L’activity tracker più figo del mondo

Tempo di lettura: 3 minuti

Quando 3 anni fa apparvero i primi activity tracker bisognava prima di tutto spiegare di cosa si trattava e a cosa servivano: non erano orologi (nella forma) ma neanche braccialetti, o lo erano ma in maniera tecnicamente molto evoluta. Erano gli anni della Nike FuelBand, forse il primo activity tracker, e a nostro giudizio ancora il migliore.

Tutto era nuovo

Pure per noi erano una novità: la tecnologia aveva creato qualcosa che non esisteva, ma lo avremmo capito solo qualche tempo dopo: quell’oggetto da mettere al polso era (è) qualcosa a cui non solo posso chiedere che ora è, ma che mi conosce, che mi studia. Un assistente, molto modesto e discreto, che mi ricorda di muovermi se sto troppo fermo e che sa quanti passi ho fatto oggi e quante calorie ho bruciato.
Non ho mai avuto un rapporto così intimo con un oggetto da indossare, e non porto neanche anelli o altro. Insomma, quel “coso” è diventato personale come un orologio, come il mio cellulare.

Cosa scelgo?

Un giorno mi trovavo in un grande negozio di elettronica. Di fronte a un muro – letteralmente – di activity tracker. Uno di fianco all’altro, coloratissimi, ergonomicissimi, capaci di ogni miracolo. Li conosco quasi tutti, so bene o male a memoria cosa fa questo o quello, ma mi sono chiesto lo stesso “Ma uno che non sa nemmeno cosa sia un activity tracker, come fa a scegliere?”. In base al prezzo forse. O alla marca. O al colore. Gli activity tracker sono per molti versi l’iPod nel loro genere: strumenti che avvicinano il profano ad un certo mondo di consapevolezza del proprio corpo e dell’importanza del movimento e della cura del corpo. Chi ci si appassiona poi si compra un GPS, un cardiofrequenzimetro magari e si mette a far le cose sul serio. Ma loro no, loro sono oggetti amichevoli, che non è difficile imparare ad usare.
O almeno così erano.

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Una nicchia di mercato è diventata una terra di conquista

L’industria aveva creato una nicchia di mercato che prima non esisteva. Promettente e ricca di possibilità evolutive. In poco tempo questa nicchia si è arricchita di offerte: nuove aziende sono nate, aziende esistenti hanno fiutato l’affare e hanno sviluppato la loro ricetta. Qui su RunLovers abbiamo parlato ormai di decine di oggetti del genere. Decine, non scherzo. Dalla nostra prospettiva è facile arrivare al punto in cui ti chiedi se il mercato non si stia un po’ saturando o se, davvero, non sia difficile scegliere anche per chi conosce bene l’offerta. Quando ci chiedono cosa comprare noi stessi non sappiamo bene cosa dire. Ultima in ordine di tempo è giunta Microsoft con la sua Band: cosa la distingue dalle altre? Notifiche dei messaggi e degli appuntamenti, rilevatore di battito cardiaco, analisi del sonno.

Ritorno alle origini

Eppure io continuo a preferire la FuelBand. La uso sempre.  Non è la migliore, fa meno cose di tutte le altre, non ha il cardio, non ha notifiche, se ne sta sempre spenta se non schiacci il tasto. Non dico che la FuelBand sia proprio la migliore, dico che è l’archetipo degli activity tracker. Ha tutto quello che voglio e che mi serve. Purtroppo non la fanno più però, e in Italia non è nemmeno stata importata. Però nel suo schematismo funzionale per me è ancora modernissima.

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Come deve essere l’activity tracker perfetto

Questi oggetti sono nati per essere semplici ed elementari, e questo dovrebbero tornare ad essere. Come? Così:

  • Leggerezza e design stupefacente nell’essenzialità
  • Fare poche cose e farle bene, con affidabilità
  • Impermeabilità
  • Con una batteria che duri TANTO
  • Non disturbarmi mentre corro o lavoro: per le notifiche ho il cellulare o il computer, non voglio altre distrazioni
  • Non aver bisogno di istruzioni

Un oggetto del genere può essere estremamente sofisticato al suo interno: contiene accelerometri, barometri, giroscopi. Di tutto. Ma non mi interessa. Avere un display (necessariamente microscopico) su cui leggere un’altimetria o un battito cardiaco mi interessa un paio di volte all’anno. Se voglio approfondire queste questioni fammelo fare sul computer su cui scarico le letture del coso in questione. Ma non mi interessa saperlo ogni giorno. Ogni giorno mi interessa che mi dica che ore sono (più volte al giorno) e se mi sono mosso abbastanza. Deve motivarmi a fare qualcosa in più di ieri, non gli chiedo la mia cartella clinica.

Il sogno di ogni produttore

Ogni azienda sogna che il suo prodotto sia il prescelto. Che sia insostituibile per il consumatore. Il consumatore del resto ha solo due polsi, uno dei quali generalmente impegnato dall’orologio. All’altro magari non vuole una miniaturizzazione del proprio cellulare (che ha comunque sempre in tasca): vuole un qualcosa che faccia cose che l’orologio non fa. Ma poche, semplici cose.
Il mio activity tracker ideale è la Fuel Band che non verrà probabilmente mai prodotta. Neanche un’evoluzione dell’esistente, ma un semplice upgrade: impermeabile (ci vorrei anche nuotare) e capace di rilevare alcune attività diverse dal camminare o dal correre con precisione: andare in bici, per esempio. E voglio che continui a sembrare un semplice braccialetto però magico: che con un bottone si attiva e mi dice alcune cose. Non un orologio evoluto e nemmeno un cellulare castrato.
Esisterà mai un activity tracker del genere?

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

7 COMMENTI

  1. Io ho avuto il Polar loop che ho restituito dopo pochi giorni. Secondo me è di una inutilità disarmente ai fini di un allenamento serio e va bene solo per chi si fa qualche camminata e vuole vedere le lucine con scritto “Goal” per sentirsi appagato.

    • Infatti dipende da cosa ci vuoi fare. Se ti alleni e hai bisogno di letture fedeli di dati biometrici è chiaro che non sono lo strumento adatto. Ma non hanno nemmeno questa pretesa ;)

      • Per correre usavo il Polar RC3, il Loop lo usavo durante la giornata, ma oltre a contare i passi non fa praticamente nulla e non riesco a trovare un motivo utile per sapere quanti passi faccio in un giorno. Il discorso si estende anche agli altri oggettini simili. Gli unici che mi sembrano un po’ più utili son quelli che rivelano il battito senza fasce tipo quello nuovo di Microsoft o il Fitbit HR o Surge

  2. Dopo il Fitbit flex, sono passato a Garmin Vivofit. Ha esattamente le caratteristiche indicate nell’articolo. E ha la batteria che dura…. non so ancora quanto! Passano i mesi e ancora non mi spiego come quasi nessuno decanti a lettere carattere 72 quanto questo activity tracker, contrariamente agli altri che hanno una batteria che dura tra i 3 ed i 10 giorni massimo massimo, il Vivofit dura mesi, fino ad un anno. Non so ancora di preciso, so che lo possiedo da Maggio e oggi, 31 Ottobre, ancora non me ne sono occupato. Ed utilizza due pile da orologio, di quelle tonde, nulla di più, che da mesi mi scordo di comprare per quando, prima o poi, si scaricherà.

  3. Xiaomi MI Band penso che faccia al caso tuo… Io lo uso in abbinamento al Runtastic Orbit (che è meno preciso… ovvero conta troppi passi in più se confrontato con Mi Band e Contapassi iPhone 6, però ha la comoda funzione di orologio, conta calorie, minuti di attività… e mi segnala ogni ora, se lo voglio, che devo muovermi per non stare troppo “inattivo”…) e ti assicuro che ha una durata batteria eccezionale, fa tantissime cose e lo gestisci benissimo con l’app su iPhone.

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