Corro per cogliere l’istante in cui la luce cede il passo alle tenebre

Quante volte ti hanno chiesto perché corri, spesso con aria sufficiente o incredula, come se stessero chiedendo a un fachiro perché usa stendersi su un letto di chiodi? In fondo non camminiamo su braci ardenti e non facciamo niente di così strano, anzi, facciamo quella cosa che i bambini imparano a fare subito dopo aver imparato a camminare: scappare di corsa dai loro genitori!
Se sei stufo di rispondere con un puntuale elenco di motivi quasi a doverti giustificare di chissachè allora puoi utilizzare una nuova risposta, ma per saperla leggi prima queste poche righe. E guarda le foto.

Una corsa verso

Oggi sono uscito di casa per correre. Eran già le 18, il sole stava ormai tramontando. Volevo vedere di che rosso avrebbe dipinto il cielo e lo volevo vedere sull’Adige, distante qualche km. Non mi importava di vedere il sole inghiottito all’orizzonte, mi bastava quel bagliore giallo/rosa/rosso/nero/assenza di luce. Ero in ritardo e pochi minuti in più mi avrebbero fatto arrivare sul posto già col buio. Volevo la luce, quella luce, anche per pochi minuti.

Ho accelerato.

I Radiohead suonavano questa. Sono arrivato sotto l’argine e ho visto gli ultimi bagliori del sole esplodere lontani esattamente quando nelle mie orecchie sentivo questo.

Ho continuato a correre e gli occhi mi si sono bagnati. Non piangevo, ero solo sorridente, sorpreso e contento per la coincidenza. Uno stato di grazia. Grazie sole, che mi hai aspettato.

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La notte stende il suo manto

Ho corso un po’ sull’argine. La strada sterrata era sempre meno visibile, dovevo stare più attento a dove mettevo i piedi. Mi sono fermato. Ho guardato l’argine opposto, ho fatto una foto (questa qui sopra) e riguardandola mi sono reso conto che da un lato c’era l’ultima luce  e dall’altro la prima tenebra. La notte si stava stendendo sulla terra come una coperta e lo stavo vedendo. Letteralmente e precisamente ho visto l’istante esatto in cui il dì cede il passo alla notte.

Sopra la linea dell’orizzonte

La linea dell’orizzonte è già un riferimento fondamentale per l’uomo: indica un confine e un oltre. È il margine visibile del mondo e oltre quello continua, curvandosi. Ma sopra quella linea ce n’era una mai vista e un gasdotto aereo me la stava indicando: la linea che separava il colore caldo del sole morente da quello freddo del cielo notturno. Questa.

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Il buio e l’illuminazione

C’era buio ormai. Ho ripreso la strada di casa. Gli occhi si sono abituati all’oscurità e intanto rimuginavo su queste straordinarie immagini. Ma gli occhi acuivano la vista per individuare gli ostacoli e non hanno potuto non registrare un’ombra che mi seguiva. Non c’era sole, non c’erano lampioni: cosa poteva generare quell’ombra? Ho guardato in direzione opposta e ho visto la luna, nemmeno piena ma così bianca da illuminarmi la strada e da creare pure ombre. La mia ombra al buio.

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Quindi

Ho pensato che non credo alla fortuna e alla sfortuna. Forse non credo nemmeno al caso o al destino e comunque non c’entra. Ho pensato che ero però fortunato a poter vedere certe cose – semplici forse ma molto potenti – e a farlo correndo. Anzi: perché correvo. Perché avevo scelto quella strada e avevo voluto arrivare proprio lì. E c’ero arrivato ed ero stato premiato.
Conta lo stato d’animo con cui accogli ciò che fai. E conta che solo la corsa ti può insegnare l’attesa, lo stupore, la scelta che compi nella mente e che realizzi con le tue gambe e i tuoi polmoni. Sei solo tu e le scoperte che fai.

La prossima volta che ti chiedono perché corri quindi rispondigli che vuoi cogliere l’istante in cui la luce cede il passo alle tenebre. Vuoi capire dove finisce il dì e comincia la notte.
Alcuni capiranno e sorrideranno senza dire niente.
Altri ti prenderanno per pazzo e si allontaneranno.
Comunque avrai ottenuto quel che volevi: rivelare con una frase che il vero motivo per cui lo fai è intimo, inspiegabile e unico.

 

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Martino Pietropoli (detto Tino Mar): la creatura Tino Mar, risultato di un esperimento riuscito non troppo bene, ha un suo laboratorio, ovviamente segreto, dal quale escono i progetti più disparati. L'importante è che siano barefoot. Appare come un tranquillo e serio professionista ma quando vede una scarpa a drop 0 perde il controllo ed esce a provarla correndo per strada. Prima però ha l'accortezza di annunciarlo su twitter. Condivide con BIG la possibilità di correre in fermo immagine ed è per questo l'altra faccia della stessa medaglia.

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