Apple Watch è (quasi) qui.

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La data ufficiale è il 24 aprile, ma già ieri si sono chiariti molti dettagli riguardo al più atteso prodotto di Apple degli ultimi anni: l’Apple Watch ha una data di vendita, dei prezzi, delle caratteristiche e anche (purtroppo) una durata della batteria. Ma andiamo con ordine.

Perché potresti non poterne più fare a meno

Apple_Watch_Tracker

Apple Watch è studiato strizzando parecchi occhi a chi ha uno stile di vita sportivo e non sedentario: a differenza di molti altri activity tracker monitora ogni minuto della tua giornata, analizzando non solo quanto ti muovi ma anche come ti muovi e se non ti muovi. Spronandoti a farlo nel caso te ne stessi troppo in panciolle. Ha un approccio interessante al movimento: non ti propone solo sessioni di allenamento ma valuta l’attività che compi nell’arco della giornata. Per spronarti a camminare per esempio almeno mezz’ora al giorno – cioè il minimo sindacale che ti differenzia da un paracarro – visualizza un circolo che devi completare in mezz’ora. Ma non occorre che siano 30 minuti di fila, bastano anche 5 qui e 13 là. Basta che il totale faccia 30. E domani ne fai 35. Interessante. Essendo intelligente (è smart dopotutto) ti darà anche delle pacche sulle spalle per spronarti a fare sempre meglio e per congratularsi con te per i tuoi quotidiani piccoli/grandi risultati.

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Perché è un activity tracker molto completo

Apple_Watch_back

Perché è Apple, innanzitutto. Apple non avrebbe mai proposto un prodotto che non fosse maturo per i suoi standard, e i suoi standard sono notoriamente molto elevati. Per questo lo puoi usare per correre, fare fitness, tirare di boxe, giocare a calcio o pallavolo. I suoi accelerometri interni, il suo sensore ottico che rileva il battito cardiaco rileveranno centinaia di parametri biomeccanici e ti restituiranno analisi completissime dei tuoi allenamenti e delle calorie bruciate. Hai notato che manca un’attività particolare? Esatto: il nuoto non è previsto perché Apple Watch non è impermeabile ma è solo resistente alla pioggia e al sudore. Non entusiasmante.

La batteria

Il dramma dell’uomo contemporaneo è la durata della batteria: prima del suo cellulare, ora del suo smartwatch. Apple dichiara 18 ore di utilizzo in un “tipico giorno”. Formula ambigua che può voler dire tutto o niente. È ormai chiaro che, come succede per i consumi delle macchine, la durata delle batterie di portatili e aggeggi elettronici è sempre largamente sovrastimata dai produttori. Quindi potrebbe bastarti davvero per una giornata intera o mollarti alle 22.48 di una sera a Londra quando vorrai disperatamente trovare un Uber che ti porti in hotel (Uber è una delle prime app ad essere disponibili per Watch). Ma non potrai farlo, sorry.

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Da solo non sa fare molto

Apple_Watch_iPhone

Apple Watch non ha GPS e ha sempre bisogno di essere accoppiato al tuo smartphone per scaricare dati e per geolocalizzarsi. E anche telefonare, se ti piace fare come Supercar. È di pochi giorni fa l’annuncio di HTC Grip che ha invece il GPS integrato. Sono prodotti diversi, ok, ma non disperiamo che Apple Watch 2 o come si chiamerà integri queste tecnologie ormai irrinunciabili.
Ovviamente bisognerà provarlo a lungo per capire se è un prodotto ancora non perfettamente maturo: in fondo anche il primo iPhone era decisamente bello e decisamente incompleto. Poi si sa come sono andate le cose. Apple Watch ha già molte app e altrettante ne svilupperanno a breve. Diamogli tempo insomma.

Quando e a quanto

Apple Watch sarà disponibile dal 24 aprile in Australia, Canada, Cina, Francia, Germania, Giappone, Hong Kong, Regno Unito e Stati Uniti in due misure: (donna 38 mm e uomo 42 mm) e in tre diversi modelli: Sport, Apple Watch ed Edition. Il primo con cassa in alluminio anodizzato, display Retina e vetro Ion-X (399 euro donna e 449 uomo), il secondo con cassa inox, display Retina e vetro in cristallo di zaffiro (649 euro donna e 699 uomo) e infine l’Edition: cassa in leghe di oro rosa o giallo a 18 carati, display Retina e vetro in cristallo di zaffiro e prezzo unico: 11.000 euro che possono aumentare se scegli un cinturino un po’ meno standard. Ma se ci devi fare una maratona non ti interessa, no?

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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