Come scomparire

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Questa originale riflessione sulla corsa e sugli effetti che provoca sulla mente (più che sul corpo) ci è giunta da una persona che si è sempre occupata dello studio del pensiero. Le conclusioni che trae però sono inaspettatamente fisiche, e si riflettono ovviamente anche sulla mente. 

Quando passi la vita intera sprofondato nel pensiero, che tu lo voglia o meno, tendi a dimenticarti del tuo corpo. Non è che non ci pensi più, ma appunto “ci pensi”, anche il corpo, cioè, diventa un oggetto di pensiero e, ovviamente, anche di preoccupazione, quando lo senti cadere a pezzi.

Riappropriarsi di un istinto naturale

Arriva un giorno, però, che ti trovi in mezzo a un parco e corri, corri, sentendo i polmoni che scoppiano. Sei immerso tra la gente. Vedi manager e ambulanti, mamme e bambini, anziani e innamorati che sono sempre gli stessi, ridono, parlano, discutono, questuano, amoreggiano, leggono il giornale, ma tutti sono diventati solo uno sfondo. Qualcosa è cambiato. Loro ci sono ancora; sei tu che non ci sei più, perché sei completamente sprofondato in te stesso, sei le tue gambe, il tuo ritmo cardiaco, il tuo sudore, il tuo respiro: sei la corsa.

Verso l’origine di noi stessi

Correre non è più un esercizio, un modo per stare in forma; e non è nemmeno una sfida con gli altri o con te stesso: diventa una meditazione, uno svuotamento del cervello da ogni pensiero e un ascolto, un esercizio di attenzione rivolto verso se stessi.
Nella corsa, almeno per quella che è la mia esperienza, non c’è più nessuna contrapposizione tra il pensiero e il corpo. C’è solamente la scansione di un ritmo profondo che precede tanto l’uno quanto l’altro. La corsa è la cadenza perfetta di un ritmo originario.

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Forse, non ci avevi mai pensato. E forse da oggi incomincerai a pensarci. Ma non si tratta di pensare. Un giorno, senza accorgertene, lo capirai. La corsa ti avrà illuminato e capirai che non c’era nulla da capire. Quel giorno, tutto resterà uguale ma sarà anche completamente diverso. Ti basterà correre fino alla fine e, forse, anche oltre.

Federico Ferrari

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