Ritratto di un runner

Tempo di lettura: 3 minuti

C’è gente che come me, quando naviga nel web, è un po’ come quando corre: si perde.

Carissimi mancanti del senso dell’orientamento, internauti spaesati, io vi voglio bene e vi chiamo “fratelli”. Spesso finisco per aggirarmi nei cavi di qualche nazione dal nome impronunciabile, nelle reti di organizzazioni internazionali segrete, per poi risalire su qualche superficie di Google dove immancabilmente mi appare Albanesi come risultato delle mie ricerche a un qualsiasi argomento (a ognuno le sue croci).

In mezzo a tutto ciò, mi imbatto in cose che mi lasciano completamente esterrefatta (no, prima che me lo chiediate o lo supponiate, non sono i siti  porno di ultima generazione). Anzi, più che stupita vedo cose che mi toccano, così nel profondo, che poi l’unica cosa che riesco a fare alla fine è emettere un grande sospiro e guardarmi  la pelle d’oca che magicamente appare sulle braccia.

L’ultimo “pezzo” che mi ha scosso così tanto, è un video. È quello qui sopra, così potete decidere se vederlo direttamente o se preferite prima leggere i banali motivi per cui mi sono ritrovata come una quindicenne anni ’90 in prima linea al concerto dei Take That.

Non so quanto ve la caviate con l’inglese, ma in sostanza la pacata voce di quest’uomo, Grant Davis, lentamente ci racconta cose che già sappiamo (se siete dei runner) o che avrete già sentito migliaia di volte (se, vostra sfiga, vivete con dei runner senza esserlo).

Correre è un’esperienza primitiva in un certo senso, che riporta alle necessità elementari del corpo. Fa parte di quelle esperienze così fondamentali per l’essere umano, che anche quando proviamo a spiegarle o cerchiamo di parlarne, siamo destinati a fallire: semplicemente non ci riusciamo o non siamo in grado di renderle per ciò che realmente sono. Perché c’è un grado così intenso di quell’esperienza, di quella cosa che si chiama corsa, per cui le cui emozioni ci aiutano a resettare cuore e mente, riportandoci a quell’identità basilare della nostra vita.

Finito di vedere il video la prima volta, mi sono chiesta quanto fosse durato. Mi pareva pochissimo. Eh, insomma, 2’26”. Non proprio pochissimo se pensiamo che certe pubblicità inguardabili durano 30” e a noi ci pare siano il succo della prima serata in TV. Come ho fatto a non rendermene conto? Sì, ero molto concentrata sulle parole, ma di fatto è ciò che penso anche io della corsa, come immagino molti di voi. Non erano le parole, ma erano le immagini che mi avevano assorbito.

Io ero quel runner che correva neanche troppo sciolto. Ero quello che esce la mattina all’alba e osserva i colori del cielo. Che pensa a perché sta uscendo e immediatamente si visualizza l’obiettivo. Che soffia nel freddo gelido per vedere la nuvoletta di vapore uscire dalla bocca; che corre sopra un ponte mentre il sole piano piano illumina tutto, o sotto il sole d’estate, su per una collina in mezzo al grano, o giù per una discesa spaccagambe, dando le spalle ad un tramonto di fuoco. Quello che percorrendo una strada in mezzo al bosco non si cura di tenere il lato, ma alza la testa perché richiamato da chissà cosa su un albero o su nel cielo. Quello che corre con qualsiasi tempo, che non si ferma ma continua con il suo passo, perché ciò che sta facendo è un’esperienza talmente immersiva che si sente tutt’uno con quello che sta attraversando. Con i suoi occhi, con le sue gambe. E con il suo cuore.

Se siete dei runner, e ve lo state ancora chiedendo, questo è un vostro autoritratto.

Focus: Portrait of a Runner – Sony F55 from Sean Michael on Vimeo.

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7 COMMENTS

  1. “Neanche troppo sciolto”? Allora cosa dovrei dire io che neppure ho mai battuto il moribondo e sono anni e anni che corro, pardon arranco? :-))))))

    • Ehi Silvia, però scommetto che nel tuo “arrancare”, come scrivi, rivedi un po’ di questi pensieri … o no? ;) Onestamente io non penso mai che ci sia un runner migliore di un altro … cambiano i tempi, gli stili, ma lo spirito di sottofondo mi pare sia sempre questo. Ed è bellissimo.

  2. Bellissimo. Magari però avere a portata di piedi quei posti così meravigliosi e non le vie di Milano o delle nostre città inquinate e con pochi parchi e piste per correre…

    • proprio oggi ero a Milano e ho corso al Sempione. Pensavo a questo video e … guarda un po’ per un attimo non mi sono nemmeno accorta che ero finita in mezzo alle fèscionblogger che aspettavano la sfilata di Cavalli all’Arco della Pace. Come vedi, tutto è relativo, siamo noi che rendiamo speciali i posti. Perchè ci corriamo ;)

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