Tutti per tre, uno per tutti

Trovatemi un sport dove in due giorni riuscite a radunare più di 1700 persone tra uomini, donne, bambini, professionisti affermati, giovani promesse, amatori volenterosi e paratleti. Trovatemi uno sport in cui alla partenza della vostra gara riuscite a vedere anche il via dei pro e poi quando tutto è finito vi ritrovate con loro a mangiare una piadina e chiacchierare del vento sul percorso e della fatica di arrivare in fondo. La fatica che ci unisce e ci rende tutti uguali, si proprio quella.

Ebbene, prendete gli elementi fondamentali, shakerateli con tre sport che in realtà sono uno solo, amalgamate grazie a un’organizzazione pressoché perfetta, impiattate sul lungo mare di Rimini che sembra fatto apposta per trasformare il triathlon in puro spettacolo e aggiungete il tocco finale di due giorni di sole. Otterrete l’edizione numero due di Challenge Rimini che lo scorso week end ha fatto diventare la triplice disciplina protagonista della riviera Romagnola, culminando con la gara “70.3”.

Tutti insieme per provare a mettere tre sport i fila e sentirsi un po’ super uomini, sì ma non solo. C’è sempre qualcosa di magico nel triathlon che non ha a che fare con il cronometro, la forza o il valore delle bici. E’ quella cosa per cui quando si è in acqua ci si pesta (il giusto), in bici ci si guarda in cagnesco e poi nell’ultima frazione, quando bisogna correre e soffrire come matti invece ciascuno si prende cura dell’altro. Sarà che il percorso a bastone (7 chilometri avanti indietro, dal bagno 10 al bagno 80 e rotti) ti mette in faccia la sofferenza altrui, sarà che non vogliamo mai vedere nessuno mollare perché la forza di chi ti corre accanto diventa, oltre il limite, anche la tua, sarà che vedere un avversario seduto sul ciglio della strada con lo sguardo perso nel vuoto ti ricorda quanto sei fragile, sarà quel che vi pare, se durante la corsa andrete in difficoltà troverete un amico a ogni passo, che vi dirà di non mollare, che vi aspetta sotto il traguardo, che ciascuno di noi ha più risorse di quanto immagina e una volta superato se stesso sarà già tempo di ricominciare da capo per andare ancora un po’ più in là. Ma non da soli, questo è triathlon.

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Best of you!

(Photo Credits Marco Piagentini)

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Matteo Torre (detto Tower): Matteo è una creatura poliedrica come neanche le lame miracle blade. Nuota, pedala e corre come Bud Spencer, Luigi Malabrocca e Linus di Radio DeeJay. In seguito ad un incidente con il tapis roulant ha battuto la testa e si è persuaso di essere un uomo di ferro. Per dimostrarlo a se stesso, prima che a tutti gli altri, anziché provare a volare con l'ausilio di razzi propulsori e a sconfiggere i cattivi ha deciso di iscriversi ad un IronMan. Che è impresa molto più difficile, oltre che per niente aggratis! Ma lui ce la farà e noi godremo dei ricavati del suo successo scroccandogli il pass per la festa di fine gara.

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