La chimica della corsa e della coppia

Tempo di lettura: 3 minutiMi sono sempre abbastanza sbeffeggiata delle mie amiche fidanzate/sposate e dei loro litigi con i fidanzati/mariti. Come al solito quell’atteggiamento da bulletta indipendente di provincia mi ha sempre aiutato parecchio a ridermela assai, in particolare ogni volta che mi raccontavano di mariti che preferivano la mountain bike alla casa, sessioni esasperanti di allenamenti da Full Metal Jacket piuttosto che tempo speso insieme (magari facendo la spesa).

“Ridi, ridi che la mamma ha fatto i gnocchi” mi avrebbero detto un giorno (frase che tra l’altro, alla veneranda età di 33 anni, ancora non ho capito che senso abbia, nonostante sia andata a cercarla anche su qualche Yahoo Answer o Portale dei detti del caso).

Ora, dovete sapere che non da molto ho iniziato a convivere. Colui che ha deciso di intraprendere una scelta così ardita NON è un runner. Nonostante tutto, ciò non può evitare un simpatico siparietto, che fa sì che tutte le conversazioni con i miei conoscenti ormai siano destinate ad essere impostate su 2 domande fondamentali:

A me: “Allora, quand’è che corri la maratona di New York?”
A lui:“Ah, ma quindi sei un runner anche tu? Chissà come vai forte!”

Nein, Damen und Herren. Se volete ci proviamo con i numeri in colore a spiegare la genetica, ma il povero cristo che decide di stare con una runner, NON per forza deve essere un runner. Nemmeno uno di quelli sulla distanza breve “divano-bagno”.

Anzi, all’apice di una (specie) di litigio ha esclamato una cosa che…

quasi non riesco a riportare. […] Ok. Ci provo. Ha urlato:

“Tu devi capire che non me ne frega un cacchio della corsa!”.

(Tututututu….)

Non eravamo al telefono, ma uno di fronte all’altro e la mia faccia ha espresso metaforicamente quel “Tututututu” con una meravigliosa espressione. Prima o poi inizierò a farmi dei selfie così capirete meglio lo sgomento del mio stato d’animo quando affiorano queste espressioni sul mio viso bianco pallido.

 

O tu, profeta, che un giorno dicesti: “Gli opposti si attraggono”. Io, oggi, nel 2014, ci terrei a completare ed arricchire il tuo detto con 3 parole: “li mortacci tua…”

Mettiamola così: voi propagate al mondo intero il vostro amore per la corsa. Vi prodigate per far correre bipedi di qualsiasi età, tripedi, quadrupedi e volendo anche qualche rettile. Conturbate le conversazioni con “la qualunque”  parlando di corsa. Di runner. E di eventi che implicano una corsa.

Professate che quella roba lì vi rende felici e scassate le palle alle 6.30 di mattina perché “state male” se non iniziate la giornata con una bella corsa.

 

Poi incontrate una personcina che sì, accetta il fatto che siete un po’ pesantucci in termini di sportività/agonismo ma vi vuole tanto-tanto bene. Si trovano degli equilibri di coppia, che poi in realtà sono frutto di continue rotture, ricostruzioni e assestamenti, un po’ come il manto terrestre. Perché alla fine i rapporti sono un pochino così, in moto perpetuo. Quindi si passa alla fase di equilibrio pura: “Va bene, allora io vado a correre, mentre tu vai in bici, okay?” o “Sì aspetta un attimo, allora tu per quanto ti alleni? Ok, allora la pasta io la butto giù per le 13.15”. E via discorrendo. Questioni di tempi e savoir-faire, ovvio.

 

Poi, mentre le trombe squillano, aprendo le porte del vostro rientro in casa dopo che vi siete sparati un decino chilometrico a colazione o una mezza maratona come aperitivo, vi apprestate ad annunciare alla vostra dolce metà che ebbene sì: avete deciso che siete pronti/e per la prossima vostra nuova avventura di corsa. Che al momento siete praticamente dei cessi ambulanti causa sovraccarico di allenamento e dolori incredibili, ma sapete che le vostre prossime vacanze saranno dove potrete conquistare di corsa nuove strade. E alla faccia degli equilibri, provate a spiegare razionalmente alla personcina a modo che vi risponderà (vedi sopra, non posso scriverlo di nuovo).

D’altronde è tutta una questione di movimento in bilico. La corsa. La coppia. Probabilmente entrambe.

 

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Anne Zannoni
Annalisa Zannoni (detta Anne): lo sguardo che pietrifica, la voce che stordisce, i tentacoli che stritolano. Sono tutte caratteristiche...che non le appartengono. I tentacoli forse ma non ho mai guardato troppo bene. Anne vive in vari posti, basta che si trovino tutti sulla linea di partenza di una maratona qualsiasi. Di professione fa l'ottimista. Ha da tempo iniziato il suo processo di trasformazione in donna bionica, sostituendo con delle protesi fatte di sushi le articolazioni infortunate. E' a buon punto ma ultimamente si è fermata sul processo di bionicizzazione delle caviglie dove è richiesto del wasabi aggiuntivo. Presto però sarà ultimata e allora il suo progetto di conquista del mondo potrà continuare. E noi la seguiremo come in quel quadro dove c'era la libertà con le poppe di fuori (che però è di schiena e quindi tutti corrono per vedere cosa c'è davanti), anche se Anne è più pudica.

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5 COMMENTS

  1. sto da 3 mesi con una ragazza, pigra non renderebbe l’idea. All’inizio lei mi ha detto, “tu mi piaci ma non giocare con me”, io le ho risposto: ” tu mi piaci, ma non rompere il ca##o che vado a correre troppo spesso, devo preparare la maratona di Roma”. Stiamo decidendo per il capodanno all’estero, e si sto controllando la capitale europea in cui ci sia una garetta da 10 km, oh per me il 31 dicembre ormai è il giorno della WeRunRome, e si sa che chi corre a capodanno poi ha endorfine tutto l’anno! ah per la cronaca la sveglia alle 6 di mattina per correre lei la vede come una malattia mentale, e non è ancora a conoscenza della mia ricerca per capodanno!

    • Ciao Matteo! In realtà alla fine quello che volevo dire è che un compromesso lo si trova sempre, perché quando ci si vuole bene poi si finisce di accettare di farsi coinvolgere gli uni nelle follie degli altri. Non vuol dire portare l’altra persona a correre, vuol dire semplicemente riuscire a condividere insieme anche solo da spettatori una cosa a cui tu proprio non puoi rinunciare perché fa parte di te :) [in realtà ho la fortuna di avere una controparte comunque iperattiva, forse più di me!]

  2. vero, ma per esperienza anche stare con uno che corre non e’ semplice…in quel caso o ci si riduce a parlare solo e sempre di corsa, o ad iniziare ad allenarsi insieme..naturalmente lui e’ insofferente perche’ veloce…ma il punto di non ritorno e’ stato quando appena svegli la prima cosa che mi chiedeva era: vai a correre oggi…un paio di mesi cosi’ ed era riuscito a farmi odiare la corsa. a quel punto l’ho mollato, e dopo che mi sono ripigliata ho iniziato ad andare piu’ forte, piu’ contenta e piu’ rilassata. forse e’ meglio qualcuno che non ci capisce, ma che rispetta le nostre passioni.

    • Ah Paola, hai colto perfettamente il segno! Ho sempre pensato che sarei dovuta stare con un runner perchè mi capisse e invece … : una persona diversa da noi, magari anche sportiva, certo, è molto più compatibile di una persona uguale a noi. Mi ci è voluto un po’ a capirlo, ma le tue parole confermano la mia esperienza, grazie per averlo scritto!!!

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