo poco fa – a condividere tutto, pure troppo (stando a quanto lamentano le persone che ci stanno vicino ma non corrono ;). E, proprio come in una grande famiglia, quando si condivide qualcosa, non lo si fa per vantarsi ma per contribuire all’esperienza comune: una specie di grande coscienza dalla quale tutti possono attingere. Come quando il nonno ti insegna qualcosa e lo fa per il tuo bene.

Il lato positivo (e meraviglioso) di tutto questo è che ogni singola condivisione può diventare un grandissimo stimolo per gli altri.

Oggi, la mia esperienza è legata al mio allenamento: semplice, senza pretese, uno come altri mille in cui metti le scarpe ed esci a correre. Mentre stavo per partire, ho incrociato un mio vicino faceva altrettanto ma con la bici da corsa. Ci siamo guardati, abbiamo riso in modo molto complice e, dopo i convenevoli di rito, lui mi ha augurato “buon divertimento”. Non ha detto “buona corsa”, “buona gara” o “buon allenamento”; mi ha augurato semplicemente di divertirmi.

Non è forse proprio il divertimento la chiave di tutto? Partendo dal presupposto che quasi sicuramente non potremo mai battere il record di 2h02’57” fatto a Berlino da Dennis Kipruto Kimetto, cosa ci rimane? Migliorare noi stessi e – sempre – tantissimo divertimento. Nonostante la fatica, nonostante il dolore, nonostante lo smarrimento che a volte si incontra. Ciò che conta, ciò che rimane – e chi corre lo sa – è il divertimento.

Ciò non toglie che chi raggiunge grandi risultati non meriti una grandissima e complice “pacca sulla spalla” e i complimenti di tutti. Perché “famiglia” significa anche gioire dei risultati delle persone che ti sono vicine.

Quindi – anziché pensare all’agonismo (o all’antagonismo) – facciamoci un po’ più complimenti, diamoci un po’ più pacche sulle spalle e, soprattutto, auguriamoci buon divertimento!

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