24 ore di Nike Free (2015)

Tempo di lettura: 4 minutiQuando pensi a qualcosa di naturale pensi:

  1. A qualcosa di puro, non artefatto, non elaborato
  2. A qualcosa che funziona in armonia con le leggi della Natura
  3. A qualcosa che ti viene facile fare

Le Nike Free sono dal 2004 la risposta che Nike ha cercato di dare alla domanda “Cosa significa correre natural?”.

Natural running

Escluso che tu possa correre scalzo, ti serve una scarpa.
Nike sin dal 2004 ha voluto assecondare il movimento e la flessione naturale del piede. Come? Lavorando sulla suola, che doveva essere morbida, protettiva e capace di flettersi molto di più una normale scarpa da running.

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Nelle prime versioni era stata privilegiata la flessione trasversale del piede grazie ai profondi tagli trasversali dell’intersuola, mentre dal 2014 Nike ha introdotto la caratteristica scolpitura esagonale, che lavora in ogni direzione.
La Free 2015 impiega ancora la stessa suola ma è stata migliorata nella tomaia.

1+1=FREE

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Nike Free Flyknit 3.0 2015

 

Una scarpa è composta da suola+tomaia. Nike ha risolto la suola migliorandola fino alla tassellatura esagonale per poi perfezionare la tomaia con l’uso del Flyknit elasticizzato usato nella 3.0 e nella 4.0. Quello che era nella Kitchen (il laboratorio di idee di Portland) un calzino con una suola incollata è diventato una realtà.
Il connubio fra la rivoluzionaria tomaia in tessuto elasticizzato Flyknit e la suola delle Free sembrava perfetto. Sembrava, perché la prima versione del 2013 era così elasticizzata che inarcava la suola e ti segava la caviglia. L’ho detto con una vena di cattiveria a Ernest Kim, senior innovator di Nike, e ha riso un po’ imbarazzato.
La notizia è che finalmente le Free Flyknit sono mature e perfette. Sì, ora il problema è: cosa c’è da migliorare ancora?

Ascoltare

Nike Free Flyknit 4.0 2015
Nike Free Flyknit 4.0 2015

Forse le Free sono migliorate perché Nike ha saputo capire che c’era ancora qualcosa da perfezionare. Kim mi ha confermato che loro ascoltano moltissimo i feedback degli atleti. “Non sentite la pressione di dover inventare una scarpa nuova ogni anno?” gli ho chiesto. “No, perché c’è un clima molto creativo e libero nella Kitchen. Facciamo provare i prodotti agli atleti e sentiamo cosa ci dicono. Si può sempre migliorare e loro ci aiutano tantissimo“. Così atlete come Alessia Trost, campionessa di salto in alto e medaglia d’argento ai campionati indoor di Praga 2015, usano la Free 3.0 per fortificare il piede e recuperare  dagli infortuni.
Perché le Free non sono mai state intese come scarpe da lunghi: la loro vocazione è sempre stata quella di migliorare la muscolatura del piede proteggendolo ma non supportandolo (cioè non scaricandolo): un piede più forte in una scarpa con supporti – cioè quella da lunghi o quella con cui ci corri una maratona – è infatti meno soggetto a infortuni.

Provare

Ho voluto provare se era vero quello che diceva Kim sul miglioramento della tomaia. Per farlo ho usato un tester consapevole (io) e uno inconsapevole, cioè Alessio Jacona che ne ha scritto su Wired. Io sono abituato a correre con scarpe con poco supporto (tipo natural insomma) e lui con scarpe con molto supporto e protettive. Io testavo quindi la tomaia, lui tutta la scarpa e in particolare la 5.0, cioè la più simile ad una scarpa tradizionale e supportiva. Come puoi leggere da quanto ha scritto, ne è rimasto molto stupito, e piacevolmente.
E io? Io le amo già. I problemi che dava la prima versione in Flyknit alla caviglia sono stati perfettamente risolti e la tenuta e confidenza che ti dà sono notevolissime: cambi di direzione, frenate improvvise e accelerazioni sono un gioco con le Free 3.0. La corsa nel traffico umano della City di Londra all’uscita dagli uffici (immagina quindi quante persone c’erano da schivare, pareva un videogame) è stata vinta ma un’altra sfida ha visto trionfare le 3.0: tenerle ai piedi per una giornata intera, dal risveglio a Londra all’arrivo in Italia, a casa, molte ore dopo. Risultato? Perfetto: superconfortevoli, supermorbide, supercalzino. Davvero delle ciabatte urbane, ma in più belle. E devo dire pure più confortevoli della Pegasus, che già lo sono moltissimo. E con meno suola poi. Un piacevole mistero.

3, 4, 5: 3 versioni, 3 risposte, molte varianti

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Le Free Flyknit 3.0 e 4.0 e la Free 5.0 nella versione 2015 sono diverse soprattutto nella tomaia: diverso disegno, specie per la 3.0 e per la 5.0, che è stata trattata in maniera da essere più morbida e confortevole. Per ogni modello resta lo stesso drop delle precedenti versioni (4 mm la 3.0, 6 mm la 4.0, 8 mm la 5.0), molte colorazioni uomo e donna e possibili personalizzazioni con iD e soprattutto una constatazione: se “Natural” vuol dire “armonia” le Free sono qualcosa di musicale, naturale, senza mediazioni. A contatto con la tua stessa natura e in equilibrio con il mondo.

Nike Free Flyknit 3.0 2015

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