Zoom Station

Tempo di lettura: 3 minutiIl secolo scorso è stato segnato da molti eventi epocali: guerre, scoperte, rivoluzioni, ideologie che cadono e altre che nascono e, senza dubbio, Berlino è la città che ha rappresentato uno dei momenti di cambiamento più recenti: la caduta del muro. Ok, siamo qui per parlare di corsa e non mi dilungherò in pipponi storici ma, per un figlio degli anni ’70, l’8 e 9 novembre 1989 sono date che hanno segnato il cambiamento e l’unificazione dell’Europa.

Gli anni del cambiamento

Erano gli anni del cambiamento, anche musicale, cito due eventi su tutti: il concerto The Wall di Roger Waters e l’uscita di Achtung Baby degli U2 che inizia, appunto, con Zoo Station. Ora però chiudiamo l’angolo wiki e veniamo al sodo.

Siamo a Berlino per la presentazione della collezione Zoom di Nike e il cambiamento – in questo caso – va verso la velocità, con interpretazioni diverse: le reattive Pegasus 31, le Vomero 9, le Streaks, le velocissime Elite 7 (ne avevamo già parlato qui) e – soprattutto – le nuove protettive Structure 18.

Uno Zoom su velocità e stabilità

Ogni scarpa è un ecosistema e il bilanciamento dei diversi elementi (tomaia, intersuola, suola) può dare vita a un prodotto epico o a un fallimento totale, in qualunque caso ne definisce il carattere. Per quanto riguarda le Structure 18, il carattere è chiaramente orientato alla stabilità e alla velocità, sia per quanto riguarda il peso che per la reattività e la dinamica della scarpa.

La tomaia è realizzata in un mesh leggerissimo e, molto importante, è asimmetrica per aumentare il sostegno e il supporto antipronazione non soltanto nell’appoggio ma anche nella “postura” del piede.
L’intersuola ha come indiscusso protagonista il sistema di ammortizzazione Zoom che rende le Structure molto reattive e veloci grazie a delle speciali fibre all’interno delle camere d’aria (infatti il nome completo è Air Zoom) che prendono l’energia dell’appoggio e la restituiscono nella fase di stacco del piede. Questo sistema, associato a un drop di 9 mm e alla punta rialzata, rende la rullata molto dinamica e veloce.

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La suola è strutturata per garantire il giusto appoggio a chi ha problemi di eccessiva pronazione del piede, grazie ai materiali compositi che aumentano gradualmente la densità per gestire, attenuare e correggere l’appoggio.

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Le prime impressioni

Siamo a Berlino, ma dove? Il vecchio aeroporto di Tempelhof, Berlino Est, dove si respira ancora aria di guerra fredda e spie russe che transitavano verso occidente (e viceversa, ovviamente). La cornice mette quasi in soggezione: una grande hall con un banco del check-in e il nastro per il trasporto bagagli dove sono installate tutte le scarpe della collezione Zoom. E un corridoio che porta alla pista di decollo.

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Ormai l’aeroporto è chiuso da qualche anno ma l’asfalto è ancora buono ed è stato ricavato un ovale di 1000 metri che servirà a provare le Structure 18. Due test differenti: short track (150 metri circa) e due giri dell’ovale insieme ad atleti del calibro di Mahiedine Mekhissi-Benabbad (l’incontro con lui lo approfondiremo in un altro momento).

La temperatura è fresca, l’aria è umida, praticamente sono le condizioni perfette per un test delle scarpe e per collaudare il nuovo abbigliamento della linea Flash Pack (comodo, con un buon supporto muscolare e delle proprietà rifrangenti a prova di cieco! Super sicuro!).

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Le Structure 18 sono indiscutibilmente protettive e il supporto si sente. Il piede è accompagnato e guidato verso il movimento corretto, soprattutto quando si corre su ritmi regolari e rilassati. Sullo sprint, la reattività del sistema Zoom si sente tutto, così come la punta molto rialzata facilita la rullata tipica dei tempi veloci: poco tallone, tantissimo avampiede, grazie anche al drop di 9 mm che rende l’appoggio più naturale.

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