Sospesi e (s)legati

Arrivi a Livigno – in un giorno che sembra tutt’altro che estivo, con un viaggio tra passi montani, pioggia e cime alpine ancora innaturalmente coperte dalla neve – e capisci che, anche se la vivi da quando sei nato e la maledici ogni volta che corri in salita (o benedici quando sei in discesa), la forza di gravità è un legame forte che ti tiene a terra e che, ancora di più, ti può legare alle esperienze, alle passioni, alle persone.
Ma non divaghiamo né, tantomeno, filosofeggiamo.
Arrivi, alzi gli occhi e vedi Damiano Zara degli Arceri della Slack camminare su una corda sospesa a più di dieci metri da terra. Un filo, il primo, quello dell’equilibrio.
Non c’è molta differenza tra correre sull’asfalto o su una corda: devi lottare con equilibri, appoggio, gravità e – soprattutto – avere una grande consapevolezza del tuo corpo e del modo in cui interagisce con lo spazio che gli è attorno.
Ok, camminare su un filo è molto più rischioso, estremo, te lo posso garantire. E lo garantiscono pure le mie mutande. :)
C’è poi un secondo filo, abbassando gli occhi. Quello orizzontale che ti dà la direzione. Come quello di Arianna che aiutò Teseo nel mitologico labirinto. Lo racconta Franco Michieli che, tanto per farti capire, è uno che fa attraversate estreme senza gps, bussola o orologio perché “è la meta a trovare te, sempre”. La fiducia e la simbiosi con la natura sono gli unici elementi che hanno valore per Franco e che lo aiutano nell’orientamento. Anche immersi nel whiteout islandese in cui hai come unico riferimento la direzione del vento che ti sbatte addosso per tutto il giorno.
Il terzo legame è quello che unisce le persone, come la corda di due alpinisti. Joe Simpson e Simon Yates, per essere precisi. E non mi riferisco a “La morte sospesa”, il libro (o il film) ma allo spettacolo teatrale “(S)legati” (slegati.wordpress.com) in cui Mattia Fabris e Jacopo Bicocchi, soli con una corda per due ore sul palco, raccontano la drammatica storia della scalata della Siula Grande in Perù.
Tre momenti diversissimi tra loro, superficialmente slegati, profondamente uniti.
E oggi sveglia prestissimo per andare a correre con Danilo Callegari.
Ma questa storia te la racconto domani.

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