5 consigli per allenarsi come un professionista

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Ammettiamolo, chi non ha mai desiderato essere un atleta top? C’è chi – immotivatamente – ci si sente (e si atteggia a tale, salvo poi accampare scuse incredibili per risultati non proprio entusiasmanti) e chi invece lo sogna e basta. Bene, diciamo che tu sei uno di quelli che lo sogna e ti piacerebbe allenarti come Wilson Kipsang o Mo Farah. Ma come fare?

Negli ultimi giorni (ma anche mesi e anni) abbiamo incontrato moltissimi atleti professionisti – da Carl Lewis ad Allison Felix, passando per Eleonora Anna Giorgi e moltissimi altri italiani che corrono, nuotano, marciano, pedalano. E nelle chiacchiere emergeva sempre qualche consiglio su come fosse e cosa comportasse allenarsi da professionista. E, siccome noi siamo subdoli e vogliamo diffondere i segreti dei superatleti, abbiamo annotato tutto con cura certosina. Quindi voilà! Ecco 5 consigli per allenarti come i top runner e ambire a prestazioni entusiasmanti (almeno da raccontare a un pubblico di nonne festanti che ci adorerebbero comunque).

Riprendo l’à-plomb che si addice a un articolo serio e partiamo! :)

1. Trovati un allenatore

Se pensi di riuscire a ottenere risultati stellari facendo tutto da solo, stai già andando nella direzione inversa rispetto a un atleta “pro”. È importantissimo avere un esperto che ti segue e interpreta i tuoi allenamenti dandoti una guida, una direzione, verso i tuoi obiettivi – e, sì, che prepari anche delle tabelle fatte apposta per te.

Molti dicono “io mi conosco bene e nessuno può conoscermi meglio di me”. Che, in linea puramente teorica, potrebbe anche avere senso. Ma se hai mal di pancia, vai dal medico o ti curi da solo? Il medico, anche se non ti conosce benissimo, sa molto meglio di te le dinamiche legate al tuo fisico; nello stesso modo, affidarsi a un allenatore è sempre la scelta giusta.

Il coach ti segue, ti consiglia, ti motiva quando sei più demoralizzato e soprattutto è più preparato e ha più esperienza di te.

Ricorda inoltre che non sempre è necessario avere un allenatore personale (anche se è la soluzione migliore) ma basta essere iscritti a una società di atletica per avere sempre un riferimento tecnico a cui rivolgersi.

2. Prendi nota di tutto

Quando ci si allena assiduamente è giusto avere dei riferimenti: ci aiutano a vedere i passi avanti che facciamo, ad avere maggiore consapevolezza di noi stessi e a dare al nostro allenatore uno schema chiaro di quello che ci succede.

C’è chi appunta ogni singolo allenamento con carta e penna in un quaderno, chi si affida a strumenti online per poter condividere le proprie sensazioni ma ciò che conta è avere sempre uno spazio dove registrare le nostre prestazioni. E non basta mettere distanza e tempo: ciò che conta sono le sensazioni e l’autovalutazione.

Ad esempio: “18 km – 1h12’33”: Oggi ho fatto lo stesso tempo della settimana scorsa ma avevo dormito tre ore e, dopo il km 15 le gambe si erano indurite. Oltretutto non riuscivo a staccare il cervello dai problemi di lavoro. Mi sento stanco come se avessi fatto una ultramaratona. Valutazione: 6/10″

La valutazione è molto importante perché, se hai troppe valutazioni basse consecutive, potrebbe essere il segnale che sei troppo stanco, in overtraining o che comunque devi rivedere qualcosa nei tuoi programmi di allenamento. Quindi annota sempre tutto!

3. Mangia e bevi come un professionista

L’alimentazione è un elemento importantissimo: senza la giusta benzina non andiamo da nessuna parte. Dobbiamo sapere quanta energia ci serve per allenarci e conoscere i cibi giusti da mangiare (500 Cal di dolci sono molto diverse da 500 Cal che arrivano da una bistecca).
Usiamo i carboidrati in modo equilibrato (il famoso carboload della settimana prima di una gara è una leggenda metropolitana che porta molti più danni che benefici) e soprattutto alimentiamoci in modo equilibrato.

Nella condizione ideale, bisognerebbe avere un nutrizionista o, meglio, un dietologo che tenga monitorata la nostra dieta.

Capitolo a parte va invece dedicato all’idratazione prima e durante una gara. Bisogna stare attenti a non eccedere nell’ingestione di liquidi per favorire l’idratazione cellulare: non è un processo che si sviluppa poche ore prima della partenza.

Inoltre, se durante gli allenamenti bevi solo acqua, non darti al gatorade quando sei in gara perché il nostro stomaco reagisce in modo diverso in base alla sostanza che ingeriamo. La soluzione ideale è fare delle simulazioni di gara prima degli eventi imparando così a bere anche senza fermarci e ad assumere le sostanze corrette.

4. Studia

Studiare significa arrivare preparati a una gara, conoscendo i propri punti di forza e le proprie debolezze; conoscendo i comportamenti da avere qualora ci troviamo di fronte a soluzioni inattese.

L’analisi dei tuoi dati, degli allenamenti – insieme al tuo coach – ti aiuterà a capire se puntare su una gara regolare oppure se avere un atteggiamento conservativo per il primo 75% del percorso per poi dare tutto nello sprint finale. Studiare significa anche sapere come reagisci quando vieni sorpassato da qualcuno o se, per te, è meglio avere sempre davanti una lepre da inseguire. Insomma, avere un comportamento pre-programmato da mettere in atto, ti darà maggiore sicurezza e ti potrai concentrare solamente sul dare il massimo anziché fare strategie “in corso d’opera” perché ti trovi in situazioni inattese.

Un runner “pro”, inoltre, studia ogni suo singolo movimento per renderlo il più efficiente possibile – a partire dall’analisi dell’appoggio. Anche in questo avere un allenatore è indispensabile perché dà accesso a strumenti di misurazione che il runner “della domenica” non ha.

5. Sacrificati come un professionista

Il runner professionista sacrifica molti aspetti della sua vita nell’ottica della prestazione. Certo, quando uno lo fa con passione e per lo sport che ama, non è un “sacrificio” ma di certo – se vuoi allenarti come un professionista – devi essere pronto a sacrificare uscite serali, abbuffate con gli amici e molti altri aspetti della tua vita.

Questo credo sia uno degli aspetti che più spesso dimentichiamo quando pensiamo a un atleta “pro”: il mestiere dell’atleta prevede turni di 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana. Senza ferie, senza festività, senza pause per il freddo, il caldo o il maltempo.

Però lo si fa per amore. E, per amore, non pesa nulla.

 

 

(credits immagine principale: ©iStockphoto.com/mel-nik)

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Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall’intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

1 COMMENTO

  1. bell’articolo…tutte cose giuste…aggiungerei solo che dovrebbero essere la base per ogni livello di allenamento, non solo se vuoi arrivare ad essere come un professionista e soprattutto che valgono per TUTTI gli sport

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