Gli invincibili runner

Tempo di lettura: 3 minutiTanto per cambiare, sono ferma per infortunio.

Sì, di nuovo.

Sì, sono una merdaccia lo so.

Sì, forse il running non è proprio l’ottimale per me.

Sì, se volete vado anche a Lourdes a farmi benedire, ma la Madonna ha già anticipato a mia nonna Gemma (che tra l’altro, sgrana rosari a più non posso per me) che son fatta così un po’ … “storta” e non ci si può fare granché.

Non mi dilungo sul tipo d’infortunio, non è rilevante, quello che m’interessa è che questo genere di cose sono all’ordine del giorno tra chi corre. Penso che in realtà sia all’ordine del giorno un intoppo nei propri allenamenti per un qualsiasi sportivo, come lo sia nella vita di tutti i giorni di una persona comune.

C’è una cosa di cui però da un po’ di tempo non mi capacito. Quando lo sport lo pratichi, lo vivi quotidianamente, ti cresce dentro un sentimento che va a lenire anche gli infortuni più fastidiosi e deprimenti. Non intendo un miracolo, perché come anticipavo, se uno si trova fatto in un certo modo impara a conviverci con certe cose, e sa che difficilmente si cambia madre natura.

Lo scorso fine settimana c’erano parecchi runner di mia conoscenza a piede libero, impegnati tra mezze maratone e maratone. Normalmente, soprattutto se si è “amici” oltre che appassionati di questo sport, è buona usanza farsi gli in bocca al lupo pre gara.

Sta di fatto che venerdì mi sono ritrovata al telefono con una cara amica/collega, a parlare della sua imminente maratona, che avrebbe affrontato la domenica. Una corsa che veniva dopo un periodo d’infortunio anche per lei e sulla quale entrambe puntavamo molto (beh, io ci avevo messo in palio una cena che avrebbe fatto il suo miglior tempo, ma voglio dire, diamo un risvolto pratico a tutti questi incitamenti). Parlando di preparativi, aspettative e “visualizzazioni” della gara, mi sono ritrovata con gli occhi parecchio lucidi (ok, diciamo che ho visto spuntare all’orizzonte mani fazzoletto-munite per evitare imbarazzanti occhi a Pierrot).

Perché mi stavo commuovendo, per dio? In fondo ero in un treno, alla volta di un week end fantastico, (ormai avevo accettato anche che non avrei potuto correre la domenica i miei 30k di preparazione maratona) e diavolo, stavo parlando di running e non dell’ultimo necrologico visto, e manco avevo la scusa della sindrome premestruale, che devo dire torna sempre comoda all’occorrenza per giustificare imbarazzanti momenti. (ragazzi, questo ricordatevelo, ma tenetevelo per voi – please)

Durante quella conversazione, ributtando giù più di una volta il malloppo che avevo in gola, pensavo a tutto ciò che avevo provato io non troppi mesi fa in una simile condizione e mi continuavo a dire: “Sei ferma per l’ennesima volta, non sai nemmeno se correrai la maratona che vorresti, e ti stai commuovendo per la corsa di una tua amica?”

Sissignore. Mentre parlavamo insieme di quello che sarebbe venuto, io le dicevo che avrei corso mentalmente insieme a lei. Ogni singolo passo. Perché per me di fatto era già come essere lì. Pensavo che sì, alla fine ero ferma, ma c’era qualcuno che quella domenica poteva correre e correva anche per me.

E quando realizzi quell’esatta sensazione, capisci che essere un runner, non vuol dire chilometri, né gare, né velocità. Perché a volte ci lasciamo trasportare dall’entusiasmo del tempo e della competizione, è essenza viva del nostro correre, ma in fondo quello che viviamo è molto più simile di quanto pensiamo ed è così grande, che quasi ci fa esplodere il cuore se solo lo proviamo a realizzarlo emotivamente.

Credo che in fondo siamo runner, ci spariamo fatiche che agli occhi degli altri spesso sono indecifrabili, difficilmente ci fermiamo di fronte agli ostacoli; ma siamo invincibili nel momento esatto in cui accettiamo di scoprirci anche un po’ più fragili di quello che pensavamo, perchè alla fine la corsa non è che la pratichiamo: la viviamo.

Tu chiamale, se vuoi, emozioni.

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7 COMMENTS

  1. solo per dire che capisco. fino troppo bene. e domenica vado a fare i miei 21+ (cioe’ dai 21 in su) in preparazione del 6 aprile.

  2. Metà febbraio: Giulietta & Romeo half sfumata, infortunio a sei giorni dalla gara. La domenica mattina alle 6 sono comunque in pullman con un bel po’ di amici e conoscenti, direzione Verona. Una lacrima alla partenza, salutando i runner che affrontavano la corsa, molte più lacrime al traguardo, per l’emozione di vederli tagliare il traguardo, chi felice, chi stremato, chi commosso a sua volta.
    Runlovers: anche quando sei spettatore in qualche modo partecipi. :)

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