Stefano Gregoretti

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Lui, Stefano Gregoretti, è un atleta molto difficile da descrivere: nuota, corre, va in bici. Un triatleta quindi? Solo sul piano atletico, perché lui – con marcato accento “riccionese” – si definisce un “appassionato di ogni attività all’aria aperta; non voglio avere confini, muri, io sto bene solo all’aperto” e ne ha una visione molto personale dato che questa sua passione lo porta verso imprese quasi al limite del credibile: attraversare in 48 ore e in autonomia il Passo Akshayuk nell’Artico Canadese (ma la spedizione è durata 10 giorni) o vincere la Yukon Arctic Marathon (100 miglia attraverso i ghiacci). Insomma, uno che si iscrive alla Lavaredo Ultra Trail per allenarsi.

E chi meglio di lui può parlare di corsa? Ti aspettiamo con lui al Training Camp sul running a Livigno durante gli Adventure Awards Days.

Per fartelo conoscere meglio l’abbiamo intervistato. Se vuoi conoscerlo, vieni a Livigno. Facile, no?! :)

Quanto conta il fisico e quanto conta l’allenamento mentale in quello che fa?

Sicuramente “50 e 50”: ho visto gente con un fisico scarso fare delle cose incredibili e gente con il physique du rôle non riuscire a fare 100 metri. Poi, ovviamente, più si allunga la distanza e più la testa diventa rilevante. In una gara o nell’attraversamento un deserto puoi avere anche dieci crisi alternate a momenti di grande euforia e, se non sai gestirti con la testa, non vai da nessuna parte.

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Facendo imprese “estreme” come gestisci la solitudine che inevitabilmente si presenta per lunghi tratti di percorso?

A volte in gara è meglio stare da soli senza farsi influenzare dal passo o dalla cadenza di chi corre con te, ti permette di gestire meglio la gara. Ad esempio, se sei in salita magari non cammini solo per non mostrare debolezza, consumando però energie preziose, mentre se sei da solo fai un po’ “quel cazzo che ti pare” [e ride, nda]. :)

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Come pianifichi le tue spedizioni? Scegli posti che ti piacerebbe conoscere? La durezza della natura e le condizioni estreme in cui ti troverai sono importanti perché farla facile pare brutto, vero?

Scelgo i posti che mi piacerebbe vedere e, soprattutto, in quanti hanno già fatto l’impresa. Ad esempio, il deserto in Australia l’avranno fatto in 200 da nord, sud, est e ovest mentre l’isola di Baffin in inverno l’hanno fatta veramente in pochi. A breve partirò, verso fine agosto, ci trasferiremo in California per attraversare il deserto del Mojave in 48 ore e a chi mi chiede “ma non si potrebbe fare in dicembre?” rispondo “guarda, a dicembre si fa perché è fresco, è quando è brutta che si fa!”. [infatti tra luglio e agosto la temperatura media nel deserto del Mojave è di 49°C, nda] :)

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Avventure del genere non sono da tutti: pensi di essere più un supereroe, un pazzo o un mutante ninja che vuole conquistare il mondo?

Nessuna delle tre [ride], come ti dicevo penso di essere solo un appassionato. Qualsiasi ora passata in un posto, anche estremo, è sempre meglio che rimanere 10 minuti chiuso in un ufficio a fare qualcosa che non ti piace, quella è pazzia: stare seduti quando il nostro corpo è disegnato per correre.

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Il 27 luglio ci vedremo a Livigno per il training camp sul running agli Adventure Award, puoi darmi qualche anticipazione su cosa dirai?

Dipenderà da chi ci sarà. Se vorranno capire come fare per andare forte o se preferiranno imparare come correre. Spesso però le persone cercano qualcuno che gli insegni a capire come godersi “il momento, l’adesso, il singolo passo” anche nella corsa e, di conseguenza, nella vita di tutti i giorni. Li porterò a divertirsi.

Pensi di aver trovato i tuoi limiti?

Ah no, credo che nessuno abbia mai trovato davvero i suoi limiti.

Nelle spedizioni estreme, di cosa hai paura? In che modo convivi con il senso del pericolo?

In realtà sto attento ai pericoli ma non ho particolari paure. In fondo sei nella natura, fuori dal controllo totale a cui siamo abituati, e anche le paure assumono una dimensione diversa. Quando i miei amici mi fanno questa domanda, rispondo che in fondo sarebbe meglio morire in posti meravigliosi anziché in un letto d’ospedale. Sono le morti stupide che mi spaventano, quelle che succedono quando qualcuno beve e poi esce di strada con la macchina oppure – peggio – le malattie gravi.

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Il rischio fa parte delle spedizioni però le situazioni rischiose sono quelle che – alla fine – racconti sempre agli amici “oh, ma ti ricordi quando a Baffin correvamo sul lago ghiacciato a -50°C e ha iniziato a cedere? Ricordi che scaga!?”, mica i bei tramonti. [e ride di nuovo, nda] :)

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Per cosa ti stai allenando adesso?

A gennaio correremo la traversata del deserto della Patagonia nel punto più lungo. Ed è un deserto strano, ha grandi sbalzi termici, temperature impreviste, potrebbe anche piovere. Quindi non è solamente preparazione alla distanza ma anche alle condizioni atmosferiche imprevedibili, con una particolare attenzione al crossfit.

Cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a correre?

Semplice: correre. Se ti piace, lo fai e basta.

Fare le cose per gradi, senza voler strafare. Un consiglio pratico potrebbe essere di iscriversi a un corso di natural running [Stefano corre con New Balance Minimus] per imparare a correre. In fondo, per giocare a tennis vai dall’istruttutore, perché non farlo anche per la corsa per migliorarne la tecnica?

Ultima domanda, risposta secca: costume intero o bikini?

Perizoma e topless, sono pur sempre di Riccione eh! [e ride fragorosamente]

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(Tutte le immagini sono tratte da http://www.stefanogregoretti.com)

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Sandro Siviero (detto BIG): vive, lavora, scrive e corre in una località sconosciuta a tutti, localizzata dall'intelligence in una non meglio definita area nelle terre di Mordor. Big è una sorta di entità grigia che tutto vede e tutto controlla. Essere mitologico, ai collaboratori di RunLovers è concesso vederlo solo in occasione delle festività nazionali della Papuasia e solo in fermo immagine. Cioè mentre corre.
 Qua dentro è quello che decide chi vive e chi muore e, per questo, noi lo amiamo di un amore disinteressato e spontaneo.

3 COMMENTI

  1. Resti sempre affascinato da questi personaggi. Sai cosa manca spesso Sandro? Il capire come sono arrivati a quello che sono, ovvero il passaggio da quando anche loro (suppongo/spero) facevano fatica a chiudere i f0ttuti 5 km in 40 minuti.
    Secondo me sarebbe interessante capire come ci sono arrivati.

  2. Esatto. Adesso dal loro livello appare impossibile capire e confrontarsi e capire anche i propri limiti. Un appassionato di tennis anche se va 10 ore a lezione non diventa mc enroe..sembra ovvio ma se nel trail non si capiscono dinamiche di tempo alimentare e di impostazione di vita diventa solo social

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