La corsa è sofferenza?

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La nostra cultura tende a rimuovere il concetto di dolore. Ciò che ce lo ricorda costantemente non è semplicemente tollerabile.
Il dolore, fra le paure dell’uomo, è percepito come uno stato di sofferenza che a volte precede un epilogo tragico. Non in tutti i casi fortunatamente, ma le morti che più ci fanno paura sono proprio quelle precedute dalla malattia e dal dolore.

La fuga dal dolore

Tutta la vita dell’uomo contemporaneo è basata sulla fuga dal dolore: le comodità, i lussi, l’analgesico se hai mal di testa. Soffrire è così antimoderno e pochissimo apprezzato.
Non che sia moralmente più corretto soffrire. La morale non c’entra niente. Qui parliamo di natura. Hai un corpo che ti porta ovunque ma che può rompersi e farti male.

Non solo sofferenza: anche divertimento

La corsa ti fa soffrire: fai fatica, i muscoli ti fanno male, a volte ti infortuni. E lo sai: sono cose che metti in conto. In ogni sport, in ogni attività fisica che pratichi c’è il rischio che tu ti faccia del male o che, quanto meno, tu ti senta poi spossato e sfiancato.
Ma è proprio questa cansapevolezza che ti riavvicina alla tua vera natura umana. E non solo: te lo fa fare in maniera consapevole. Quella sofferenza e quel dolore sono prevedibili e previsti, non arrivano come una malattia, inaspettati e odiosi.

Umano, dopo tutto

Sei consapevolmente umano e ti abitui così a superare meglio certe situazioni di sconforto: dalla corsa forsennata per prendere un tram (che lascerebbe stordite molte persone non allenate) alla gestione di dolori più grandi, prevedibili o meno.
Allontanarsi dalla condizione umana ti porta infatti a soffrire di più nel lungo periodo: perdi l’abitudine a gestire lo sconforto o anche più semplicemente il disagio.

La gestione del disagio

Disagio per una giornata storta, disagio perché le cose non vanno come dovrebbero. Correndo sai che le cose possono andare bene o male, e dipende solo da te. Un giorno corri malissimo e pazienza. Un giorno hai poche forze e decidi di amministrarle con saggezza. Altri giorni le amministri malissimo. Proprio come nella vita, solo che se pensi che ci sia sempre una rete di protezione non imparerai mai a gestirle. Se pensi e sai invece che tutto dipende da te (come sempre, ma correndo ti rendi conti inequivocabilmente che davvero tutto dipende da te) allora riesci meglio a gestire i dritti e i rovesci che ti capitano. Anzi, inizi ad assecondarli o a capire che non sono tutte tragedie, ma che anche nelle avversità ci sono opportunità, come ti insegna lo zen.

(Photo credits from Flickr by Alex Abian)

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