Trailverde (cronaca fantozziana di una corsa offroad)

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Sono una runner metropolitana.
Parafrasando quel capolavoro che è “Apocalipse Now”, mi piace l’odore dell’asfalto al mattino. La linea bianca sul grigio dell’asfalto, quel suo essere così dritta e così sempre uguale, passo dopo passo, mi infonde sicurezza. E poi il fondo, compatto senza essere duro come il cemento dei marciapiedi, che garantisce un ritmo costante.

Ma, ed è inutile negarlo, sono anche una donna che ha scelto di dedicare una parte della propria vita all’offroad. Adoro sentire i mille profumi del bosco e della campagna, avvertire il grado di aderenza della ruota della MTB, oppure della moto, adattarsi a seconda che ci sia sterrato, fango oppure manto erboso. Mi piace stare in mezzo ad un bosco e ascoltare il silenzio assordante della natura, quell’insieme di foglie mosse dal vento, acqua che scorre, vita che vive. E quel senso implicito di disorientamento che si avverte camminando in una “selva oscura” di dantesca memoria: perdere le proprie certezze per poi ritrovare la strada, magari con nuove convinzioni.
Ma la corsa in fuoristrada quella, mi manca… e si tratta di una lacuna sicuramente da colmare.

Domenica 4 maggio, Galliate (NO), EcoTrail Parco del Ticino, 3a edizione. Un trail, praticamente fuori dalla porta di casa, un’occasione per vedere tanti amici… potevo non provarci?
E dunque eccomi sulla linea di partenza della 9k, la non competitiva rispetto alla gara vera, quella di 18 chilometri. Sulla carta promette di essere un percorso vario, a tratti conosciuto. La giornata prettamente primaverile completa il quadro.

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Se il buongiorno (e la buona corsa) si vedono dal mattino forse avrei dovuto capire fin dai primi metri che sarebbe stata una domenica da annoverare tra quelle “maledette”.
Partenza, primi 100 metri e zac!, prima pozzanghera perfettamente centrata. In pieno.
Ok, sono le nove del mattino, è ancora presto e probabilmente Artemide e le sue Driadi ancora se la dormono.
Con il senno di poi forse hanno dormito pure troppo.

Nei 9k del trail, concluso (per me) in un poco soddisfacente 1h 01’ è successo di tutto:
ragnatele distrutte: 142, di cui una decina con ragno incorporato… sono proteine pure quelle!
rami centrati: 35 totali, equamente divisi tra rami secchi, che si sa, sono poco visibili, e rami riccamente frondosi (forse è ora che programmi un controllo da oculista)
chili di polline ingoiati: facciamo una decina buoni, polline più, polline meno, con alcuni tratti dove pareva nevicasse polline…
radici esposte dove, ovviamente ho inciampato alla grande: 7

E senza contare un paio di episodi di scivolate su sassi insidiosamente bagnati con effetti tragicomici e rallenty “bullet time” alla Matrix (temo che spunti fuori qualche video girato con smartphone che, ne sono sicura, farebbe il giro del mondo) e pure una quasi caduta in un canale secondario del Ticino (e io sto a malapena a galla) con l’aggravante che mi sarei pure trascinata dietro Davide, sindaco di Galliate e runner, compagno di un tratto di (fuori)strada.

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Insomma, un trail dove pure Fantozzi avrebbe fatto di meglio!
Visto l’esito ci sarebbe di che scoraggiarsi… ma sai una cosa? Mi sono divertita come una pazza. Nonostante le difficoltà e il poco feeling con la corsa offroad, per un paio di minuti mi sono sentita come la nostra ultratrailer Martina: son soddisfazioni!
E all’arrivo mi sono fiondata sul gorgonzola del ristoro, il trail mette una fame assurda!

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Nata in sella a una moto da cross, sa smontare una forcella e modificare un carburatore. È premio Nobel in organizzazione della giornata e ottimizzazione del tempo. I ben informati dicono che i suoi orologi hanno 29 ore e che riesce a scrivere anche quando dorme.Divisa tra lavoro, famiglia e vita quotidiana, corre veloce e osserva. Tutto. Parla di: Lifestyle su girls.runlovers.it

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