La fascite plantare

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C’è una frase che suscita fra i runner compassione, partecipazione, terrore: “Ho la fascite plantare”. Se ti capiterà (o ti è capitato di averla) sai a cosa ci riferiamo: quel misto di pietà umana e “Eh, ti capisco” che si dipinge sul volto di quello a cui l’hai detta. La fascite plantare è una brutta bestia che affligge molti runner.

Cos’è e a cosa è dovuta

Immagina che il tuo piede sia come un violino: le sue corde debitamente accordate ti permetteranno di suonarlo divinamente (se sei Uto Ughi). Se però le tiri troppo suoneranno male, fino addirittura a sfibrarsi e a lacerarsi.
“Fascite” indica un’infiammazione: il fascio plantare è una fascia di fibre che unisce il calcagno con la punta delle dita del piede. Corre lungo tutta la pianta del piede e quando si infiamma provoca dolori più o meno insopportabili. La sua funzione è quella di trasmettere il movimento e il carico lungo il piede, per permettere lo stacco da terra: è fatto per contrarsi e dilatarsi: nella fase di contrazione si carica, in quella di dilatazione si scarica, rilasciando a terra l’energia che fa spiccare il passo.

Fascite_plantare

Perché si infiamma? Le cause sono molteplici, ma portano tutte invariabilmente ad uno sfibramento della fascia e alla conseguente infiammazione:

  • Eccessivo peso del runner
  • Eccessiva pronazione
  • Scarso allenamento, debolezza dei muscoli del piede e conseguente sovraccarico della fascia plantare
  • Scarpe inadeguate (troppo strette o troppo larghe)
  • Funzionamento biomeccanico squilibrato del sistema motorio, che causa sovraccarichi in zone che non sono progettate per sopportarli (per esempio impostazioni di corsa scorretta, polpacci troppo deboli debolezza del tendine di Achille ecc.)
  • Corsa quasi esclusiva su superfici dure (asfalto)
  • Eccessivo uso del piede: esatto, correre troppo può causarti una bella infiammazione
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Come ti accorgi di avere una fascite plantare

Beh, è molto semplice: ti fa un male cane il piede, specie quando lo appoggi a terra o facendo le scale. Hai male alla pianta del piede, come se ti ci avessero piantato degli spilli. In genere il dolore si origina nella zona del calcagno per poi progredire verso le dita del piede. Ti fa male quando corri ma inspiegabilmente più corri meno ti fa male (in verità il fascio plantare nell’allenamento si distende e si “rilassa”, per poi tornare a dolere dopo) e ti fa male quando appoggi i piedi appena sveglio al mattino (durante la notte le dita si piegano all’ingiù e la fascia si contrae. Al risveglio viene tirata improvvisamente e tu vedi tante stelline, o uccellini, dipende).

Come si cura?

Trattandosi di un’infiammazione, il consiglio fondamentale è: riposo. Per guarire naturalmente (solo col riposo) ci possono volere un mese o anche 6 mesi. A volte anche un anno, nei casi più gravi.
Se vuoi accelerare il recupero puoi provare anche:

  • A fare stretching (allungando il piede tenendoti le dita, oppure passando sulla pianta una pallina da tennis)
  • Ghiaccio: per lenire il dolore il vecchio metodo funziona sempre (ma lo lenisce solo, non lo cura)
  • Plantari: spesso risolutivi per correggere la postura, necessitano di un bravo specialista per essere personalizzati
  • Farmaci antinfiammatori
  • Cortisone: funziona ma può indebolire le fibre specie all’attacco col calcagno
  • Taping terapeutico
  • Terapie: ultrasuoni o processi che stimolino la capillarizzazione e quindi la produzione di nuovi tessuti
  • Chirurgia: il fascio plantare viene “disteso” e scaricato chirurgicamente. Da praticare solo in casi estremi e quando il dolore sia recidivo e ogni altra cura non risolutiva.
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 Ascolta lo zio

Sai che ci piace sempre darti un consiglio amichevole. In questo caso sono due, ma importanti. Se hai dolori del genere prima di tutto NON CORRERE. Riposati e ascolta il tuo corpo. Se passano, meglio. Riprendi con cautela e gradualmente a correre. Se non passano, consulta uno specialista e concorda con lui la terapia più adatta al tuo caso.
Correre è troppo bello per rovinarsi il gusto di farlo… correndo.

(Photo Credits: Hendrik Callens)

 

 

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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